Artisti Uniti per l’Abruzzo: la risposta collettiva di “Domani 21-04-09”

A volte le rubriche prendono forma senza che ce ne accorgiamo. Succedeva anni fa in radio, quando un “Triangolo musicale” nasceva quasi per istinto, mettendo in fila tre canzoni legate da qualcosa che non era subito evidente: un tema, un produttore, un musicista in comune. Riguardando oggi i primi due articoli di questo nuovo anno, quel triangolo riaffiora con naturalezza. Do They Know It’s Christmas come gesto collettivo globale, (Just Like) Starting Over come ripartenza intima, individuale.

Domani, degli Artisti Uniti per l’Abruzzo, chiude idealmente questa figura geometrica perfetta, spostando lo sguardo su una scala diversa: quella della comunità e della risposta concreta. Non il mondo da salvare, ma un “noi” ferito che prova a ritrovare voce senza alzare il tono.

Musica italiana e impegno: una tradizione intermittente

Nel panorama della musica italiana, il rapporto con l’impegno sociale non è mai stato lineare. Ci sono stati slanci, momenti di densità civile, e lunghi periodi di ripiegamento. A differenza di altre tradizioni pop in giro per il mondo, quella italiana ha spesso preferito la canzone d’autore, preferibilmente in versione “solo”, al gesto collettivo.

Le operazioni corali, quando sono arrivate, lo hanno fatto quasi sempre in risposta a un evento preciso, molto raramente con canzoni inedite.

Basti pensare a MusicaItalia per l’Etiopia: mentre oltremanica si creava “Do they know it’s Christmas” e oltreoceano prendeva vita “We are the world”, in casa nostra non si trovò niente di meglio da fare, che coverizzare, malamente, “Nel blu dipinto di blu” (meglio conosciuta come “Volare” di Domenico Modugno). Il progetto passò quasi inosservato.

Domani si colloca più o meno su questa linea, ma con risultati completamente diversi: non inaugura nulla, non pretende di fondare un nuovo corso. Nasce da una necessità condivisa, condivisa per davvero, questo sì, e proprio per questo porta con sé una fascino molto particolare.

Nel blu dipinto di blu” era stata fatta perché “tutti lo facevano”, “Domani” è stata fatta perché era necessario farlo. Tutto qui.

Qui non c’è la tensione ideologica dei grandi inni, né l’ambizione di entrare nella storia. C’è piuttosto un senso di responsabilità diffusa, una consapevolezza quasi artigianale del proprio ruolo. La musica, qui, non si propone come soluzione, ma come spazio di raccolta. Un luogo simbolico in cui fermarsi, respirare, provare a dire qualcosa che non suoni fuori posto.

Domani 21-04-09

Il 2009, per chi lo ha attraversato, resta un anno segnato da un silenzio difficile da raccontare. Il terremoto dell’Aquila arriva come una frattura improvvisa, e ciò che segue non è solo dolore, ma disorientamento. Le parole sembrano inadeguate, le immagini eccessive, il racconto pubblico spesso sproporzionato rispetto all’esperienza reale. È in questo spazio incerto che Domani prende forma.

La canzone non nasce per descrivere la tragedia, né per rappresentarla. Nasce nel tempo successivo, quello in cui il clamore mediatico si attenua e resta la necessità di ricostruire, non solo gli edifici distrutti, ma la vita in generale. Domani descrive proprio questo momento.

Ascoltata oggi, Domani (scusate il gioco di parole), colpisce per la sua sobrietà. La struttura è semplice, la melodia accompagna senza imporsi, le voci si alternano senza cercare il centro della scena. La canzone procede come un discorso condiviso, in cui ogni intervento aggiunge un frammento, senza mai pretendere di completare il quadro.

Questa scelta “misurata”, è tutt’altro che casuale. In un contesto in cui il rischio della retorica era altissimo, Domani evita l’enfasi e si affida a un linguaggio diretto, quasi quotidiano. Il futuro evocato dal titolo non è una promessa astratta, ma una direzione fragile, ancora da costruire. La canzone non vuole consolare, ma accompagnare. E in questo accompagnamento discreto risiede gran parte della sua dignità.

