(Adnkronos) – Sicurezza e giustizia, con lo sguardo rivolto al prossimo referendum. Ma anche legge elettorale, rapporti con gli alleati di governo e con il Colle ("non sempre d'accordo con Mattarella, ma difende gli interessi dell'Italia"), fino alle ipotesi sul futuro politico personale. La conferenza stampa di inizio anno ha offerto a Giorgia Meloni l'occasione per fare il punto sui principali dossier di politica interna e per chiarire le priorità dell'esecutivo nei mesi a venire. Uno dei nodi affrontati dalla premier è stato quello della sicurezza, indicato insieme alla crescita come uno dei due focus principali dell'anno. Rivendicando il lavoro svolto dal governo, Meloni ha riconosciuto che i risultati raggiunti non sono ancora sufficienti: "Anni di lassismo non sono facili da cancellare… Questo deve essere l'anno in cui si cambia passo sulla sicurezza, in cui si fa ancora di più". La presidente del Consiglio ha ricordato le "moltissime iniziative varate" e ha annunciato nuovi provvedimenti allo studio, a partire da un intervento specifico contro le baby gang: "La situazione è fuori controllo". Tra le misure in preparazione, Meloni ha citato il divieto del porto di armi da taglio, aggravanti per chi agisce con il volto travisato, lo stop alla vendita anche online ai minori e sanzioni nei confronti dei genitori responsabili. Un capitolo centrale dell'intervento è stato dedicato al rapporto tra sicurezza e giustizia, con un appello esplicito alla collaborazione tra le istituzioni. "Se vogliamo garantire la sicurezza occorre lavorare tutti nella stessa direzione, governo, polizia, magistratura", ha affermato la premier, intervenendo con toni critici nei confronti delle toghe. Un richiamo, secondo Meloni, necessario "per non rendere vano il lavoro del Parlamento e delle forze dell'ordine". A sostegno delle sue tesi, la presidente del Consiglio ha passato in rassegna alcune vicende di cronaca per evidenziare le difficoltà nell'azione di contrasto alla criminalità, citando, tra gli altri, il caso del capotreno ucciso e quello dell'imam di Torino liberato.
Meloni ha infine respinto le accuse di voler delegittimare la magistratura, ma ha attaccato duramente la campagna dell'Anm nelle stazioni contro il referendum sulla giustizia: "Mi fa arrabbiare, perché noi facciamo il contrario di quello che loro dicono, che vogliamo sottomettere i giudici alla politica. Noi togliamo al Parlamento la possibilità di eleggere un pezzo del Csm, questa è la realtà". E ha rincarato: "Spero si possa restare sul tema. Ma se l'Anm dice cose campate in aria allora quello diventa uno spot per il sì, vuol dire che non ha argomenti". A proposito della consultazione sulla riforma della giustizia, la presidente del Consiglio ha indicato come "più ragionevole e probabile" la data del 22-23 marzo, chiarendo che la decisione formale spetterà al prossimo Consiglio dei ministri. Meloni ha parlato di un "intento dilatorio" nelle polemiche delle ultime settimane, ma ha escluso qualsiasi forzatura da parte del governo: "Non c'è nessuna impasse", spiegando che quella finestra temporale consentirebbe, in caso di esito favorevole, di approvare le norme attuative prima del rinnovo del Csm. Ampio spazio anche alla riforma della legge elettorale. Meloni ha confermato che sono in corso interlocuzioni con le opposizioni, ribadendo la disponibilità a un confronto il più possibile ampio. La premier ha assicurato che il governo farà "tutto quello che può perché le norme siano condivise", pur avvertendo che, in caso di "chiusura pregiudiziale", non è escluso il ricorso al voto a maggioranza in Parlamento per garantire "che i cittadini abbiano la certezza che si fa quello che stabiliscono le elezioni". In questo contesto Meloni ha chiamato in causa direttamente anche la segretaria del Pd, Elly Schlein, sostenendo che dovrebbe essere "favorevole" alla riforma su cui sta lavorando il