Quanti si sono appassionati a Black Mirror con paura e sospetto, intimoriti dalla possibilità un giorno di vivere nel futuro ipertecnologico raccontato dalla serie?

La sua narrazione distopica-antologica continua a mietere vittime tra appassionati e reticenti. Il vero successo di Charlie Brooker è stato quello di diventare virale parlando di ciò che è virale, con un mix di web e tecnologia che si immerge in racconti non lontani dal mondo attuale. In attesa di scoprire cosa ci riserverà la sesta stagione, vi raccontiamo alcune incredibili somiglianze tra sogno e realtà.

Il mito dell’immortalità

Nel primo episodio della seconda stagione di Black Mirror, “Be right back” (“Torna da me”) si parla di immortalità digitale attraverso la storia della giovane coppia composta dai protagonisti Martha e Ash. Una previsione che si è successivamente concretizzata nel 2015 con l’app Replika, il chatbot creato dalla start-upper russa Eugenia Kuyda.

In seguito alla morte del suo migliore amico, Eugenia ha creato l’intelligenza artificiale @Roman – dal nome del defunto –, una valvola di sfogo con lo scopo di superare il dolore della perdita.

Successivamente, dopo aver ideato alcuni chatbot che, simulando il dialogo umano, si limitavano a fornire consigli sul ristorante migliore, l’anno successivo Eugenia ha cambiato obiettivo: ha ricreato la personalità di un utente analizzandone l’espressione digitale. Da @Roman è nato allora il progetto di Replika, un’applicazione Android e iOS capace di ascoltare l’utente e interpretarne i sentimenti. Il chatbot è, infatti, in grado di provare empatia grazie al deep learning sequence-to-sequence che sfrutta reti neurali e trascrizioni di discorsi tra persone per imparare a pensare come un essere umano.

Nexa Center

Ma non è finita qui. Di digital death e desiderio di riportare in vita i propri cari si parla anche in Italia con le tante riflessioni riversate sui social network ed esperimenti come il Nexa Center, la struttura che all’interno del Politecnico di Torino si occupa di ricerca nei campi di internet e società. Alcuni studenti torinesi (Dalila Pasquali, Pietro Civalleri, Luca Pellegrino, Assunta Maisto ed Emmanuel Christophe) della magistrale di “Ingegneria del cinema e dei mezzi di comunicazione” dell’istituto, guidati dalla professoressa Sara Monaci, hanno partecipato a un progetto nell’ambito dell’esame universitario di Future Storytelling con l’obiettivo di creare una campagna social.

Così hanno creato un dialogo, un podcast a due voci ambientato all’interno di un bar di cui sono protagonisti la creazione romanzesca di Lev Tolstoj, Anna Karenina, e un altrettanto fittizio Takeshi Tetsuja, personificazioni rispettivamente del ricordo e dell’immortalità. I due personaggi conducono una meta-narrazione sulla Digital Death (la morte digitale, ndr) per esorcizzare la morte stessa.

La copia della mente

In “White Christmas” (“Bianco Natale”), speciale uscito a fine della seconda stagione di Black Mirror, si parla di mind uploading, la copia della mente. Il complesso episodio si articola in più flashback tra cui spicca quello che ha come protagonista Greta, cavia di un’operazione chirurgica durante la quale vive un’esperienza extracorporea. La donna si ritrova miniaturizzata in un chip e inserita all’interno di un piccolo congegno elettronico sistemato dentro casa. È un cookie, una copia digitale della sua coscienza ottenuta attraverso un microchip impiantato chirurgicamente nel cervello. Il suo compito è quello di gestire la smart house della vera Greta che può godere così dei vantaggi. Avendo dentro di sé ricordi, emozioni e abitudini della persona da cui è stato estratto, il cookie è in grado di controllare le funzioni della casa secondo le preferenze del cliente.

Un processo simile, che a oggi sembra eccessivamente futuristico, non è così impensabile. A Pavia, infatti, il team di Egidio D’Angelo composto da neurologi e ingegneri informatici lavora alla ricostruzione del circuito del cervelletto umano attraverso la creazione di un sistema artificiale inserito all’interno di un robot, Nao, che – sviluppato dai ricercatori Alberto Antonietti e Alice Geminiani del Politecnico di Milano – è il primo umanoide dotato di un cervelletto artificiale, capace di sviluppare riflessi pronti, apprendere dall’interazione con l’ambiente e reagire agli stimoli esterni. È capace, per esempio, di ripararsi con uno scudo, chiudere di riflesso le palpebre, coordinare occhi e testa, manipolare oggetti e superare perturbazioni esterne come spinte o trattenute. Il cervelletto artificiale di cui è stato dotato Nao è un semplice codice di controllo che gira su un computer mimando la funzione dei diversi tipi di cellule che compongono il cervelletto del topo: un impressionante esperimento che sembra alludere ad altri sviluppi futuri alla “White Christmas”.

