Sanremo 1986 segna un passaggio decisivo nella storia del Festival della canzone italiana. È l’edizione che consacra Eros Ramazzotti, affida per la prima volta la conduzione a una donna e restituisce centralità alla musica dal vivo. Un Festival che guarda avanti, restando profondamente ancorato al suo tempo.
1986: l’Italia cambia ritmo
Il 1986 si colloca nel cuore degli anni Ottanta maturi. L’Italia vive una fase di apparente stabilità economica, la televisione generalista domina l’immaginario collettivo, le radio private influenzano gusti e classifiche. Nel mondo esplodono nuovi linguaggi musicali: il pop internazionale si raffina, il rock si fa più accessibile, la produzione diventa centrale. In Italia la canzone cerca un equilibrio tra tradizione melodica e modernità. Cresce l’attenzione per artisti capaci di parlare a un pubblico ampio senza rinunciare a un’identità forte. Sanremo resta il principale termometro di questo cambiamento, uno spazio dove il popolare incontra l’autoriale e dove il successo discografico passa ancora dall’Ariston.
Festival di Sanremo 1986: Loretta Goggi e il ritorno alla musica
La 36ª edizione del Festival di Sanremo va in scena al Teatro Ariston dal 13 al 15 febbraio 1986. Alla conduzione c’è Loretta Goggi, prima donna a guidare ufficialmente il Festival, affiancata da Anna Pettinelli, Mauro Micheloni e Sergio Mancinelli, volti di Discoring. La direzione artistica è affidata a Gianni Ravera, che imposta un Festival sobrio, concentrato sulle canzoni. Un elemento chiave è il ritorno al canto dal vivo su basi preregistrate, dopo anni di playback, scelta che restituisce credibilità musicale alla manifestazione. Il pubblico vota tramite schedine Totip, rafforzando il legame diretto con gli spettatori. Il podio finale fotografa un momento preciso della musica italiana: Eros Ramazzotti vince con “Adesso tu”, Renzo Arbore arriva secondo con “Il clarinetto”, Marcella Bella è terza con “Senza un briciolo di testa”. Un Festival meno spettacolare, ma più musicale.
“Canzoni alla radio” e nuovi protagonisti
Sanremo 1986 resta memorabile anche per le “canzoni alla radio”, brani che conquistano il pubblico pur senza salire sul podio. Tra i Big, Enrico Ruggeri con Rien ne va plus e Scialpi con No East No West, portano per la prima volta titoli stranieri per le canzoni in gara, con sonorità moderne che dialogano con la radiofonia del momento. Mango, con Lei verrà, impone al pubblico la grandezza del grande, grandissimo, Pino, una delle voci più raffinate della musica italiana. La classifica regala sorprese: al penultimo posto troviamo Zucchero, mentre l’ultimo degli Stadio con Canzoni alla radio che diventa con il tempo (mio personalissimo parere), una delle più belle canzoni della storia della musica italiana, confermando che il valore di un brano non si misura solo con la posizione in classifica.
Tra le Nuove Proposte, oltre alla vincitrice Lena Biolcati, segnaliamo la partecipazione di artisti destinati a lasciare il segno: Gatto Panceri, Paola Turci e Lanfranco Carnacina, che circa quarant’anni dopo ritroveremo come concorrente a The Voice Senior. Questo mix di giovani talenti e canzoni che ancora oggi restano nel cuore testimonia la capacità di Sanremo 1986 di leggere il futuro della musica italiana, anticipando tendenze e consolidando voci che diventeranno protagoniste.
Eros Ramazzotti e “Adesso tu”: la consacrazione
Eros Ramazzotti arriva a Sanremo 1986 dopo il successo tra le Nuove Proposte nel 1984 con “Terra promessa”. “Adesso tu” rappresenta la svolta definitiva. Il brano unisce una struttura melodica solida a un linguaggio diretto, immediato, capace di parlare a più generazioni. La voce di Ramazzotti è già riconoscibile: timbro graffiato, emissione potente, fraseggio istintivo. Non cerca virtuosismi, punta sull’urgenza emotiva. La vittoria a Sanremo lo consacra come protagonista della musica italiana e apre le porte a una carriera internazionale. “Adesso tu” diventa un classico istantaneo, simbolo di un pop italiano che sa essere popolare senza perdere carattere.
Renzo Arbore e Marcella Bella: due visioni musicali diverse sul podio
Il secondo posto di Renzo Arbore con “Il clarinetto” porta ironia, leggerezza e cultura musicale sul palco dell’Ariston. Arbore gioca con la tradizione, cita il jazz, ribalta i codici sanremesi senza distruggerli. Il terzo posto di Marcella Bella con “Senza un briciolo di testa” conferma la solidità di un’artista capace di attraversare decenni mantenendo una forte identità vocale. Il podio di Sanremo 1986 racconta tre modi diversi di intendere la canzone italiana: pop emozionale, intrattenimento colto e interpretazione classica.
Le Nuove Proposte e il futuro che avanza
La sezione Nuove Proposte premia Lena Biolcati con “Grande grande amore”. È una categoria che conferma il ruolo di Sanremo come palestra per nuovi talenti. Anche se non tutti diventeranno protagonisti assoluti, il Festival continua a offrire visibilità e possibilità concrete di crescita. Sanremo 1986 dimostra che il ricambio generazionale è possibile, purché sostenuto da qualità e credibilità.
Ospiti internzionali: un vero Parterre de Roi
Il Festival di Sanremo 1986 non vive solo di canzoni in gara, ma si configura anche come vetrina internazionale grazie a un parterre di ospiti stranieri di primissimo piano, un elemento che arricchisce l’atmosfera e testimonia il legame tra la kermesse italiana e la scena pop mondiale.
Tra gli ospiti che si esibiscono sul palco dell’Ariston spiccano nomi che dominano le classifiche globali: Sting con Russians, portando un brano dal forte contenuto emotivo e internazionale, e gli Spandau Ballet con Fight for Ourselves, rappresentanti dell’onda new romantic che attraversa gli anni Ottanta.
La band giovanile dei Menudo, tra cui figura il futuro star Ricky Martin, incanta con Baci al cioccolato, mentre i Mr. Mister presentano Broken Wings, uno dei successi rock più riconoscibili dell’epoca. La scena new wave e pop inglese è ben rappresentata dai Prefab Sprout (The Captain of Her Heart) e dai Talk Talk (Life’s What You Make It), mentre i Depeche Mode portano Stripped, segnando un momento cult per il pubblico italiano. Completano il quadro artisti come Double, Fine Young Cannibals e King, con sonorità che spaziano dal pop sofisticato al soul‑infused.
Questa presenza internazionale impreziosisce Sanremo 1986, trasformandolo in un evento che va oltre la gara canora, con artisti globali che offrono al pubblico italiano un assaggio dell’evoluzione della musica contemporanea.
Tra questo vero e proprio parterre de roi, spicca, si fa per dire, il nome di Cristiano Malgioglio (Café Chantant): che dire, #stendiamounvelopietoso.
Un Festival che lascia un segno
Sanremo 1986 resta un’edizione chiave nella storia del Festival della canzone italiana. Introduce una nuova centralità femminile con Loretta Goggi, restituisce dignità alla musica dal vivo, consacra Eros Ramazzotti come star nazionale. È un Festival che non urla, ma costruisce. Un ponte tra la tradizione e una modernità che sta arrivando.
L’Ariston diventa ancora una volta il luogo dove la musica italiana prende forma, guarda avanti e si riconosce.
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