Informativa urgente al Parlamento del Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte sulle misure assunte dal Governo per fronteggiare l’emergenza derivante il contenimento del contagio da Coronavirus.

Conte arriva alla resa dei conti e parla ininterrottamente per quasi un’ora alla Camera, in diretta. L’incontro ha un titolo: Informativa urgente al Parlamento del Presidente del Consiglio dei Ministri.

Le richieste dei giorni precedenti di alcuni ministri di istituire un luogo permanente di confronto, che, secondo questi, può essere solo il Parlamento, la proposta di una unità di crisi parlamentare e l’invocazione al coinvolgimento delle forze politiche, ha dato luogo all’incontro in Parlamento.

La resa dei conti

L’informativa urgente al Parlamento di Conte, in realtà è una vera e propria resa dei conti. Il premier ha infatti risposto, punto per punto, di ogni iniziativa e misura adottata dal 22 gennaio ad oggi, sul piano emergenza coronavirus.

Un resoconto dettagliato, preciso, che, in pratica, è un rewind di un periodo che a livello storico, l’Italia non dimenticherà mai.

Ma la gente ha delle domande, delle critiche, dei dubbi. Si poteva agire prima? Cosa si poteva evitare? Cosa sono i DPCM? Perchè ogni due giorni cambia qualcosa? Perchè ogni due giorni si aggiungno misure restrittive nuove e più pesanti?

L’informativa urgente al Parlamento di Conte sembra, anzi è, la risposta del Governo.

Del senno del poi son piene le fosse

Il Governo è pienamente consapevole che dalle sue scelte derivano conseguenze di immane portata per la vita dei singoli cittadini. Scelte che condizionranno anche il futuro della nostra comunità”. Parte diretto e schietto. Rivolto a chi sta criticando l’operato del Governo dice: “Verrà il tempo dei bilanci, qullo che avremmo potuto fare e non è stato fatto. Ne trarremo le conseguenze. D’altra parte molti hanno rievocato le pagine di Manzoni sulla peste. Del senno del poi son piene le fosse. Oggi è il tempo del’azione e della responsabilità, e quella massima compete al governo“.

Poi richiama alle responsabilità: “Ma la responsabilità è di tutti i cittadini, compreso il Parlamento e siamo chiamati a far confluire tutte le nostre azioni per il bene comune. Il governo ha agito con la massima determinazione e con assoluta prontezza, attraverso il rispetto delle regole delle misure che abbiamo adottato“.

Quando è entrato in vigore lo stato di emergenza?

Conte non le manda a dire. Il suo resoconto è preciso.

A partire dal 22 gennaio, ben prima che il 30 gennaio l’OMS dichiarasse lo stato di emergenza internazionale. Il governo ha adottato vari provvedimenti cautelativi come la task force presso il ministero della salute, il divieto di atteraggio il 27 gennaio, dei voli provenienti dalla Cina, con un brusco calo dei passeggeri provenienti dai centri focolai. “Il 31 gennaio, quindi all’indomani del primo episodio di soggetto positivo al Coronavirus riscontrato a Roma, abbiamo provveduto a dichiarare lo stato di emergenza per un periodo cautelativo di 6 mesi. Affidato il compito alla protezione civile di coordinare le attività di sostegno alle regioni. Per cui riteniamo che il governo ha anticipato la reazione ponendo in essere tutte le azioni di sua competenza necessari e utili a tutelare i beni primari della vita e della salute dei cittadini“.

L’esplosione e la diffusione del virus ha causato un sovraccarico del sistema sanitario nazionale, con un tasso di ospedalizzazione difficilmente contenibile. La limitazione del contagio è stata da subito la scelta necessaria a consentire al sistema di adeguarsi con un piano emergeniale specifico. In questa prospettiva i primi interventi di impatto e contenimento hanno avuto l’obiettivo di isolare i casi positivi, individuare ed isolare i focolai.

Come ha agito il Governo?

Da qui il DPCM del 23 febbraio. In quell’occasione sono state isolate le prime due zone rosse riguardanti i 10 comuni del lodigiano e il comune di Vo euganeo. “Il 25 febbraio, preso atto dell evolversi della situazione epidemiologica su tutto il territorio nazionale, si è intervenuti in tutti i comuni. Abbiamo deciso l’allargamento delle zone rosse e le misure restrittive sulle attività scolastiche, sportive, sulla discipina presso gli istituti penitenziari, sulle attivita culturali e turistiche, sulle regolazionei delle modalita di accesso agli esami di guida”.

