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Oggi sono passati 10 anni dall’ultimo film di Harry Potter, iconico maghetto occhialuto a cui presta il volto l’attore inglese Daniel Radcliffe.

Il piccolo orfano si e’ fatto strada tra amici e nemici nella magica scuola di Hogwarts, arrivando alla naturale conclusione delle sue avventure.

Inoltre ha fatto breccia nel cuore (e nel portafogli) di grandi e piccini in tutto il mondo, diventando una icona cinematografica in brevissimo tempo.

A conti fatti, gli otto episodi di cui conta questa saga sono stati una delle serie di film più di successo nella storia del cinema.

Ma dopo così tanta fama e gloria, che ne sarà stato dell’ancora giovanissimo Radcliffe? Ha forse smesso di recitare?

Niente affatto, anzi una volta liberatosi di un ruolo ormai ingombrante dopo 10 anni, l’attore si è rimesso in gioco per altre vie.

Ovviamente è difficile dare del proprio meglio in un prodotto per ragazzi, specialmente in una produzione ad alto budget.

Per quanto divertenti, hanno sempre dei limiti per cercare di far contenti tutti i fans e soprattutto non avere il divieto della censura.

Ormai possiamo dire che è passato tempo a sufficienza, perciò diamo uno sguardo a qualcosa di nuovo finalmente.

Sulla mensola abbiamo ben tre film con il caro e (piu’) vecchio Harry Potter, questa volta sprovvisto di bacchetta magica.

Tre ottime prove per tre personaggi e tre generi di film estremamente diversi.

Tre storie dove misuriamo fino a che punto è arrivato oggi il talento di Daniel Radcliffe.

Leggi l’articolo in inglese

1 – Jungle (2017)

ragazzo nella giungla

Cominciamo la riscoperta di Harry Potter attraverso uno dei suoi ultimi film che racconta l’incredibile epopea di Yossi Ghinsberg.

Il giovane israeliano abbandona gli studi e inizia a viaggiare per il mondo, nonostante le proteste vibranti della sua famiglia.

Arrivato in Bolivia fa conoscenza di altri due giovani avventurieri, un insegnante e un fotografo, diventando subito compagni inseparabili.

In una delle soste nel loro tour sudamericano, una sera incontrano un misterioso straniero con un’offerta che non possono rifiutare.

L’uomo afferma di conoscere i più reconditi segreti della giungla boliviana, affascinandoli con le storie delle sue avventure.

Dopodiché propone loro un viaggio fuori dalle mappe, alla ricerca di una misteriosa tribù ritenuta da tempo scomparsa.

Desiderosi di allontanarsi dal solito banale sentiero per turisti, il gruppetto di amici accetta e il giorno seguente inizia il lungo pellegrinaggio.

Purtroppo per loro, non ci vorrà molto tempo per capire che la loro guida, in realtà, non è altro che un misero ciarlatano.

Separandosi in due gruppi, lo straniero riporterà indietro l’insegnante, vittima di una brutta infezione ai piedi che gli impedisce di proseguire.

Gli altri due invece tentano la traversata verso le zone più estreme dell’Amazzonia, risalendo lungo le insidiose rapide del fiume.

Ma il loro viaggio termina di colpo quando la zattera si schianta sulle rocce e il giovane israeliano rimane completamente solo nel cuore della giungla.

Ferito e senza punti di riferimento, inizia una terribile prova di resistenza contro la natura, gli animali e la sua crescente follia e solitudine.

Welcome to the jungle

Jungle mostra un altro volto di Daniel Radcliffe, il quale, allontanandosi da Harry Potter, è diventato un attore maturo e completo.

Il suo personaggio è ancora un giovane ingenuo in cerca di sé stesso, insicuro sulle sue scelte eppure caparbio nel proseguire il suo cammino.

Nei numerosi flashback vediamo il conflitto con il padre per aver rinunciato a una vita ordinaria, ma sicura, fatta di famiglia e carriera.