Il videoclip, con i volti che si avvicendano senza gerarchie, rende visibile quella coralità che la canzone suggerisce senza mai dichiararla.

Artisti uniti per l’Abruzzo – Il videoclip ufficiale

Mauro Pagani: tessere senza apparire

Parlare di Domani significa, inevitabilmente, parlare di Mauro Pagani. Non come figura da celebrare, potrebbe quasi sembrare irrispettoso, ma come presenza che rende possibile l’equilibrio dell’insieme. Pagani è da sempre un musicista abituato a lavorare dietro le quinte, più che sul primo piano, e in questo progetto, il suo ruolo è esattamente questo: costruire uno spazio in cui le voci possano coesistere senza sovrapporsi.

La scrittura di Domani riflette una conoscenza profonda del peso delle parole e del valore del silenzio. Mauro Pagani non cerca l’effetto speciale, non guida il coro, ma lo sostiene. La sua mano si sente proprio perché non è invasiva, perché lascia respirare la canzone e chi la interpreta. Un Quincy Jones che però si sottrae al protagonismo e restituisce il giusto valore al gesto collettivo.

Artisti uniti, davvero

Uno degli elementi più significativi di Domani è proprio la gestione del “collettivo”. Gli artisti coinvolti arrivano da percorsi diversi, generazioni differenti, linguaggi spesso lontani. Eppure, nella canzone, queste differenze non diventano attrito. Nessuna voce cerca di imporsi come guida morale, nessun nome reclama uno spazio simbolico superiore. Il risultato è una coralità che non suona come una somma di individualità, ma come convergenza (parallela, mi verrebbe da dire, ma non lo dico).

Anche in questo, Domani racconta qualcosa del contesto italiano: la difficoltà di “fare” qualcosa di concreto, ma anche la capacità, quando serve, di mettere da parte le distinzioni. La canzone non celebra l’unità, la pratica per la durata di un brano. E forse è proprio questo a renderla credibile.

Side A: restare, più che proclamare

A distanza di anni, Domani non chiede di essere ricordata come un classico. Non reclama una posizione nella storia della musica italiana. Rimane legata a un momento preciso, a una necessità concreta. Eppure, proprio per questo, conserva una forza particolare. È una canzone che non alza la voce, che non pretende di spiegare, che sceglie di restare accanto.

Nel triangolo ideale che unisce Band Aid, John Lennon e Artisti Uniti per l’Abruzzo, Domani occupa il vertice più vicino alla terra. E ricorda che, a volte, la funzione più onesta della musica non è indicare una soluzione, ma creare uno spazio condiviso in cui sia possibile, semplicemente, trovare la forza per continuare.

Nota a latere: il brano è stato trasmesso in radio a partire dalle ore 3:32 del 6 maggio 2009, ad un mese esatto dal terremoto, ed è stato commercializzato dall’8 maggio negli store digitali.

Il singolo ha terminato la sua “vita commerciale” alla fine del mese di dicembre del 2009, con il ritiro dai negozi e l’interruzione della vendita digitale. Rimane tuttora ascoltabile su YouTube.

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Lele Boccardo
Lele Boccardo
(a.k.a. Giovanni Delbosco) Direttore Responsabile. Critico musicale, opinionista sportivo, pioniere delle radio “libere” torinesi. Autore del romanzo “Un futuro da scrivere insieme” e del thriller “Il rullante insanguinato”. Dice di sè: “Il mio cuore batte a tempo di musica, ma non è un battito normale, è un battito animale. Stare seduto dietro una Ludwig, o in sella alla mia Harley Davidson, non fa differenza, l’importante è che ci sia del ritmo: una cassa, dei piatti, un rullante o un bicilindrico, per me sono la stessa cosa. Un martello pneumatico in quattro: i tempi di un motore che diventano un beat costante. Naturalmente a tinte granata”.
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