Eric Clapton live: “One More Car, One More Rider” e il racconto di una carriera

Nel grande libro dei dischi dal vivo, One More Car, One More Rider occupa una pagina speciale, scritta con l’inchiostro dell’esperienza e riletta con la calma di chi ha già percorso molte strade. Pubblicato nel 2002, questo doppio album live non è solo la testimonianza di un tour mondiale, ma è il ritratto in movimento di Eric Clapton, artista che nel tempo trasforma il blues in linguaggio universale e la chitarra in voce narrante.

All’interno della rubrica 33 giri di ricordi, questo cd gira nel lettore come un viaggio notturno: luci basse, pubblico presente, musica che non ha bisogno di effetti speciali per colpire al cuore.

Registrato durante il Reptile World Tour tra il 2001 e il 2002, One More Car, One More Rider restituisce un Eric Clapton maturo, consapevole, essenziale. Non c’è nostalgia fine a sé stessa, ma una rilettura continua del proprio repertorio, filtrata da anni di vita, successi, cadute e rinascite. Ogni brano è un capitolo che si apre sul palco e si chiude nella memoria di chi ascolta.

Key to the Highway

Il disco si apre come una dichiarazione d’intenti. Key to the Highway non è solo un classico blues: è una metafora perfetta del percorso di Eric Clapton. La strada è ancora lì, davanti, e la chiave è sempre la musica. L’arrangiamento è rilassato ma preciso, la chitarra scivola senza fretta, sostenuta da una band che respira all’unisono. Clapton canta con misura, senza forzare, lasciando che siano le note a raccontare ciò che le parole non dicono più.

Qui si capisce subito che One More Car, One More Rider non è un greatest hits dal vivo, ma un racconto coerente, pensato come un flusso continuo. Il blues non è un genere, è una postura emotiva, ed Eric Clapton lo dimostra con naturalezza disarmante.

Eric Clapton: slowhand

Parlare di One More Car, One More Rider significa fermarsi a osservare “Slowhand” nel suo ruolo più autentico: quello di chitarrista al servizio della canzone. Nel 2002 Clapton non ha più nulla da dimostrare. La sua tecnica è interiorizzata, mai esibita. Ogni accordo, ogni pausa, ogni vibrato è frutto di una scelta narrativa.

La chitarra di Eric Clapton in questo album è sobria, calda, profondamente umana. Non cerca l’applauso immediato, ma la connessione emotiva. È il suono di chi conosce il valore del silenzio tanto quanto quello della nota giusta. Clapton suona come parla: poco, ma con peso specifico altissimo. Ed è proprio questa economia del gesto a rendere il disco così potente.

Hoochie Coochie Man

Quando arriva Hoochie Coochie Man, il blues si fa elettrico, carnale, quasi teatrale. Eric Clapton gioca con la tradizione, la rispetta e allo stesso tempo la rende personale. Il groove è solido, la band spinge senza invadere, e Clapton si muove con disinvoltura tra riff e assoli che sembrano scolpiti nel tempo.

Questo brano dimostra come One More Car, One More Rider sia anche una lezione di storia della musica afroamericana, raccontata da un musicista inglese che ha sempre riconosciuto il debito verso i suoi maestri.

2002: un anno di equilibrio

Il 2002 è un anno particolare per Eric Clapton. Arriva dopo un decennio di grande successo commerciale e personale, ma anche di profonda introspezione. Clapton è ormai una figura trasversale, amata dal pubblico rock, blues e pop. In questo contesto, One More Car, One More Rider fotografa un artista in equilibrio tra passato e presente.

Il mondo musicale sta cambiando, il digitale avanza, ma Clapton resta fedele alla dimensione del live come verità assoluta. Nel 2002 il concerto è ancora un rito collettivo, e questo doppio album ne conserva l’energia, senza filtri né sovrastrutture. È un documento che resiste al tempo perché non rincorre le mode.

