Ciclone Harry: in Sicilia il valore della prevenzione vince

Il ciclone Harry ha attraversato il Sud Italia come una lama larga e irregolare, lasciando dietro di sé un paesaggio spezzato. Sicilia, Calabria e Sardegna hanno affrontato ore di vento violento, piogge torrenziali, mareggiate fuori scala. Strade trasformate in torrenti, lungomari mangiati dal mare, collegamenti interrotti, reti elettriche in difficoltà. Un evento che ha messo sotto pressione territori già fragili, spesso segnati da anni di manutenzione discontinua e da una pianificazione che fatica a tenere il passo con un clima sempre più estremo.

Harry non è stato solo un fenomeno meteorologico: è diventato un test severo per la capacità del Paese di reagire, proteggere e imparare. Nel Mezzogiorno l’emergenza ha assunto volti diversi, ma un tratto comune ha attraversato le regioni colpite: la consapevolezza che questi eventi non rappresentano più delle eccezioni. La violenza del ciclone ha riportato al centro il tema della sicurezza del territorio, del rischio idrogeologico, dell’erosione delle coste e della necessità di scelte strutturali che guardino avanti.

La Sicilia tra fragilità strutturali e danni diffusi

Nell’Isola, il passaggio del ciclone Harry ha colpito in modo diretto centri abitati, infrastrutture strategiche e tratti costieri già messi alla prova da anni di arretramento del litorale. Le mareggiate hanno superato le difese naturali e quelle strutturali, l’acqua ha invaso quartieri costruiti vicino al mare o lungo i corsi d’acqua ormai compressi dall’urbanizzazione non sempre opportuna e non sempre autorizzata. Le piogge intense hanno fatto riaffiorare frane latenti, smottamenti, cedimenti stradali.

Il bilancio dei danni parla di miliardi di euro e di una macchina dei soccorsi che ha lavorato senza sosta. In questo contesto, la Consulta degli Ordini degli Ingegneri di Sicilia ha scelto di intervenire pubblicamente, unendo solidarietà e analisi tecnica. Serve una ricostruzione che tenga conto del rischio reale del territorio e della sua evoluzione.

Gli ingegneri in prima linea tra emergenza e sicurezza

Mentre sul territorio si contano ancora i danni e si ripristinano servizi essenziali, la Consulta sottolinea come gli eventi meteorologici estremi richiedano sistemi di prevenzione e gestione delle allerte sempre più strutturati. Il ciclone Harry ha mostrato una Sicilia vulnerabile, ma ha anche evidenziato come alcune scelte abbiano funzionato. Grazie alla efficacia della messa in atto delle misure preventive di allerta meteo e di sfollamento delle aree e/o delle singole abitazioni più a rischio, non ci sono state vittime e dove esistevano opere di mitigazione del rischio, i danni sono risultati più contenuti. Dove la pianificazione mancava o si basava su strumenti superati, invece, l’impatto è stato più duro. Un dato che spinge a interrogarsi non solo su ciò che è accaduto, ma su cosa fare adesso. In questo passaggio delicato si inserisce il contributo degli ingegneri siciliani, chiamati a valutare la sicurezza di edifici, strade, ponti e infrastrutture strategiche.

«Viviamo in un’Isola che continua a fare la conta di ingenti danni infrastrutturali, molti ingegneri sono già operativi per ripristinare servizi, sistemi di mobilità, valutando la messa in sicurezza di strutture private e pubbliche colpite dal ciclone Harry – afferma Fabio Corvo, presidente della Consulta dell’Ordine degli Ingegneri della Sicilia.  

«Grazie alle attenzioni della Protezione Civile guidata da Salvo Cocina e dei sindaci in Sicilia, che hanno gestito con scelte oculate i momenti più impetuosi dell’allerta, non ci sono state vittime. Ora l’impegno è ricostruire e coinvolge centinaia di professionisti in nuove scelte: è nostro dovere lavorare tenendo conto del rischio idrogeologico e dell’erosione costiera, è evidente che dove era già stato previsto un sistema di mitigazione i danni del ciclone Harry sono stati minori».

