Perché i film di Checco Zalone incassano nel nostro Paese, più di tutte le altre produzioni italiane (e non)? Tra Cinepanettoni, ritualità e un pubblico che cerca riconoscimento più che “qualità”. Vi dico la mia.
E no, in questo articolo non vi parlerò di Buen Camino, non posso farlo perché non l’ho ancora visto e comunque sul nostro magazine trovate gia la recensione (clicca qui per l’articolo) che vi consiglio di andare a leggere!!!
Ma allora cosa ci faccio qui?
Mentre tutti voi approdate numerosi nelle sale cinematografiche – che bello!!! – in questo periodo di festività ormai trascorso, io, intento ancora a mangiare gli ultimi avanzi di dolci e panettoni, mi pongo un quesito a bocca piena: ma come ca**arola fa il Signor Luca Pasquale Medici – in arte Checco Zalone – ad ottenere sempre questo immenso successo?
Guardate che i numeri sono impressionanti! Ma non voglio star qui ad annoiarvi subito con cifre, schemi e statistiche… andiamo con ordine. Allora, ogni volta che esce un film di Checco Zalone, il dibattito si ripete con puntualità quasi matematica.
C’è chi guarda agli incassi con stupore, chi con fastidio, chi con un senso di rassegnata superiorità. E puntualmente la discussione si sposta sul merito: è davvero così bravo? È davvero questo il meglio che il cinema italiano può offrire?
Eppure, come vi dicevo, la domanda più interessante è un’altra, e riguarda meno lui che il contesto che lo circonda: perché i suoi film riescono a trasformarsi in un evento collettivo, mentre tanti altri film italiani, spesso più raffinati e/o premiati, restano confinati a un pubblico ristretto e sprofondano nell’oblio?
Dal Cinepanettone al vuoto rituale
Facciamo un piccolo passo indietro. Per anni – nel bene e nel male – i Cinepanettoni hanno svolto una funzione precisa.
I film con Christian De Sica e Massimo Boldi – diciamolo una volta per tutte – non erano amati per la loro qualità, ma per la loro prevedibilità rituale.
Uscivano ogni Santo Natale, promettevano leggerezza e non sorprendevano praticamente mai. Era la solita sceneggiatura che si ripeteva ogni anno dove non cambiava assolutamente nulla, eccezion fatta per la location: Natale a Miami, New York, sul Nilo e città discorrendo.
I Cinepanettoni erano parte del calendario emotivo delle feste, come il pranzo in famiglia o il panettone a fine pasto… era tradizione.
Quando quel modello si è esaurito, il cinema italiano non ha davvero trovato un sostituto. Ha continuato a produrre film, spesso anche validi, ma ha smesso di creare ricorrenze. Eventi riconoscibili, appuntamenti condivisi, momenti in cui il pubblico si sente chiamato a partecipare, non solo a scegliere.
Il tentativo (incompiuto) di altri
In questo vuoto si è inserito, per un periodo, Leonardo Pieraccioni. Dopo il successo travolgente de Il ciclone, Pieraccioni ha costruito una carriera fortemente legata alle uscite natalizie, con film che hanno anche incassato discretamente e parlato a un pubblico vasto. La strategia era chiara: diventare l’appuntamento comico-sentimentale delle feste, una sorta di alternativa più morbida e affettuosa al Cinepanettone.
Eppure quella ricorrenza non ha mai attecchito fino in fondo. I suoi film erano a tratti attesi, ma evitabili. Funzionavano – fino ad un certo punto – ma non monopolizzavano l’attenzione. In parte perché la sua comicità era fortemente identitaria, legata a un personaggio preciso, ma non sempre trasversale. Il pubblico andava a vedere Pieraccioni che faceva Pieraccioni, più che a ritrovarsi riflesso sullo schermo.
Pieraccioni ha provato a occupare lo spazio lasciato libero dai Cinepanettoni, ma lo ha fatto restando dentro una comfort zone autoriale. Zalone, invece, ha occupato quello spazio mettendo in scena un disagio collettivo.
Zalone: trame migliori, stessa funzione
I film di Checco Zalone sono molto diversi rispetto a quelli del tandem Boldi – De Sica, soprattutto sul piano della scrittura. Le trame sono più strutturate, la satira è più consapevole, il contesto sociale entra in modo esplicito nel racconto. Eppure, col tempo, hanno finito per occupare lo stesso spazio simbolico.
