Quanto costa mantenere un cane o un gatto?

Il pensiero di condividere la propria vita con un animale è, nell’immediato, sicuramente seducente. Un cane che aspetta dietro la porta, un gatto che si acciambella sul divano, la promessa implicita di una compagnia fedele e silenziosa. L’idea di avere un animale in casa è tra le più allettanti che ci siano: lo è per gli adulti, ma soprattutto per i bambini, ai quali un cucciolo viene spesso presentato come il regalo perfetto: vivo, affettuoso, capace di suscitare entusiasmo immediato. Un cane sotto l’albero di Natale o un gattino consegnato come sorpresa di compleanno incarnano un immaginario potente, fatto di felicità istantanea e promesse implicite. Ma dietro questa nobile intenzione di far felice il proprio pargolo, si nasconde una scelta che troppo spesso viene compiuta in modo incosciente, senza una reale valutazione delle conseguenze.

Il fenomeno dei cuccioli regalati a Natale e abbandonati a Pasqua non è solo una formula efficace per titoli a effetto, ma una realtà che si ripete con inquietante regolarità. L’entusiasmo iniziale lascia spazio alla fatica quotidiana, agli imprevisti, ai costi inattesi. Evitando volutamente di parlare dell’ostacolo ”vacanze”, tra i motivi principali dell’abbandono di animali, quello che non viene messo in conto troppo spesso è proprio l’impegno quotidiano: passeggiate da fare anche quando piove, visite veterinarie e spese impreviste della crescita. A quel punto l’animale, da presenza desiderata, rischia di diventare un problema. E il problema, troppo spesso, viene risolto nel modo peggiore.

Quanto costa mantenere un cane o un gatto?

Il benessere animale ha un prezzo, ma anche un valore che va oltre il mercato e parlare oggi di quanto costa un animale domestico significa quindi andare oltre il semplice elenco delle spese e onestamente interrogarsi su quanto siamo economicamente in grado – e disposti – di prenderci cura di una scelta che dovrebbe durare tutta la vita dell’animale e su quanto il sistema, tra rincari e mancanza di tutele, renda questa responsabilità sempre più difficile da sostenere.

Avere un cane o un gatto o un qualsiasi animale domestico, oggi non è più solo una scelta affettiva o etica, ma anche una decisione economica che pesa sul bilancio familiare molto più di quanto si immagini. Non si tratta di un’impressione diffusa o di un malumore generico legato al carovita: i numeri raccontano una narrazione precisa, e non sempre rassicurante. Secondo i dati elaborati su base Istat, mantenere un animale domestico costa oggi oltre il 22% in più rispetto al 2019: i prodotti alimentari per cani e gatti registrano rispetto al 2019 rincari medi del +23%, mentre i servizi veterinari sono saliti del 13,4% (fonte Assoutenti).

Una crescita che riguarda tutte le voci di spesa, dall’alimentazione ai servizi veterinari, e che porta il conto annuo a superare facilmente i 1.000 euro per un animale domestico, considerando che nel primo anno di vita un gatto costa tra 1250 e i 1500 euro, mentre un cane tra i 1750 e i 2200 euro. (fonte Unipol).

Mille euro l’anno, se tutto va bene

La soglia dei mille euro annui per animale rappresenta una media, non un tetto. È una cifra che tiene conto delle spese ordinarie: alimentazione, vaccinazioni, controlli di base, antiparassitari. Ma basta poco per superarla.

Un’allergia alimentare che richiede mangimi specifici, un problema articolare che impone terapie continuative, una patologia improvvisa che costringe al ricovero.

Un giorno di degenza in una clinica veterinaria può arrivare a costare fino a 300 euro. Un intervento chirurgico, a seconda della complessità, può superare facilmente i 2.000 euro. Numeri che non appartengono più all’eccezione, ma alla normalità di una medicina veterinaria sempre più avanzata, e inevitabilmente più costosa. La qualità delle cure è aumentata, così come le possibilità di diagnosi e trattamento. Ma l’accesso a queste cure non è uguale per tutti.

Molte famiglie si trovano davanti a scelte difficili. Rimandare una visita, cercare soluzioni alternative, sperare che il problema si risolva da solo. Decisioni che nessuno vorrebbe prendere, ma che diventano inevitabili quando è il portafoglio a dettare le regole. Il risultato è un’area grigia fatta di cure parziali, rinunce silenziose e, molto spesso, sensi di colpa.

I farmaci veterinari

Il costo dei farmaci rappresenta uno dei nodi più critici. Non tanto per la quantità, quanto per il meccanismo che regola i prezzi. Medicinali con principi attivi identici a quelli ad uso umano possono costare dieci o venti volte di più se destinati agli animali. Una differenza che non sempre trova giustificazione nei processi produttivi o nei controlli, e che pesa in modo sproporzionato sui proprietari.

Su questo punto Assoutenti ha preso una posizione netta. Il presidente Gabriele Melluso lo afferma senza mediazioni: “Chiediamo che venga garantita una corsia preferenziale ai progetti di legge che consentano, sotto controllo medico, l’utilizzo di farmaci ad uso umano anche in ambito veterinario. È inaccettabile che medicinali con principi attivi equivalenti costino fino a dieci o venti volte di più solo perché destinati agli animali, soprattutto quando si tratta di antibiotici e antidolorifici indispensabili. Ridurre questi costi significa tutelare i consumatori e garantire cure accessibili agli animali”.