Bell Bottom Blues

Con Bell Bottom Blues il clima si fa intimo. Eric Clapton rallenta, lascia spazio all’emozione pura. La voce è fragile ma sincera, la chitarra accompagna come una seconda coscienza. In questo brano si sente tutto il peso della storia personale di Clapton, ma anche la capacità di trasformare il dolore in bellezza condivisa.

Nel contesto di One More Car, One More Rider, questa canzone rappresenta una pausa riflessiva, un momento in cui il pubblico trattiene il respiro e ascolta.

La super band

Uno degli elementi fondamentali del disco è la super band che lo accompagna. Andy Fairweather Low alle chitarre e cori è il partner ideale, discreto e affidabile. David “So” Sancious alle tastiere e chitarra aggiunge profondità e colore. Nathan East al basso e ai cori è una colonna portante, elegante e preciso. Steve Gadd alla batteria è pura classe ritmica, mai invasivo, sempre perfetto. Greg Phillinganes alle tastiere e all’Hammond organ arricchisce gli arrangiamenti con gusto raffinato. Billy Preston, all’Hammond organ, porta con sé un’anima gospel che eleva l’intero sound.

Questa formazione non accompagna semplicemente Clapton: dialoga con lui. One More Car, One More Rider è il risultato di un equilibrio collettivo, dove ogni musicista sa quando farsi avanti e quando fare un passo indietro.

River of Tears

River of Tears è uno dei momenti più intensi del disco. Eric Clapton affronta il tema della perdita con una compostezza che amplifica l’impatto emotivo. La performance è misurata, quasi sospesa. Il pubblico ascolta in silenzio, consapevole di trovarsi davanti a qualcosa di autentico.

Questo brano conferma come il live, per Clapton, sia uno spazio di verità, non di finzione.

Cocaine

Arriva anche Cocaine ed è un momento quasi liberatorio. Il groove è irresistibile, la band si diverte, Eric Clapton guida senza forzare. È la chiusura perfetta di un viaggio lungo e coerente, che lascia il pubblico con la sensazione di aver assistito a qualcosa di vero.

E a chiudere spazio agli “encores”, dove non poteva mancare Layla, qui proposta in versione elettrica. Eric Clapton non cerca di replicare il mito, ma lo attraversa. Il riff è ancora potente, ma il peso degli anni lo rende più consapevole. È Layla vista da chi ha vissuto, sofferto, superato. In One More Car, One More Rider, questo brano diventa un ponte tra epoche diverse della carriera di Clapton.

La chiusura è affidata a Over the Rainbow, e forse non poteva essere diversamente.

Wonderful tonight

One More Car, One More Rider non è solo un album live: è una fotografia sonora di Eric Clapton nel pieno della sua maturità artistica. Per la rubrica 33 giri di ricordi, questo disco rappresenta la capacità della musica di accompagnarci nel tempo, di cambiare con noi, senza perdere identità.

Mentre il cd continua a girare nel lettore, resta la sensazione di una strada che non finisce mai. Un’altra macchina, un altro chilometro, e un altro biglietto per un concerto: Eric Clapton è ancora lì, a raccontare il blues come se fosse la prima volta.

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Lele Boccardo
Lele Boccardo
(a.k.a. Giovanni Delbosco) Direttore Responsabile. Critico musicale, opinionista sportivo, pioniere delle radio “libere” torinesi. Autore del romanzo “Un futuro da scrivere insieme” e del thriller “Il rullante insanguinato”. Dice di sè: “Il mio cuore batte a tempo di musica, ma non è un battito normale, è un battito animale. Stare seduto dietro una Ludwig, o in sella alla mia Harley Davidson, non fa differenza, l’importante è che ci sia del ritmo: una cassa, dei piatti, un rullante o un bicilindrico, per me sono la stessa cosa. Un martello pneumatico in quattro: i tempi di un motore che diventano un beat costante. Naturalmente a tinte granata”.
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