Parcheggi a Sanremo: 100 euro al giorno per la settimana del festival

Parcheggi a Sanremo: 100 euro al giorno per la settimana del festival e i prezzi degli appartamenti volano alle stelle

Non manca molto all’edizione numero 76 del Festival di Sanremo 2026: l’evento si terrà dal 24 al 28 febbraio e, e, così come ogni anno, l’asta al rialzo per gli affitti in città ha nuovamente battuto ogni precedente record, raggiungendo – anzi superando – livelli da strozzinaggio. Ogni anno alla “spremitura” si aggiungono sempre nuovi torchiatori: quest’anno – a grande richiesta – si sono uniti i parcheggi di Sanremo centro.

Ne avevamo già scritto un anno fa (Appartamenti in affitto a Sanremo: prezzi da paura per la settimana del Festival), denunciando una speculazione ormai consolidata e quasi normalizzata, ma la situazione attuale dimostra chiaramente che nulla è cambiato: anzi, ogni anno sembra essere peggio del precedente. Se è vero che dal punto di vista del libero mercato il prezzo viene fissato dalla domanda, dal punto di vista di chi con il Festival ci lavora – ma vale per qualsiasi altro evento dal Salone del Mobile alla Fashion Week – sono dolori. Perché, mentre i giornalisti e gli addetti ai lavori attendono con ansia gli accrediti, i proprietari di case e appartamenti si sfregano le mani come Mr. Burns, ritoccano le tariffe e, sempre che sia possibile, riducono cortesia e disponibilità, forti del fatto che chi deve lavorare al Festival non può permettersi di negoziare, né di scegliere di soggiornare in località limitrofe.

Dio come ti amo (Gigliola Cinquetti)

Perché Sanremo è Sanremo

Queste finestre temporali strettissime, fatte di urgenze e necessità impellenti, rendono le località che ospitano questi eventi (vedi Olimpiadi invernali), così come molte località turistiche, terreno fertile per speculazioni di ogni genere, trasformando tutti i locali in vampiri assetati di sangue.

È così, che anche a Sanremo, anno dopo anno, sistemazioni che in altri periodi dell’anno costerebbero poche centinaia arrivano a costarne migliaia, tanto che persino la differenza tra un affitto estivo ferragostano e quello della settimana del Festival è divenuta ormai abissale, e purtroppo non finisce qui, perché da quest’anno anche gli spazi all’aperto, i parcheggi, sono solo per pochi ricchi.

In questo contesto, la città appare divisa in due mondi paralleli. Da un lato, il glamour, il palco, le luci e i riflettori che trasformano Sanremo in un set a cielo aperto. Dall’altro, la dure realtà di chi deve lavorare: giornalisti, fotografi, tecnici, addetti alla produzione e persino blogger che, per garantire la copertura dell’evento, si trovano a dover affrontare una città dove ogni metro quadrato di abitazione o di parcheggio, ma persino un semplice caffè, sono inaffrontabili.

È questo il paradosso del Festival: un evento che invita la stampa a celebrare la musica e la cultura, ma che finisce per escludere chi non può pagare cifre folli. Chi ha la possibilità di investire decine di migliaia di euro per una settimana di lavoro riesce a vivere il sogno, mentre chi non ha queste possibilità e deve calcolare ogni spostamento, ogni sosta, ogni euro, deve decidere se rinunciare o accettare consapevolmente di farsi rapinare.

Senza pietà (Anna Oxa)

La dura legge del mercato libero

Sanremo si trasforma ogni anno in un palcoscenico a cielo aperto, attirando l’indotto dei media e fan da ogni parte del mondo. La città, già di per sé elegante e accogliente, si trova improvvisamente travolta da un flusso umano continuo, e tutto il settore commerciale ne risente immediatamente. I ristoranti, bar, supermercati e anche le attività più piccole aumentano i prezzi in modo incredibile, approfittando del fatto che, per chi lavora, non esistono alternative immediate. Un panino o un caffè possono costare il doppio, i menù turistici diventano quasi inaccessibili e persino il parcheggio davanti a un locale viene trasformato in una risorsa da spremere economicamente.

Fin qui, nulla di diverso da quello che può succedere in questo momento a Cortina o a Milano, o a Roma durante il Giubileo. Sono le leggi del libero mercato e noi ci siamo dentro.

È chiaro che la città intera, per cinque giorni intensi, diventa una macchina da soldi: ogni servizio, ogni spazio, ogni piccolo vantaggio logistico è mercificato.