Inizialmente felice per aver trovato degli amici che condividono il suo spirito, anche con loro scopre più tardi di dover scendere a compromessi.

Quando poi rimane solo, contando solo sulle sue forze, combattere e resistere giorno per giorno la farà diventare più animale che uomo.

Greg McLean dirige un biopic coraggioso, raccontando con passione le difficoltà di questo ragazzo ordinario che precipita in circostanze straordinarie.

Una prova che supera brillantemente dopo i due terrificanti Wolf Creek e l’ottimo The Belko Experiment di cui avevamo già parlato in precedenza.

Il regista non dimentica la sua esperienza nel genere, inserendo momenti horror e allucinazioni introspettive, toccanti e inquietanti allo stesso tempo.

Soprattutto, isolando il protagonista da ogni cosa, ci ricorda l’onnipotenza e indifferenza della natura nei nostri confronti.

Una realtà che tendiamo a dimenticare nella relativa sicurezza e comodità delle nostre case, tra i mille comfort della civiltà moderna.

Ma là fuori ci sono ancora molti angoli di mondo ancora selvaggi e incontaminati.

E in quelli noi siamo ancora soltanto piccole e deboli scimmie come i nostri antenati dell’età della pietra.

2 – Beast of Burden (2018)

volto di ragazzo diviso in due

Dopo l’agonia survival di tre settimane nella giungla, passiamo ora a un thriller che si svolge solamente nell’arco di poche ore nella cabina di un aeroplano.

Daniel Radcliffe è un ex pilota dei corpi di pace, congedato con disonore e oggi fattorino della droga al servizio dei cartelli messicani.

Un viaggio che si rivela immediatamente più complicato del previsto, con i trafficanti sospettosi che cambiano continuamente il punto di consegna.

E a conti fatti hanno ragione di sospettare, in quanto il pilota sta facendo il doppio gioco con gli agenti della DEA per incastrarli tutti.

Come se non bastasse, deve preoccuparsi anche delle condizioni di sua moglie, la quale si trova a casa da sola, gravemente malata di cancro.

La coppia ha appreso della sua condizione proprio mentre aspettavano un bambino, scioccati dalle sua analisi dopo un aborto improvviso.

Depressa per la perdita e la malattia, lei non fa altro che passare le sue giornate a letto annegando il dolore tra alcool e medicine.

Mentre vola al buio contando i minuti all’arrivo, il pilota si destreggia tra le esasperanti telefonate della moglie, i pericolosi trafficanti e il suo agente di collegamento con la DEA.

Nello stretto cubicolo del suo piccolo Cessna, cerca di tenere duro e attraversare il confine, reggendo in piedi questo precario ginepraio di situazioni.

Ma quando improvvisamente non riesce più a contattare sua moglie, intuisce immediatamente di avere un grande problema.

A quel punto diventa imperativo portare a termine l’ultimo lavoro della sua vita per riuscire a salvare ciò che resta della sua famiglia.

Anche il giorno più lungo arriva al tramonto

Beast of Burden è un thriller claustrofobico ad alta quota che ha proprio in Daniel Radcliffe il suo maggiore punto di forza.

Infatti, al di là di qualche sporadico flashback e il concitato epilogo finale, tutta la vicenda avviene seduto a bordo del suo aereo.

Davanti a lui, da un lato ha una ricetrasmittente da cui riceve istruzioni sempre più confuse e contraddittorie dai trafficanti.

Dall’altra invece, c’è un cellulare sul quale sua moglie e la DEA continuano a chiamarlo senza pace.

Parliamo quindi di una storia fatta quasi interamente di dialoghi, per cui i patiti dell’action a ogni costo sono avvisati prima.

Il regista svedese Jesper Ganslandt tira fuori il meglio da un film palesemente a basso budget.

Un ottimo lavoro per un cast che è per lo più composto di volti e nomi sconosciuti, eccezione fatta ovviamente per il nostro caro ex Harry Potter.

Ciò nonostante il rapporto tra marito e moglie è descritto divinamente, lontano dagli stereotipi degli innamorati con i cuoricini negli occhi.

