Programmi TV in prima serata: richiamo alla Rai per ritardi e troppa pubblicità

C’erano anni in cui la televisione scandiva il tempo delle famiglie ed era bello quando si riunivano intorno al focolare domestico e cenavano presto. “Dopo Carosello a nanna” non era solo una frase, era una regola domestica condivisa in tutta Italia. I bambini aspettavano gli sketch pubblicitari come piccoli spettacoli serali, poi la giornata finiva lì. Gli adulti restavano davanti allo schermo per il film o per il varietà, che iniziava intorno alle 21, con una pausa pubblicitaria tra primo e secondo tempo e un orario di chiusura ragionevole, spesso entro le 23. Il giorno dopo si lavorava, ci si alzava presto, e la televisione rispettava quel ritmo.

Era meglio quando si stava peggio

Oggi il concetto stesso di prime time ha cambiato forma. I programmi TV in “prima serata” sono soprattutto fiction, serie e film che intercettano gusti diversi, compresi quelli dei più giovani. Eppure, l’orologio si è spostato in avanti: le famiglie cenano più tardi e i quiz imperano nella fascia oraria tra il TG della sera e la programmazione serale.

L’inizio effettivo dei programmi si avvicina spesso alle 22, le interruzioni pubblicitarie si moltiplicano e un film da un’ora e mezza può durare fino a mezzanotte, per non parlare dei programmi di varietà e intrattenimento che, molto spesso, fanno slittare di parecchi minuti anche il telegiornale della notte.

L’unica cosa che non è cambiata dai “bei tempi” è che la sveglia suona ancora presto, si ap er gli adulti che per i bambini, ed è proprio su questo scarto tra abitudini quotidiane e nuovi tempi televisivi che si inserisce il richiamo dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni alla RAI – Radiotelevisione italiana: il rispetto degli orari annunciati non riguarda solo una questione tecnica di palinsesto, ma il rapporto di fiducia con chi, la sera, sceglie di sedersi davanti allo schermo sapendo a che ora comincia  – e a che ora dovrebbe finire – uno spettacolo.

Aspettando il prime time

La questione degli orari dei programmi TV in prima serata incide direttamente sulle abitudini del pubblico. La durata sempre più estesa, appesantita da blocchi pubblicitari ravvicinati, ha cambiato il modo di guardare la televisione. Molti spettatori non hanno più voglia di attendere venti minuti prima che inizi davvero la trasmissione annunciata, né di seguire un film spezzato da interruzioni frequenti proprio nei passaggi più intensi.

Il risultato è che una parte del pubblico sceglie le piattaforme a pagamento, dove la disponibilità è immediata e l’interruzione pubblicitaria assente o molto contenuta; un’altra preferisce rivedere i contenuti in differita su RaiPlay, così da iniziare quando vuole e saltare le pause. È una migrazione silenziosa, dettata più dalla stanchezza che dall’infedeltà al marchio.

Certo, questa è una pratica che penalizza tutte le reti, Mediaset o RAI, ma è proprio la differenza sostanziale tra l’una e l’altra che fa… La differenza! E la fa sia per il pubblico che per il Garante, perché la RAI – Radiotelevisione italiana S.p.A. non è un operatore commerciale qualunque. È il servizio pubblico, finanziato in larga parte dal canone. Proprio per questo, il rapporto con i telespettatori dovrebbe poggiare su affidabilità e rispetto dei tempi annunciati. Quando l’attesa si allunga sistematicamente e la visione si frammenta di continuo, il disagio non riguarda solo la qualità dell’esperienza televisiva, ma tocca il senso stesso di un servizio che dovrebbe mettere il pubblico al centro.

Le segnalazioni: ritardi sistematici in prima serata…

Tutto nasce dalla segnalazione di un utente che ha portato al monitoraggio approfondito da parte di Agcom tra settembre e novembre 2025.