Per dire di no (Alexia)

Andare a Sanremo non è una vacanza

Ma per chi deve lavorare, ogni scelta diventa complicata. Si tratta di decidere se alloggiare nel centro storico e pagare cifre esorbitanti, con il vantaggio di essere vicino a tutto, o se accettare soluzioni più economiche fuori città, nei paesi limitrofi, consapevoli che questo comporterà ritmi e spostamenti estenuanti. Gli appartamenti a prezzi relativamente accessibili si trovano infatti solo a Ospedaletti, Arma di Taggia, Bordighera o Imperia, ma per raggiungere il centro di Sanremo occorre affrontare un traffico che, nei giorni clou del Festival, ricorda quello delle grandi metropoli come Nuova Dehli. Le strade sono spesso bloccate, con auto blindate che trasportano artisti, tecnici e addetti ai lavori, e chiunque si muova con un mezzo proprio rischia ritardi e stress notevoli.

La situazione paradossale è che, mentre Sanremo prospera e guadagna milioni grazie all’evento, chi lavora per garantire la copertura giornalistica deve affrontare condizioni logistiche da incubo, costi enormi e un livello di stress che difficilmente si immagina guardando i riflettori accesi sul palco dell’Ariston. La città diventa, in questi giorni, non solo un centro culturale e musicale, ma un vero e proprio laboratorio di speculazione economica, dove chi può sfruttare la domanda obbligata lo fa senza esitazioni.

Tornando a noi poveri comuni mortali che di mestiere facciamo i giornalisti, per capire perché il parcheggio è un tassello essenziale della nostra attività, dovete sapere come si svolge una nostra giornata tipica.

Fiumi di parole (Jalisse)

La giornata tipo del giornalista a Sanremo

La sala stampa apre alle 10 del mattino e le conferenze stampa proseguono fino alle 19. Molti di noi hanno incontri, eventi e interviste private e rimbalzano come palline da flipper da un albergo all’altro, da un negozio all’altro, da una location all’altra. Alle 20,30 inizia la serata del festival e chi è giurato deve seguirla fino alla fine come, del resto, anche chi non vota, perché, sennò, che ci è andato a fare?

Quindi, il pezzo di chiusura va terminato alla fine della serata che, per bontà di Carlo Conti, non termina più alle due del mattino, come invece succedeva con Amadeus. E poi c’è il dopo Festival.

Mangiare è un lusso – e non solamente economico – che ci si permette se capita, quando capita e non chiedeteci come. Dormire pure.

Perchè, se si opta per risparmiare qualcosa, si deve soggiornare nelle località limitrofe, con la consapevolezza di di aggiungere un paio di ore per gli spostamenti, ovviamente da sottrarre ai minuti dedicati al riposo. Ma doversi svegliare molto prima del tempo ed affrontare code interminabili potrebbe essere – se umanamente affrontabile – parte del lavoro (non a caso in molte parti del mondo si dice faticare) mentre rischiare di arrivare tardi a eventi o conferenze è un problema non gestibile, e la consapevolezza che ogni ritardo potrebbe compromettere un’intera giornata di lavoro diviene ansia pura.

Mistero (Enrico Ruggeri)

La ricerca disperata di un alloggio

Trovare un appartamento durante la settimana del Festival è diventata una vera e propria odissea. Su piattaforme come Airbnb e Booking, bilocali modesti e senza servizi extra vengono proposti a prezzi che arrivano a triplicare o addirittura settuplicare quelli dell’estate. Ci è capitato di vedere appartamenti che in agosto si affittano per 800–900 euro a settimana, proposti a 3.500 euro o più. Non si tratta di suite con vista mare, ma di spazi essenziali: una camera da letto, un soggiorno con angolo cottura e, ovviamente senza parcheggio. Del resto, la Liguria non offe molti spazi.

Gli host, spesso, applicano rincari immediati non appena vengono annunciate le date ufficiali del Festival, approfittando del fatto che chi cerca casa non può aspettare. È una corsa contro il tempo: prenotare troppo tardi significa rischiare di non trovare nulla; prenotare subito può significare pagare cifre che sfidano ogni logica, o capita di vedersi arrivare una disdetta “last minute” due giorni prima della partenza – vi giuro che parlo per esperienza personale – con una motivazione di indisponibilità dei locali non ben precisata. In buona sostanza, per chi deve garantire la copertura giornalistica, la scelta non è tra comodo o scomodo, ma tra affrontare la sfida da Bear Grylls e cercare di sopravvivere alla settimana del Festival.

