Cream: “Royal Albert Hall London May 2-3-5-6 2005” live

Royal Albert Hall London May 2-3-5-6 2005: Eric Clapton e i Cream, il ritorno del mito

Ci sono dischi che vanno oltre la dimensione del concerto e diventano eventi storici fissati su supporto sonoro. Royal Albert Hall London May 2-3-5-6 2005 appartiene a questa categoria speciale. Pubblicato nel 2005, l’album documenta il ritorno sul palco dei Cream, una delle band più influenti nella storia del rock, riunita dopo decenni di silenzio discografico e live. Al centro di questo ritorno c’è Eric Clapton, che suona nella sua Londra, nella sala che più di ogni altra rappresenta la tradizione musicale britannica, dando forma a un momento che intreccia passato e presente.

Per la rubrica 33 giri di ricordi, questo disco gira sul piatto, o sul lettore cd, come un frammento di memoria collettiva. Ogni brano restituisce il peso della storia e la vitalità di una musica che continua a parlare al presente. I Cream salgono sul palco con la consapevolezza di ciò che sono stati e con la forza di chi sa che certe esperienze non perdono significato con il tempo. La Royal Albert Hall diventa così lo spazio ideale per un racconto musicale che si rinnova senza tradire le proprie radici.

“Sunshine of Your Love”

Quando le prime note di Sunshine of Your Love riempiono la Royal Albert Hall, il pubblico capisce subito che non si tratta di una celebrazione patinata. Il riff è ancora granitico, il tempo è leggermente più rilassato, ma l’impatto resta devastante. Slowhand entra nel brano con un suono più caldo rispetto al passato, meno aggressivo, ma più profondo.

In questa versione live del 2005, Sunshine of Your Love diventa una dichiarazione d’identità. È il manifesto di una band che ha cambiato il linguaggio del rock e che ora lo riprende con maturità. Clapton non forza nulla: lascia che il groove parli da solo.

Eric Clapton is back

In Royal Albert Hall London May 2-3-5-6 2005, Eric Clapton occupa una posizione centrale che va oltre il ruolo di chitarrista dei Cream. È il fulcro emotivo e musicale attorno al quale prende forma l’intero progetto. La sua interpretazione riflette un percorso artistico lungo e stratificato, lontano dall’irruenza giovanile degli anni Sessanta e vicino a una dimensione più consapevole, fatta di controllo, ascolto e precisione espressiva.

La chitarra di si muove con essenzialità e misura, mantenendo una capacità incisiva che non perde forza. Gli assoli sono costruiti come frasi compiute, pensate per dialogare con la band e con il contesto del brano. Clapton sceglie di suonare dentro la musica, lasciando che il suono collettivo emerga con naturalezza. È questa attitudine a dare al live del 2005 una solidità rara, in cui il peso del mito si trasforma in sostegno e continuità sonora.

“White Room”

White Room è uno dei momenti più evocativi dell’album. L’atmosfera è densa, quasi cinematografica. La voce di Clapton è più ruvida, segnata dal tempo, ma incredibilmente espressiva. Il brano acquista una nuova dimensione, più oscura e riflessiva.

In questa versione, Eric Clapton trasforma White Room in una confessione adulta. Non c’è più l’inquietudine psichedelica degli anni Sessanta, ma una consapevolezza malinconica che rende il pezzo ancora più intenso.

Il 2005: l’anno della resa dei conti

Il 2005 è un anno chiave per Eric Clapton e per la storia dei Cream. Dopo la reunion alla Rock and Roll Hall of Fame nel 1993, questa è la prima vera occasione in cui la band decide di tornare sul palco in modo strutturato. Non per un singolo evento, ma per una serie di concerti simbolicamente collocati alla Royal Albert Hall di Londra.

Nel 2005 il mondo musicale è completamente cambiato. Il rock classico è diventato patrimonio storico, ma proprio per questo assume un nuovo valore. Royal Albert Hall London May 2-3-5-6 2005 fotografa questo passaggio: il rock come memoria viva, non come reliquia. La band affronta questo momento con lucidità, scegliendo di non modernizzare il suono, ma di renderlo autentico.

“Badge”

Con Badge il clima si fa più intimo. Il brano, uno dei più melodici del repertorio dei Cream, trova nel live del 2005 una nuova delicatezza. Eric Clapton accarezza le corde, lasciando spazio alla dinamica del trio.

Qui emerge chiaramente il valore della reunion: non è un’operazione nostalgica, ma una rilettura adulta di un catalogo leggendario. Badge diventa una canzone sul tempo che passa, sul cambiamento, sulla continuità emotiva.