Il motivo del richiamo è semplice e riguarda milioni di telespettatori: se il palinsesto dice 21:30, il programma deve iniziare alle 21:30. Su questo punto Agcom chiede alla RAI coerenza tra gli orari comunicati al pubblico e quelli effettivi di messa in onda, soprattutto nella fascia di prime time.

La prima segnalazione arriva a ottobre 2025 e denuncia il ritardo della fiction “La ricetta della felicità” su Rai1: prevista alle 21:30, parte alle 21:50, evidenziando che “simili ritardi si verificano con frequenza quasi quotidiana” e che la modifica dell’orario costituisce “un evidente disservizio per il pubblico, che fa affidamento sugli orari comunicati nei palinsesti ufficiali”.

Nei giorni successivi altra segnalazione, indirizzata per conoscenza anche alla Rai, che evidenzia slittamenti anche per “Affari tuoi” e “Tale e Quale Show” del 10 ottobre 2025, imputandolo anche ad “interruzioni pubblicitarie prolungate. Il segnalante ha ribadito che “La discrepanza tra gli orari ufficialmente comunicati al pubblico e quelli effettivi di trasmissione appare dunque non episodica, ma sistematica, e produce un disservizio continuativo per i telespettatori”.

…e troppa pubblicità

A novembre arriva un’ulteriore segnalazione e il quadro si allarga: da mesi, sostiene l’esponente, i canali Rai non rispettano con puntualità gli orari ufficiali. Gli scostamenti superano spesso i dieci o quindici minuti e rendono difficile programmare la visione, soprattutto per chi segue informazione e cultura con orari definiti.

Infine, evidenzia anche “l’inserimento sistematico e sempre più frequente di blocchi pubblicitari, talvolta introdotti ogni dieci minuti di programmazione effettiva”. Considera inoltre, che tale pratica, “oltre a risultare fastidiosa e snervante, compromette la fruibilità dei contenuti, spezzando continuamente la continuità narrativa dei programmi e generando un’esperienza visiva frammentata e decisamente poco qualitativa”. L’esponente, considerato che la Rai opera quale servizio pubblico finanziato, in larga parte, dal canone, ritiene “particolarmente inappropriato un ricorso tanto intensivo e martellante alla pubblicità”.

Il monitoraggio di Agcom

Seguito a queste segnalazioni, l’Autorità ha analizzato e monitorato i dati di messa in onda dei programmi TV in prima serata di Rai1, Rai2 e Rai3 nel trimestre settembre-novembre 2025 e li ha confrontati con gli orari ufficiali diffusi alla stampa e al pubblico.

Per adottare un criterio prudente, ha considerato come inizio del prime time anche le “anteprime” che spesso precedono il programma principale. Ma anche con questa impostazione, sono emersi ritardi sistematici su Rai1 e Rai2, spesso superiori ai dieci minuti. Se si guarda all’orario reale di inizio del programma vero e proprio, lo scarto in diversi casi supera i venti minuti. Rai3 mostra una situazione più contenuta, con ritardi sporadici e qualche anticipo.

Agcom ha esaminato anche gli affollamenti pubblicitari nella fascia 18:00–24:00, senza però rilevare superamenti dei limiti di legge: i dati rispettano i tetti previsti, grazie al meccanismo di compensazione su base oraria. Eppure, i numeri mostrano una concentrazione costante della pubblicità tra le 20:30 e le 21:00, proprio nella finestra che precede il prime time, con picchi significativi a settembre 2025. Una curva simile a quella dei grandi operatori commerciali, pur con valori assoluti inferiori per via dei vincoli specifici imposti al servizio pubblico.

Per l’Autorità questi elementi descrivono scelte organizzative strutturate, legate alla costruzione del palinsesto e alla collocazione degli spot nella fascia di massimo ascolto e la sistematicità induce al escludere il fatto che siano episodi isolati o a semplici variazioni dovute alla durata dei programmi.