Questo meccanismo, pur legale secondo le regole del libero mercato, non solo è eticamente discutibile ma trasforma l’urgenza professionale in un ricatto e in un’opportunità di lucro senza limiti.

Senza te o con te (Annalisa Minetti)

La follia dei parcheggi

Se cibo e alloggi sono l’oggetto principale della speculazione, i parcheggi a Sanremo costituiscono la nuova frontiera della corsa all’oro. I giornalisti e gli addetti ai lavori, che devono spostarsi continuamente tra sala stampa, Palafiori, Ariston e altri luoghi di lavoro, si trovano spesso senza soluzioni praticabili. Il Palafiori, sede della Sala Stampa Lucio Dalla, ha un parcheggio sotterraneo ma, nella settimana festivaliera, è chiuso al pubblico ed è riservato alle forze dell’ordine e al flusso delle auto di rappresentanza, nonché a quelle degli artisti e management.

Gli spazi liberi in città sono praticamente inesistenti, e quelli disponibili sono offerti a tariffe impossibili: parcheggi multipiano a 100 euro al giorno diventano quasi la norma, e parcheggiare per più giorni richiede l’accensione di un mutuo in banca.

Da anni utilizziamo il parcheggio multipiano che si trova dietro il Palafiori e, fino all’anno scorso, un abbonamento settimanale aveva il costo di 140 euro. Quindi, come ogni anno, abbiamo contattato il parcheggio per prenotare non uno, ma ben due posti, e questa è stata la risposta:

Soldi (Mahmood)

Esperienza personale

Pensando che il prezzo proposto fosse per entrambe le auto, ci siamo recati personalmente il loco ma – ça va san dire – avevamo capito male: quest’anno la richiesta – avevamo capito male: quest’anno la richiesta di un unico posto auto per una sola settimana è di 700 euro, con un rincaro del 600% rispetto all’anno precedente, e per grazia divina, in uno slancio di rinomata generosità locale, il titolare era disposto a farci lo sconto, e, ovviamente a condizione di parcheggiare due auto, ce li avrebbe lasciati a soli 1000 euro.

E non vogliamo parlare dell’arroganza con cui il gestore (e proprietario) si è espresso dando un vero e proprio esempio di ospitalità ligure.

In buona sostanza, ha affermato che sarebbe stato disposto a farci parcheggiare anche gratis in altri giorni, ma che la settimana del festival è un’occasione unica per fare cassa, irripetibile durante il resto dell’anno. Cosa non vera, in quanto Sanremo gode di flussi di un turismo costante, sia in estate che nelle altre stagioni in quanto oltre, ad essere una località balneare, ha il mercato dei fiori e diverse attrattive di carattere culturale e folkloristiche.

Ciò significa che, oltre al turismo, per il nostro ospitale e cortese amico parcheggiatore, ci sono i residenti ed i locali che sicuramente lo utilizzano ampiamente e – non dimentichiamo – che il suo garage è a poche centinaia di metri dal Teatro Ariston che ha un ricco ed interessa cartellone, non solo a febbraio.

Non è l’inferno (Emma)

Gli ostacoli

La logistica durante il Festival non si riduce al semplice disagio – fastidioso corollario di questo genere di eventi – ma è un ostacolo concreto ed in certa misura invalicabile: capace di consumare energie fisiche e mentali di chi lo affronta. Le auto blindate, i convogli di sicurezza, le strade chiuse e i percorsi deviati aggiungono ulteriore pressione ad una viabilità già compressa dalle caratteristiche del territorio.
Chi cerca di risolvere prenotando un appartamento più economico fuori da Sanremo, si trova poi a pagare un prezzo in termini di fatica, tempo e stress molto superiore a quanto risparmia in denaro. Non è infatti raro imbattersi giornalisti che, per arrivare in tempo in sala stampa, devono alzarsi “anzi il chiarir dell’alba” per poter dedicare un’ora e mezza oltre il tempo realmente necessario, per affrontare sia il traffico congestionato che la ricerca di parcheggi inesistenti.

Questa ultima follia dei parcheggi non è quindi un dettaglio marginale: è parte integrante di una macchina da torchio che però non macina frutti selezionati ma tutto ciò che di li passa, facendosi beffe anche di chi con il festival lavora.