I Cream: la super band

Parlare di Royal Albert Hall London May 2-3-5-6 2005 significa inevitabilmente parlare dei Cream come prima vera super band della storia del rock. Eric Clapton alla chitarra e voce, Jack Bruce al basso e voce, Ginger Baker alla batteria: tre personalità fortissime, tre ego enormi, un equilibrio sempre precario.

Nel 2005, però, questo equilibrio sembra finalmente trovato. Jack Bruce canta con intensità, Ginger Baker mantiene una potenza ritmica impressionante, ed Eric Clapton tiene tutto insieme con eleganza. Non ci sono competizioni, ma dialogo. Il trio funziona perché ognuno conosce il proprio ruolo e lo rispetta.

“Politician”

Politician è uno dei brani più duri del set. Il groove è pesante, quasi minaccioso. I Cream spingono sul lato blues-rock, lasciando emergere il lato più sporco del suo suono. La band è compatta, aggressiva, ancora capace di trasmettere energia ed elettricità (nel senso più “rock” del termine)

In questo brano si percepisce quanto i Cream siano ancora rilevanti nel 2005. Non come band nostalgica, ma come organismo musicale vivo. Quanto mai vivo.

“Crossroads”

Crossroads è il cuore pulsante del disco. Il blues torna alle origini, ma passa attraverso decenni di esperienza. Eric Clapton affronta Robert Johnson con rispetto e autorità, trasformando il brano in una celebrazione del blues elettrico.

L’assolo è uno dei momenti più alti dell’album: niente virtuosismi inutili, solo fraseggio puro, costruito con intelligenza e feeling. È qui che Clapton dimostra perché il suo nome è sinonimo di chitarra, e “Slowhand” giusto un vezzeggiativo.

“Spoonful”

Con Spoonful il concerto entra in una dimensione quasi rituale. Il tempo si dilata, la band improvvisa, il pubblico è completamente coinvolto. Il trio delle meraviglie: Eric Clapton dialoga con Jack Bruce e Ginger Baker come se il tempo non fosse mai passato.

Questo brano rappresenta l’essenza del live: libertà, ascolto reciproco, rischio. Royal Albert Hall London May 2-3-5-6 2005 vive soprattutto in questi momenti.

“I’m so glad”

Royal Albert Hall London May 2-3-5-6 2005 si impone come una testimonianza musicale destinata a durare nel tempo. Il concerto fissa un momento preciso della storia della musica contemporanea. I Cream trovano sul palco londinese lo spazio per dare una forma compiuta alla loro storia, affidandola alla musica per lasciarla alla memoria collettiva.

Nella cornice solenne della Royal Albert Hall, ogni brano contribuisce a costruire un patrimonio condiviso, fatto di suoni, gesti e silenzi riconoscibili. Per 33 giri di ricordi, questo album rappresenta la capacità del rock di attraversare il tempo mantenendo integrità e forza espressiva, senza bisogno di reinventarsi.

Il cd continua a girare velocissimo nel lettore, il suono riempie la stanza e accompagna l’ascolto come un racconto che si rinnova a ogni passaggio. Eric Clapton, Jack Bruce e Ginger Baker, restano al centro della scena, non come icone sul viale del tramonto, ma come musicisti ancora “on the road”, per ricordarci che alcune strade restano aperte proprio perché continuano a essere percorse.

Potrebbero interessarti:

Eric Clapton live: “One More Car, One More Rider” e il racconto di una carriera

Chris Rea: una vita che continua a suonare

U2: “War”, tamburi di pace in un mondo in guerra

Unisciti a Zetatielle Magazine su Linktr.ee e ascoltaci su RID968.

Lele Boccardo
Lele Boccardo
(a.k.a. Giovanni Delbosco) Direttore Responsabile. Critico musicale, opinionista sportivo, pioniere delle radio “libere” torinesi. Autore del romanzo “Un futuro da scrivere insieme” e del thriller “Il rullante insanguinato”. Dice di sè: “Il mio cuore batte a tempo di musica, ma non è un battito normale, è un battito animale. Stare seduto dietro una Ludwig, o in sella alla mia Harley Davidson, non fa differenza, l’importante è che ci sia del ritmo: una cassa, dei piatti, un rullante o un bicilindrico, per me sono la stessa cosa. Un martello pneumatico in quattro: i tempi di un motore che diventano un beat costante. Naturalmente a tinte granata”.
Logo Radio