La posizione della Rai

Nella risposta inviata il 31 ottobre 2025, la Rai respinge le contestazioni. Sostiene che il Contratto di servizio non impone il rispetto dell’orario puntuale di ogni singolo programma e che la programmazione può subire variazioni legate alla durata effettiva delle trasmissioni e alle esigenze editoriali.

Pochi giorni prima, però, un comunicato del Direttore Rai Intrattenimento Prime Time aveva annunciato l’intenzione di accorciare “Affari Tuoi” per

Le regole del servizio pubblico

Il punto di partenza è il Contratto nazionale di servizio che lega lo Stato e la Rai per il quinquennio 2023-2028 (formalmente 2024-2029). In quel testo, all’Allegato 1, punto 3, si legge che la programmazione deve essere diffusa “nel rispetto degli orari di trasmissione” e in modo equilibrato durante l’anno e nelle diverse fasce orarie, prime time compreso. E non è un dettaglio tecnico da poco.

Il Contratto di servizio richiama principi centrali per un’emittente finanziata in larga parte dal canone: affidabilità, trasparenza, qualità del servizio e tutela degli utenti. L’Autorità ha il compito di verificare che questi impegni non restino sulla carta, come prevede anche il Testo unico sui servizi di media audiovisivi.

Il nodo interpretativo nasce proprio qui: che cosa significa “rispetto degli orari di trasmissione”? Per la Rai il riferimento riguarda le fasce orarie in senso ampio. Per l’Autorità, invece, riguarda gli orari effettivi comunicati al pubblico.ottimizzare l’inizio dei programmi serali e renderli più accessibili.

Che cosa ha deciso l’Autorità

A tal proposito, Agcom replica considerando che:

  • lo slittamento d’inizio dei programmi di “prime time”, non formalmente comunicato al pubblico, comporta che gli utenti restino in una disagevole condizione di “sospensione” sino all’inizio effettivo dei programmi;
  • la documentata discrepanza tra gli orari programmati e comunicati al pubblico e gli orari di effettiva trasmissione non appare in linea con le disposizioni contrattuali
  • che la nozione di “orari di trasmissione” contenuta nel Contratto di servizio deve essere ragionevolmente interpretata come riferita agli orari di effettiva messa in onda dei programmi comunicati al pubblico;
  • l’affidabilità, la trasparenza, la qualità del servizio e la tutela degli utenti sono i tratti distintivi del servizio pubblico, nonché principi fondamentali come enunciato sin dalle premesse del Contratto di servizio

Per questo l’Autorità ha richiamato formalmente la Rai al rispetto degli obblighi previsti dal Contratto di servizio, chiedendo coerenza tra palinsesti annunciati e orari reali, anche nella fascia di prime time. Richiama quindi la RAI – Radiotelevisione italiana S.p.A. “all’osservanza degli obblighi derivanti dal punto 3 dell’Allegato 1 al Contratto di servizio, garantendo la coerenza tra gli orari di trasmissione comunicati al pubblico e l’effettiva messa in onda dei programmi, anche nella fascia di prime time, nel rispetto dei principi di affidabilità, trasparenza e qualità che devono contraddistinguere il servizio pubblico.

L’Autorità, nell’esercizio della propria funzione di vigilanza, si riserva di verificare l’osservanza del presente richiamo e di adottare, in caso di inosservanza, le conseguenti determinazioni.

Il presente provvedimento può essere impugnato innanzi al TAR del Lazio nel termine di sessanta giorni dalla sua notifica”.

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Tina Rossi
Tina Rossi
(a.k.a. Fulvia Andreatta) Editrice. Una, nessuna e centomila, il suo motto è “è meglio fingersi acrobati, che sentirsi dei nani” Dice di sé:” Per attimi rimango sospeso nel vuoto,giuro qualche volta mi sento perduto, io mi fido solo del mio strano istinto, non mi ha mai tradito, non mi sento vinto, volo sul trapezio rischiando ogni giorno, eroe per un minuto e poi...bestia ritorno...poi ancora sul trapezio ad inventare un amore magari...è solo invenzione, per non lasciarsi morire...”
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