centrodestra, un proporzionale con premio di maggioranza. Si tratta, secondo la presidente del Consiglio, di "una riforma che consente a chi prende più voti di governare per cinque anni con una maggioranza solida", un meccanismo che "sarebbe un vantaggio per tutti e potrebbe rappresentare un vantaggio ancora più importante per l'opposizione che per la maggioranza". A suo giudizio, "la partita è più che aperta con una riforma di questo tipo e potrebbe dare al campo avverso una maggioranza più ampia di quella che otterrebbe con l'attuale legge", perché "il tema non è solo vincere ma riuscire a governare". Da qui l'appello a restituire centralità agli elettori: "È importante che i cittadini abbiano un potere reale, che vadano a votare e chi ha preso un voto in più possa governare e non ci siano scelte ricomposte nel palazzo". Nel corso della conferenza la presidente del Consiglio ha anche rivendicato la solidità della maggioranza che sostiene l'esecutivo, respingendo le ipotesi di tensioni interne: "Non vedo rischi per la maggioranza che sostiene il mio governo". Meloni ha definito il suo esecutivo "forse il governo più solido tra le grandi democrazie" e ha escluso sia l'ipotesi di elezioni anticipate ("non è proprio nei miei radar") sia ambizioni quirinalizie personali, con una battuta: "Non so perché non mi proponete di andare a lavorare con Fiorello… Mi basta quello che sto facendo, mi appassiona, non c'è nei miei radar di salire di livello". Quanto al futuro, ha aggiunto, "quello che farò nella prossima legislatura dipenderà dagli italiani". Davanti ai giornalisti c'è spazio anche per una stoccata (senza citarlo) all'europarlamentare della Lega Roberto Vannacci sull'invio di armi all'Ucraina. La premier ha detto di ritenere "uno sbaglio" l'auspicio che il decreto Ucraina non ottenga i voti e si è detta "stupita" che le critiche arrivino "da un generale", ricordando che le Forze armate sono fondamentali "per costruire la pace". La replica di Vannacci non si è fatta attendere: "Mai cambiato idea sull'invio di armi a Kiev. Dopo quattro anni di guerra questa strategia vede l'esercito russo avanzare. Mi stupisco che qualcuno se ne accorga solo ora", ha detto il vicesegretario del Carroccio all'Adnkronos. Meloni ha inoltre respinto l'ipotesi di un veto "filo putiniano" di Matteo Salvini e difeso il confronto interno alla maggioranza sul conflitto in Ucraina: "I fili li hanno i burattini, non i politici". Un altro passaggio è stato dedicato anche alle relazioni istituzionali con il Quirinale. Meloni ha assicurato che i rapporti con il Capo dello Stato sono "ottimi": "Non sempre siamo d'accordo", ha ammesso, ma ha sottolineato che "quando si tratta di difendere l'interesse dell'Italia, il Presidente della Repubblica Mattarella c'è". Meloni ha evitato, poi, di entrare nelle dinamiche interne di Forza Italia elogiando però l'operato del segretario azzurro Antonio Tajani dopo la scomparsa di Silvio Berlusconi. "Ha fatto un lavoro straordinario insieme agli altri dirigenti di Forza Italia", ha detto la premier, rispondendo a una domanda sulle parole dei figli del Cav. La conferenza ha toccato infine altri temi di politica interna, dal piano casa – un progetto "molto ampio" che punta a mettere a disposizione "100mila nuove case a prezzi calmierati nei prossimi dieci anni" – all'economia, con l'occupazione e il potere d'acquisto indicati come i dati più significativi per valutare lo stato di salute reale del Paese. Sul fine vita, Meloni ha ribadito la sua linea: "Io penso che il compito dello Stato e delle istituzioni non sia favorire percorsi per suicidarsi", chiarendo che sul tema "sta lavorando il Parlamento" e che il governo, al momento, "si rimette alle sue decisioni". (di Antonio Atte)
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Meloni rilancia l’azione del governo e attacca le toghe: “Vanificano il lavoro delle forze dell’ordine”