Il ruolo della Protezione Civile e delle amministrazioni locali

Le parole di Corvo mettono in evidenza anche la gestione dell’emergenza. Il coordinamento tra Protezione Civile e sindaci ha permesso di affrontare i momenti più critici senza vittime. Un risultato che non cancella i danni materiali, ma che conferma il valore delle decisioni tempestive e della lettura corretta delle allerte. La risposta al ciclone ha dimostrato come la prevenzione, quando esiste, possa salvare vite. Allo stesso tempo ha messo in luce le aree dove il sistema resta fragile, soprattutto nei territori che soffrono di carenze strutturali e di una pianificazione disallineata rispetto alla realtà climatica attuale.

Rischio idrogeologico ed erosione costiera: nodi irrisolti

Il rischio idrogeologico in Sicilia rappresenta una questione strutturale. Frane, alluvioni ed esondazioni fanno parte della storia dell’Isola, ma oggi cambiano frequenza e intensità. Piogge concentrate in poche ore, venti più forti, mareggiate capaci di erodere metri di costa in una sola notte. L’erosione costiera assume un ruolo centrale in questo scenario. Interi tratti di litorale arretrano, mettendo a rischio abitazioni, attività economiche e infrastrutture turistiche. La risposta, quindi, non può basarsi su interventi tampone. Richiede studi, monitoraggi e scelte urbanistiche coerenti con la natura dei luoghi, un punto su cui la Consulta insiste con forza.

Piani urbanistici obsoleti e necessità di scelte coraggiose

Il tema dei piani urbanistici emerge come uno dei punti più critici. Molti comuni siciliani utilizzano ancora strumenti datati, pensati per un contesto climatico che non esiste più. Quartieri costruiti in aree a rischio, fiumi ristretti o tombati, espansioni urbane senza adeguate opere di drenaggio. Il ciclone Harry ha mostrato il prezzo di queste scelte. La fase della ricostruzione apre una finestra rara per correggere errori accumulati nel tempo, ma richiede coraggio politico e competenza tecnica.

«Interveniamo con determinazione nei comuni siciliani che hanno piani urbanistici obsoleti – sottolinea il presidente Corvo – e rivediamoli con urgenza alla luce degli eventi. Lavoriamo in emergenza ma in sicurezza. Non disperdiamo la percezione del rischio. Occorre ricostruire tutelando l’Isola, i suoi abitanti, la sua economia. Agendo in ottica di prevenzione si possono evitare nuove drastiche perdite. La pianificazione che possiamo fare oggi sarà meno onerosa dei danni che, ancora una volta, potremmo subire».

Una scelta che riguarda il futuro della Sicilia

La percezione del rischio rappresenta una questione culturale oltre che tecnica. Dopo ogni emergenza l’attenzione cresce, poi lentamente si attenua. Le immagini scorrono, l’urgenza si affievolisce, le priorità cambiano. Il richiamo di Corvo va in direzione opposta: mantenere alta la consapevolezza. Ricostruire in sicurezza significa accettare limiti, rinunciare a edificare in alcune aree, investire in opere che non producono effetti immediati ma riducono i danni nel tempo. Significa anche tutelare l’economia dell’Isola, che vive di turismo, agricoltura e infrastrutture costiere.

La Sicilia si trova davanti a una scelta che riguarda il suo modello di sviluppo. Eventi come il ciclone Harry spingono a ripensare il rapporto con il territorio. Non si tratta solo di reagire, ma di anticipare. Sistemi di allerta più efficaci, manutenzione costante dei corsi d’acqua, difese costiere dove servono, delocalizzazione dove necessaria. Gli ingegneri parlano di prevenzione come di un investimento. La ricostruzione può diventare un punto di svolta oppure l’ennesimo ritorno fragile a un equilibrio che non regge più.

La differenza la faranno le decisioni prese ora.

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Tina Rossi
Tina Rossi
(a.k.a. Fulvia Andreatta) Editrice. Una, nessuna e centomila, il suo motto è “è meglio fingersi acrobati, che sentirsi dei nani” Dice di sé:” Per attimi rimango sospeso nel vuoto,giuro qualche volta mi sento perduto, io mi fido solo del mio strano istinto, non mi ha mai tradito, non mi sento vinto, volo sul trapezio rischiando ogni giorno, eroe per un minuto e poi...bestia ritorno...poi ancora sul trapezio ad inventare un amore magari...è solo invenzione, per non lasciarsi morire...”
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