Pucci, i social e un’Italia che fatica ad accettare il dissenso

Non mi piace la comicità di Pucci, così come non mi piace quella di quasi l’80% dei comici italiani. Ne sono perfettamente consapevole: è un limite mio. Ma questa premessa è necessaria perché, purtroppo, in Italia — come cantava Gaber, mentre altri lo mettevano in pratica — se prendi le parti di Pucci sei automaticamente di destra, quando ti va peggio vieni addirittura etichettato come fascista; se invece lo critichi e lo affondi, sei un radical chic e, nella peggiore delle ipotesi, un cattocomunista.

Io, invece, vorrei proprio scardinare questa dicotomia. È possibile, in questo Paese, esprimere una considerazione senza essere etichettati solo per aver espresso un pensiero, un concetto, un punto di vista? A me pare quasi di no, e questa cosa mi preoccupa. Da sempre si grida alla difesa della democrazia e della libertà di stampa, ma poi sembra che qualcuno pronto a puntare il dito si trovi sempre e comunque. Decidete voi da che parte stare.

L’erba del vicino è sempre più verde

La questione, comunque, è questa: Pucci fa il battutista, rappresenta a modo suo un ceto — o meglio, alcune classi sociali — e, talvolta, fa satira politica a modo suo. Esattamente come fanno molti altri. Pucci, però, ha un “difetto”: prende spesso di mira la sinistra e tutto ciò che le ruota attorno. Questo, ovviamente, non piace alla sinistra e a tutto ciò che le ruota attorno. Ed è proprio quell’ambiente che, l’altro giorno, dopo la notizia della partecipazione del comico al Festival di Sanremo, ha invaso i social, additando il giullare di turno come responsabile di ogni colpa e difetto immaginabile.

E qui mi sono perso un passaggio: da quando chi si definisce tollerante, aperto e democratico si trasforma in censore?

Da quando una certa sinistra, che si è sempre raccontata come custode della cultura, della libertà espressiva e del rifiuto della censura, assume atteggiamenti che ricordano proprio ciò che ha sempre dichiarato di combattere?

Chi è senza peccato, scagli la prima pietra

Con una nonchalance quasi invidiabile, i social sono diventati una cassa di risonanza per commenti, critiche e insulti di ogni tipo, spesso tra i peggiori. Poi accade un altro elemento bizzarro — per usare un eufemismo —: firme autorevoli, solitamente impegnate nella narrazione della lotta di classe, si chiedono all’unisono: “Ma qui nessuno ne ha parlato male”. Davvero? Si è scritto e letto di tutto, su ogni angolo di questi contenitori mediatici, e adesso si ritira la mano dopo aver lanciato una quantità di sassi che, al confronto, i Flintstones sembravano vivere alle Maldive.

Questa si chiama ipocrisia. E si manifesta a vari livelli, con atteggiamenti diversi. È proprio questo che ha stancato tanti elettori. Un atteggiamento che svilisce anni di battaglie e di scontri ideologici, e che farebbe rivoltare nella tomba molti di coloro che certe derive le hanno combattute davvero.

Il caso Pucci è, in fondo, l’ennesimo esempio di come funzionano le cose in questo Paese: che al governo ci sia la destra o che ci siano i progressisti, lo schema si ripete, anche se il risultato cambia.

Si è parlato molto, infatti, di come diversi personaggi — giornalisti e intellettuali dichiaratamente di sinistra — abbiano partecipato a eventi come Sanremo durante governi di centrodestra, accompagnando la loro presenza con critiche anche pesanti. Eppure l’esito finale non è mai cambiato: hanno partecipato, sono stati pagati e, spesso, hanno continuato a gridare “piove, governo ladro”.

Non so se si arriverà mai a un rispetto reciproco reale, in cui chiunque possa dire o fare ciò che pensa, nei confronti di chiunque, senza essere immediatamente etichettato o aggredito. Di certo, però, nel 2026 non mi aspettavo una shitstorm di queste proporzioni nei confronti di un comico.

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Antonio Di Trento
Antonio Di Trentohttps://evasioniinnocenti.blogspot.com/
Vice Direttore. Conduttore radiofonico e giornalista, laureato in Lettere e Filosofia con una tesi in Storia e Critica del Cinema presso l'Università Sapienza di Roma. Ha ricoperto il ruolo di responsabile dell'ufficio stampa per diverse aziende e società e, dal 2019 al 2024, è stato portavoce presso il Parlamento europeo a Bruxelles. Tra i fondatori dell'Agenzia di Comunicazione 26 Lettere, ha curato e cura rubriche di musica, cultura ed enogastronomia per diverse testate giornalistiche, sia online che cartacee. È autore del blog Evasioni Innocenti, dove scrive di amore, sentimenti e altri disastri. Di sé dice: "Sono nato in riva al mare, ieri con decorrenza oggi. Mi piace la leggerezza, in qualunque salsa. Se mi alzo presto, mi siedo sul divano e ci resto fino alle 11; poi colgo l'occasione e realizzo, ma sempre con la testa staccata dalle spalle. A volte sembro lento come un messicano, altre veloce come Speedy Gonzales (che, in fondo, è sempre sudamericano). Sono “assuefatto” alla musica di Pino Daniele e dei Level 42, alla scrittura di Peppe Lanzetta, al teatro di Enzo Moscato e al cinema di Pappi Corsicato. Vivo con Silvia e 5 cani, a duecento metri da mia madre, da tutti conosciuta come: la Peppina nazionale.
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