Durante le lunghe ore del viaggio, la coppia continua a litigare e fare pace in modo realistico, ma mai noioso e stupido.

Così come le reazioni al pericolo e i comportamenti dei federali e i criminali sono umane, realistiche e mai scontate.

Insomma per lo più abbiamo un film da camera dentro un aeroplano, con una gustosa svolta action nel finale a chiudere il sipario.

In conclusione, considerando i pochi mezzi e una sceneggiatura non certo ineccepibile, questo film riesce a emozionare molto più di quanto ci si aspettasse.

3 – Guns Akimbo (2019)

ragazzo con le mani in alto

Dopo due drammi basati sull’introspezione psicologica dei personaggi, arriviamo finalmente a un divertente action frenetico e fuori di testa.

In questo caso Daniel Radcliffe interpreta un umile programmatore di videogames che alterna le sue anonime giornate tra casa, lavoro e nient’altro.

Trascorrendo tutto il tempo su internet, segue sempre un programma dove i concorrenti si affrontano a morte per la gioia degli spettatori.

Finché una sera il boss di questo show illegale lo fa picchiare e rapire dai suoi scagnozzi a causa di un commento offensivo sui social.

Dopo avergli inchiodato alle mani due pistole con i proiettili contati, il pazzo lo informa che dovrà sopravvivere ai suoi killer per un giorno intero.

A guidare questi psicopatici c’è una giovane assassina, figlia di un famoso poliziotto, campionessa indiscussa dello show.

Ma tra loro inizia a svilupparsi un perverso rapporto di amicizia e fiducia, nonostante lei cerchi ripetutamente di ucciderlo.

A quel punto nella lucida follia della ragazza nasce il desiderio di volersi vendicare del suo boss.

Il giovane programmatore trova così una insperata e micidiale alleata per avere una speranza di riuscire a completare il gioco ancora vivo.

E anche per lei finalmente potrebbe essere l’ultima possibilità di trovare un po’ di giustizia e risposte sulla sua misera e infelice vita.

Da Harry Potter agli abissi del Deep Web

Guns Akimbo è una giostra di pazzia sociale per un’ora e quaranta minuti di violenza e umorismo senza controllo.

Il film è una chiara parodia sulla velocità del mondo moderno e la cattiveria del web e i social network di oggi.

Per una volta, il leone da tastiera che vomita insulti sicuro nell’anonimato deve vedersela faccia a faccia con coloro che offende.

Le scene d’azione sono divertenti e spettacolari, divise negli innumerevoli scontri tra i partecipanti al mortale reality show.

Daniel Radcliffe sta al gioco con autoironia, diventando lentamente un killer dal timido ometto sottomesso alla Harry Potter che era al principio.

Girando per le strade armato contro la sua stessa volontà, deve imparare da zero a usare nuovamente le sue mani con le pistole che gli vengono innestate chirurgicamente.

Il risultato è una girandola di equivoci e sotterfugi esilaranti, alternati a sequenze di sparatorie e combattimenti all’ultimo sangue.

Meglio ancora è la pazzesca Samara Weaving, bellissima e pericolosa reietta punk, nonché artista senza rivali dell’omicidio videoludico.

Non possiamo fare altro che dire che l’attrice si conferma in una prova da urlo, dopo averne già parlato per il suo ruolo nei magnifici Finché morte non ci separi e Mayhem.

Infine tributiamo assieme un grande applauso a Jason Lei Howden, autore di quell’altra perla horror metal-rock che fu Deathgasm.

Il giovane regista continua con il suo stile irriverente e distruttivo, gettando benzina e dando alle fiamme l’opprimente politically correct moderno.

E Dio solo sa quanto abbiamo bisogno di una voce del genere, specialmente in questi tempi di pensiero forzatamente unico a livello politico, sessuale e medico.

Augurandovi di trovare la vostra magia nelle vostre vite, concludo ricordandovi di visitare il mio sito per altri consigli sul mondo del cinema:

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