Nel momento in cui abbiamo verificato che la circolazione del virus superava ambiti gerografici facilmente isolabili, le misure di contenimento geografici hanno perso rilievo. Mentre, hanno assunto ancor piu rilevanza quelle di distanziamento sociale via via incrementate con i provvedimenti che si sono succeduti progressivamente su tutto il territorio nazionale. La scelta degli interventi effettuati si è sempre basata su accurate valutazioni del comitato tecnico scientifico. Tali valutazioni hanno sempre contemplato l’esigenza di incidere in maniera bilanciata tra benefici e sacrifici imposti alla vita dei cittadini. Per primi, in tutta Europa, abbiamo sperimentato un percorso normativo volto a contemplare da una parte l’ esigenza di tutelare il bene primario della vita e della salute dei cittadini e dall’altra la necessità di preservare adeguati principi democratici”.

Perchè le misure restrittive sono arrivate gradualmente?

Per la prima volta dalla fine del secondo conflitto mondiale, abbiamo dovuto limitare libertà costituzionali, come quella di circolazione, di riunione, di coltivare pratiche religiose. I principi ai quali ci siamo attenuti sono quelli della massima precauzione ma contestualmente anche della adeguatezza della ptporzionalia dell’intervento rispetto all’obiettivo conseguito. Questa è la ragione della gradualità delle misure adottate che sono diventate restrittive via via che la diffusione dell epidemia si è manifestata con maggiore gravità.

Perchè usare il DPCM?

Poiche il nostro ordinamento, a differenza di altri ordinamenti giuridici, non conosce un esplicita disciplina per lo stato di emergenza. Abbiamo dovuto costruire basandoci, sulla legislazione vigente, un metodo di azione e di intervento che mai è stato sperimentato prima. Inoltre, abbiamo ritenuto necessario ricorrere allo strumento del decreto del presidente del consiglio dei ministri dopo aver posto il suo fondamento giuridico nell iniziale decreto legge, il n 6. Abbiamo ravvisato nel DPCM lo strumento giuridico piu idoneo e flessibile in grado di adattarsi alla rapida e spesso imprevedibile evoluzione del contagio e alle sue conseguenze. Inoltre in questo modo abbiamo inteso garantire la piu uniforme applicazione delle misure.

Abbiamo inoltre assicurato, espressamente previsto dal decreto legge madre n 6, il massimo coinvolgimento delle regioni. Addirittura per le misure che incidevano sulla libertà di impresa abbiamo ritenuto opportuno coinvolgere parti sociali, associazioni di categoria e sindacati.

Da qui le decisioni dell 11 marzo in merito alla chiusura di attività non essenziali e la sospensione delle vendite al dettaglio non essenziali. Il 14 marzzo, il protocollo essenziale da adotare nelle aziende per le misure per il contrasto del virus sul posto di lavoro la tutel adei lavoratori attraverso misure adeguate dei livelli di protezione possa avvenire solo in presenza

E l’ ultimo del 22 marzo. L’ultima integrazione delle misure restrittive come il divieto di trasferimento e spostamento con mezzi pubblici e privati da un comune all’altro se non per motivi di reale necessità. La sospensione delle attività produttive industriali e e commerciali ad eccezione di quelle che erogano servizi essenziali. Quest’ultima dopo un confronto con le associazioni di categoria e sindacati, si è rivelata di complessa elaborazione dal momento che la selezione delle filiere essenziali in virtù della forte connesione tra le produzioni è risultata davvero molto elaborata.

Come si rialzerà l’Italia da questa batosta economica?

L’informativa urgente al Parlamento di Conte continua poi con tutta la requiasitoria in merito alla manovra finanziaria. Resta ancora da capire la manovra finanziaria come partirà, come sarà redistribuita, chi ne avrà diritto e in che modo. Cosa sarà messo in atto per far ripartire l’economia. Basteranno 600 euro per sfamare una famiglia? Per quanto tempo? E chi stava cercando lavoro, e ora non può cercare lavoro, e non ha un reddito, come fa? Arriverà il vaccino miracoloso che ci permetterà di riabbracciarci più forte di prima? E con quale spirito ci abbracceremo? Per ora ci sono famiglie che adesso non hanno nulla. Adesso sono senza lavoro. Adesso più che mai c’è bisogno dello Stato. Una resa dei conti che tutta l’Italia aspetta.

Ma almeno ora il parlamento è accontentato. Ogni 15 giorni riceverà un rapporto dettagliato in merito al lavoro del Governo.

Conte informativa urgente al parlamento