Perdere l’amore (Massimo Ranieri)

Ci vorrebbe un anno sabbatico

A questo punto, viene naturale chiedersi se non sia arrivato il momento, di una gesto simbolico, un atto dimostrativo che serva da lezione a questa cittadina, che prospera – anno dopo anno – anche, e forse soprattutto, grazie a questo evento di straordinaria portata nazionale e di comunque buona rilevanza internazionale? Potrebbe, infatti, trarre grande insegnamento dal vivere, anche solo per un anno, l’esperienza di non avere il Festival. Forse l’eventuale decisione della Rai di spostare temporaneamente la kermesse altrove non sarebbe tanto un atto punitivo quanto una provocazione necessaria a far capire cosa significa perdere visibilità, indotto economico, turismo e rilevanza mediatica, e forse anche per ricordare quanto sia importante trattare chi lavora con misura e un minimo onestà, e non chiediamo gentilezza e cordialità perché non crediamo nei miracoli) chi ti dà da mangiare, e con rispetto chi, come te, durante questa speciale settimana lavora.

Il Festival non è un diritto acquisito: è un privilegio che richiede responsabilità e attenzione. Chi gestisce l’ospitalità e l’accoglienza dovrebbe ricordarlo, invece di trasformare ogni appartamento in un oggetto di speculazione economica, ogni parcheggio in una risorsa da spremere e ogni piccolo servizio in un’opportunità di sciacallaggio.

E dovrebbero comprendere che la presenza dei giornalisti, dei tecnici e degli addetti ai lavori è fondamentale per la riuscita dell’evento in quanto garantiscono quella copertura mediatica e quella visibilità che genera il loro ritorno economico, che per chi non è ottenebrato dalle palanche va ben oltre i guadagni immediati. Ignorare questo aspetto significa minare il valore stesso del Festival, trasformando un evento culturale in una macchina di profitto indiscriminato, utile solo a speculatori che si approfittano della contingenza senza capire il valore sul lungo periodo.

Messaggio d’amore (Matia Bazar)

Una modesta proposta

Accanto alla denuncia delle criticità, è altresì doveroso avanzare proposte concrete. Non si chiedono, né tantomeno si pretendono, privilegi, ma semplici agevolazioni – regolamentate e trasparenti – per chi lavora ufficialmente al Festival.
Una possibile soluzione potrebbe consistere nel destinare una quota del parcheggio del Palafiori, prevedendo un abbonamento riservato ai giornalisti accreditati Rai, con accesso subordinato alla verifica dell’accredito ufficiale. In alternativa, l’Amministrazione potrebbe attivare una convenzione temporanea – sempre tramite abbonamento – che consenta ai giornalisti accreditati di usufruire di tariffe calmierate, non gratuite ma sostenibili, in aree strategiche quali la zona della vecchia stazione o del vecchio silo.

Non si richiedono trattamenti di favore, né concessioni gratuite. Si chiede piuttosto di affrontare un problema concreto, facilmente risolvibile attraverso accessi regolamentati, posti contingentati e tariffe convenzionate. Si tratterebbe di un primo segnale di attenzione verso chi contribuisce in maniera determinante alla visibilità nazionale e internazionale della città, migliorando al contempo la gestione logistica del Festival senza incidere negativamente sulle entrate comunali.
Una scelta di buon senso, capace di trasformare una criticità ricorrente in un esempio virtuoso di collaborazione tra istituzioni e media.

Zitti e buoni (Måneskin)

Il valore del festival e del lavoro dei giornalisti

Forse è arrivato il momento di riflettere su queste dinamiche e chiedersi se non si possa trovare un equilibrio più giusto tra il desiderio di vivere il Festival e la necessità di non farsi derubare. Dopotutto, giornalisti, fotografi e company vengono per lavorare e dare visibilità non solo alla kermesse canora, ma anche alla città stessa, portando comunque ricchezza non solo ai locatori, ma anche a ristoratori e negozi.

La visione di un Sanremo senza stampa e pubblico è davvero utopia, ma di questo passo, non basterà più la giustificazione “perchè Sanremo è Sanremo” per farsi andar bene qualsiasi trattamento, perchè a tutto c’è un limite, anche a Sanremo.

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Immagine parzialmente creata con IA Bing Creator

Tina Rossi
Tina Rossi
(a.k.a. Fulvia Andreatta) Editrice. Una, nessuna e centomila, il suo motto è “è meglio fingersi acrobati, che sentirsi dei nani” Dice di sé:” Per attimi rimango sospeso nel vuoto,giuro qualche volta mi sento perduto, io mi fido solo del mio strano istinto, non mi ha mai tradito, non mi sento vinto, volo sul trapezio rischiando ogni giorno, eroe per un minuto e poi...bestia ritorno...poi ancora sul trapezio ad inventare un amore magari...è solo invenzione, per non lasciarsi morire...”
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