Black Mirror: un uomo seduto ad n tavolo da cucina con le mani appoggiate e aperte osserva un uovo

Amore controllato

In Black Mirror, Amy e Frank riescono a suggellare il proprio amore alla fine di un percorso lungo e tortuoso.

La loro vita è controllata da un sistema chiamato “Coach” che gestisce tutte le relazioni d’amore accoppiando le persone e definendo per quanto tempo devono stare insieme. L’obiettivo? Cercare di trovare l’anima gemella degli utenti attraverso un complesso algoritmo, assicurando loro una percentuale di successo del 99,8%.

Succede in “Hang the DJ”, episodio della quarta stagione, e nel mondo televisivo italiano. L’esperimento psico-sociale di “Matrimonio a prima vista” (la cui serie italiana in onda su Sky per le prime tre stagioni e su real Time per l’ultima, ispirato all’originale americana) non si discosta molto dalla storia di “Black Mirror”. Uno psicologo, un sociologo e una sessuologa scelgono sei pretendenti sposi formando tre coppie pronte ad andare all’altare al buio. Si conosceranno solo al loro matrimonio e, dopo un mese di convivenza, decideranno se lasciarsi o continuare il sogno d’amore.

Non sono da meno, poi, le app dating disponibili per smartphone. Oltre alle più note Tinder e Meetic, originali sono le numerose piattaforme social che utilizzano criteri di affinità tra i più disparati. Così, OkCupid è l’app ideale per una relazione duratura, Taffy decide di non puntare sull’estetica eliminando le foto, Crown fa incontrare i possibili innamorati solo dopo il superamento di alcune prove, Dig fa incontrare gli amanti dei cani, Tastebuds della musica, Hater i misantropi, e così via.

L’ elenco completo sul sito di Fox Life

Black mirror: Una coppia seduta ad un tavolo di ristorante, rotondo, con ciascuno davanti un piatto di pasta un bicchiere di vino bianco e una lampada rossa a centro tavola, stanno sorridendosi e chiacchierano

Vita da microchip

Il chip è un elemento più volte presente negli episodi della serie. Da “The entire history of you” (“Ricordi pericolosi”) della prima stagione in cui i protagonisti vivono con un grain impiantato nell’orecchio che permette loro di rivedere tutto quello che vivono, a “Playtest” (“Giochi pericolosi”) che nella seconda stagione racconta della sfortunata sorte di un tester di videogame in realtà aumentata; fino ad “Arkangel” e “Black museum”, episodi della quarta stagione che parlano del controllo sulle persone rispettivamente tra genitori-figli e vittima-carnefice.

Non siamo molto lontani da “Neuralink”, la società impegnata nel campo della ricerca tecnologica applicata alla neuroscienza sviluppata da Elon Musk che ha ideato il “computer craniale”, un reale ibrido uomo-macchina realizzato grazie ad alcuni dispositivi. Questi sono pensati per essere impiantati nelle persone paralizzate permettendo loro di usare computer e smartphone. In più, “Neuralink” ha sviluppato un chip, “N1 sensor”, capace di leggere, ripulire e amplificare i segnali neuronali in modo efficace. L’obiettivo è quello di trasmettere i dati tramite tecnologia wireless ancora in corso d’opera.

Previous articleUna camera da…incubo!
Next articleSweeney Todd, il Diabolico Barbiere di Fleet Street
Giulia Di Leo
Laureata in Lettere moderne, frequenta la scuola di giornalismo all’Università Cattolica di Milano Dice di sè: Ragazza di provincia nata col sogno di scrivere, amo la mia città, Casale Monferrato, che mi ha insegnato a vivere di semplicità e bellezza, portandomi, poi, ad apprezzare la metropoli milanese che nella maturità mi ha conquistata. Non riesco a vivere senza musica: nata nel ’95, ho vissuto di riflesso gli anni delle musicassette degli 883. Mi nutro di cantautorato, pop, indie e trap per aprirmi al vecchio e al nuovo.Senza mai averne capito il perché, il giornalismo è sempre stato il sogno della vita, amo scrivere e la mia attitudine èraccontare e raccontarmi, con stile razionale e schietto. Il mio più grande desiderio è fare della mia passione un lavoro, avvicinandomi a tutti i mondi che fanno parte di me”.