Parole che apUna giusta considerazione che apre un tema più ampio, che va oltre il singolo farmaco e chiama in causa il rapporto tra mercato, salute e diritti.

Costi e adozioni: un equilibrio sempre più fragile

Parlare di costi non significa ridurre il rapporto con un animale a una questione economica ma, al contrario, riconoscere che il suo mantenimento incide sulle scelte di vita. E le scelte di vita, quando riguardano gli animali, hanno conseguenze dirette sul fenomeno dell’abbandono e sulle adozioni.

I rifugi e i canili lo sanno bene. Negli ultimi anni cresce il numero di persone che rinunciano ad adottare non per mancanza di affetto o di tempo, ma per timore dei costi. Una paura razionale, spesso basata su esperienze dirette o racconti di amici. “E se si ammala?”, “E se non riesco a pagare le cure?”. Domande legittime, che però finiscono per penalizzare proprio gli animali più fragili.

I costi elevati dei farmaci e delle cure veterinarie non rappresentano certo un incentivo alle adozioni. Anzi, rischiano di trasformarsi in un deterrente strutturale. Tutti vogliono un cucciolo, perchè chi adotta un animale adulto o anziano sa che le spese saranno probabilmente più alte. Chi sceglie un cane o un gatto con una storia clinica complessa affronta un impegno economico importante. Senza strumenti di sostegno, senza agevolazioni fiscali, senza politiche pubbliche mirate, la scelta diventa eroica invece che normale.

Il paradosso è evidente: mentre si promuove l’adozione come gesto di responsabilità civile, il sistema economico rende quella scelta sempre più onerosa. Il risultato è un cortocircuito che colpisce i più deboli: gli animali nei rifugi, le famiglie con meno risorse, e le associazioni di volontariato che suppliscono alle mancanze del sistema.

In questo contesto, parlare di costi significa anche parlare di prevenzione. Investire in controlli regolari, alimentazione adeguata, informazione corretta riduce il rischio di spese improvvise e gravi. Ma la prevenzione ha un prezzo, e non tutti possono permetterselo.

Il valore sociale degli animali e la pet therapy

Ridurre il discorso al costo rischia di far perdere di vista il valore sociale degli animali domestici. Cani e gatti non sono solo una voce di spesa, ma una presenza che incide sul benessere psicologico, sulla salute mentale, sulla qualità della vita. La pet therapy è una pratica riconosciuta, utilizzata in ospedali, case di riposo, centri per persone con disabilità.

Numerosi studi dimostrano che la convivenza con un animale riduce lo stress, migliora l’umore, favorisce la socializzazione. Per gli anziani, un cane può rappresentare una routine, uno stimolo al movimento, una compagnia costante, mentre per i bambini, un gatto può insegnare il rispetto, la responsabilità, l’empatia. Per chi vive solo, un animale può fare la differenza tra isolamento e relazione.

Ma è proprio il costo ad essere l’ostacolo più grande nella pet therapy e la limitazione degli incentivi statali è fortemente penalizzante nella scelta delle adozioni per persone che già si confrontano con spese mediche personali, presidi medici e assistenza sanitaria.

Anche gli animali sono dei “cittadini”

In Italia le detrazioni fiscali per le spese veterinarie sono limitate, con tetti bassi e procedure spesso complesse e rappresentano un aiuto simbolico, più che un sostegno concreto. Tanto si è fatto, è vero, è la legge Brambilla ha finalmente riconosciuto gli animali come esseri senzienti, proteggendo ulteriormente il loro benessere, ma se si riconoscesse davvero il ruolo sociale degli animali, il tema dei costi verrebbe affrontato in modo diverso, con una visione di lungo periodo.

Ridurre il prezzo dei farmaci veterinari, come chiede Assoutenti, non significherebbe solo alleggerire il bilancio delle famiglie. Vorrebbe dire rendere le cure accessibili, prevenire abbandoni, sostenere le adozioni. Vorrebbe dire investire in una società più inclusiva, dove il benessere animale e quello umano non viaggiano su binari separati.

Il mercato, da solo, non può risolvere questa contraddizione. Serve una riflessione collettiva, che coinvolga istituzioni, professionisti, associazioni, cittadini. Perché il costo di un pet non è solo una questione privata, ma un indicatore di come una società tratta i legami, la fragilità e la responsabilità.

Potrebbe interessarti anche:

Bonus animali domestici 2025: cos’è e chi ne ha diritto

Maltrattamenti su animali e abbandono: da ora, carcere e multe salate

Microchip per animali, OIPA: obbligo anche per gatti e furetti

Foto copertina di G.C. da Pixabay

Tina Rossi
Tina Rossi
(a.k.a. Fulvia Andreatta) Editrice. Una, nessuna e centomila, il suo motto è “è meglio fingersi acrobati, che sentirsi dei nani” Dice di sé:” Per attimi rimango sospeso nel vuoto,giuro qualche volta mi sento perduto, io mi fido solo del mio strano istinto, non mi ha mai tradito, non mi sento vinto, volo sul trapezio rischiando ogni giorno, eroe per un minuto e poi...bestia ritorno...poi ancora sul trapezio ad inventare un amore magari...è solo invenzione, per non lasciarsi morire...”
Logo Radio