Iran: “Se Usa attaccano risponderemo”. Polizia: “Alzato livello di scontro con i rivoltosi”. La repressione delle proteste: 200 morti

(Adnkronos) – L'Iran colpirebbe obiettivi militari e navali statunitensi in caso di un nuovo attacco da parte degli Stati Uniti al Paese, teatro di un'ondata di repressione delle manifestazioni di protesta. Ad affermarlo è stato il presidente del Parlamento di Teheran, Mohammad Bagher Ghalibaf, minacciando apparentemente anche Israele. "In caso di attacco militare da parte degli Stati Uniti, sia il territorio occupato che i centri militari e navali statunitensi saranno nostri obiettivi legittimi", ha affermato in un intervento trasmesso dalla televisione di Stato. Israele è in stato di massima allerta per la possibilità di un intervento degli Stati Uniti in Iran. A riferirne è Ha'aretz, dopo che il Trump ha scritto in un post su Truth che "l'Iran sta guardando alla libertà, forse come mai prima d'ora. Gli Stati Uniti sono pronti ad aiutare!!!".  Secondo quanto scrive il New York Times, che cita diversi funzionari statunitensi, il presidente Trump è stato informato nei giorni scorsi in merito a nuove opzioni per potenziali attacchi in Iran. Il leader della Casa Bianca – affermano le fonti – sta valutando se tradurre in pratica la minaccia di attaccare il Paese dove continua ad aggravarsi il bilancio della repressione della protesta popolare. Trump non ha ancora preso una decisione definitiva, scrive il quotidiano, ma secondo i funzionari starebbe valutando seriamente la possibilità di autorizzare un attacco in risposta alle azioni del regime iraniano contro i manifestanti. Al presidente sono state presentate diverse opzioni, tra queste quella di attacchi a siti non militari a Teheran, hanno affermato le fonti.  Nuove proteste sono scoppiate ieri in serata a Teheran: decine di persone si sono radunate in un quartiere del nord della capitale nonostante il blackout di internet e la dura repressione delle autorità, come mostra un video verificato dall’Afp. Nel filmato, esplodono fuochi d’artificio su Punak Square, mentre i manifestanti battono pentole e intonano cori a sostegno dei sovrani Pahlavi, deposti dopo la rivoluzione islamica del 1979. Il bilancio della repressione delle proteste in Iran da parte del regime è salito ad almeno ad almeno 192 manifestanti uccisi in due settimane. Ad affermarlo oggi è stata Iran Human Rights, una Ong con sede in Norvegia. "Dall'inizio delle proteste, Iran Human Rights ha confermato la morte di almeno 192 manifestanti", ha reso noto l'organizzazione, avvertendo che il bilancio potrebbe essere molto più alto, poiché il blackout nazionale di internet da quasi tre giorni ha reso difficile il conteggio. "Il livello dello scontro con i rivoltosi è stato innalzato", ha annunciato questa mattina Sardar Radan, comandante in capo della polizia nazionale, citato da SkyNews. Radan ha anche lodato gli "arresti importanti" effettuati, affermando che "i principali responsabili dei disordini della notte scorsa sono stati fermati". Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian affronterà i temi dell'economia e delle "richieste della popolazione" in un'intervista oggi, dopo due settimane di proteste scatenate dalla rabbia per l'aumento del costo della vita. Ne riferisce l'emittente statale Irib: "In una conversazione con i media nazionali, il presidente ha illustrato lo stato del piano economico del governo per riformare il sistema dei sussidi e ha anche discusso i recenti eventi e l'approccio del governo per rispondere alle richieste del popolo". L'intervista sarà trasmessa nel corso della giornata, è stato precisato.  
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