Non perché siano ripetitivi o pigri, ma perché sono diventati – anche loro – una ricorrenza nazionale. Ogni uscita è un evento. Non un film “tra gli altri”, ma il film di quel periodo. Un appuntamento che va oltre il giudizio preventivo, oltre la recensione.
Il paradosso è proprio questo: pur essendo nettamente superiori ai Cinepanettoni sul piano narrativo, i film di Zalone ne hanno ereditato la funzione rituale. Con una differenza decisiva: dove il Cinepanettone prometteva evasione, Zalone promette riconoscimento.
La comicità come specchio, non come fuga
La forza di Checco non sta tanto nella battuta, ma nella forma. I suoi personaggi non sono eroi né macchiette isolate: sono italiani medi, messi di fronte alle contraddizioni del lavoro, del successo, del politicamente corretto, del rapporto con il potere. La comicità diventa un mezzo che permette di dire cose spesso scontate, ma senza assumere un tono giudicante.
Il pubblico non ride “di lui”, ma di se stesso attraverso lui. Ed è qui che molti altri film italiani non arrivano: parlano del Paese, non al Paese. Osservano dall’alto, spiegano. Checco Zalone, invece, espone. Mostra. Lascia che lo spettatore si riconosca, anche a disagio.
Incassi e date: quando il cinema diventa rito
Le cifre e le strategie di uscita rafforzano questa lettura. I film di Checco Zalone escono quasi sempre in periodi festivi – Natale o Capodanno – e concentrano incassi enormi in pochissimi giorni. Non è solo una scelta commerciale intelligente, ma la dimostrazione che il pubblico si organizza attorno a quell’uscita.
All’inizio dell’articolo vi ho parlato di numeri ed è giunto il momento di mostrarveli:
Il totale incassi dei suoi film (pre-2025): sono di oltre 240 milioni di euro complessivi al box office italiano con i primi cinque titoli e, dato storico, le cifre continuano a salire con Buen Camino.
Classifica storica nel cinema italiano
(tra i film con maggior incasso in Italia, non solo italiani):
1. Avatar (2009) – 68,7M €
2. Quo Vado? (2016) – 65,3M € — il più alto incasso italiano di sempre
3. Sole a catinelle (2013) – 51,9M €
4. Titanic – 51,9M €
5. Tolo Tolo (2020) – 46,2M €
6. Che bella giornata (2011) – 43,4M €
Praticamente quattro dei primi sei film con il maggior numero d’incassi della storia in Italia sono commedie di Checco Zalone.
Come accadeva con i Cinepanettoni (anche se guadagnavano molto meno), oggi i suoi film arrivano ad un’ampia collettività, sono un fenomeno sociale. Il pubblico riconosce in quell’uscita un’esperienza comune e condivisa.
Talento di Zalone o assenza di “alternative rituali”?
A questo punto, allora, non bisogna chiedersi perché i film di Checco Zalone incassino così tanto, ma perché quasi nessun altro film italiano riesca a svolgere la stessa funzione. Il cinema d’autore, quello più premiato e discusso, raramente prova a costruire un rapporto rituale perché rinuncia in partenza alla dimensione popolare, come se fosse un compromesso al ribasso.
Anche se, bisogna dirlo, gran merito va anche al genere di lungometraggio che si vuole presentare. La commedia è il genere che regge la ciclicità.
Questo perché il dramma può stancare, dividere e pesare. La commedia, invece, si rinnova per contesto, può parlare sempre dello stesso Paese e accompagna i cambiamenti sociali senza traumatizzare.
Mentre Zalone racconta un’Italia che cambia, i Cinepanettoni raccontavano un’Italia che scappava ma, entrambi, offrivano una pausa collettiva dalla solita routine.
E così il pubblico, quando cerca un appuntamento riconoscibile, torna sempre lì. Non per mancanza di alternative artistiche, ma per assenza di alternative simboliche.
La resa dei conti
Insomma, tirando le somme, i film di Checco Zalone non hanno “sostituito” i Cinepanettoni perché gli assomigliano, ma perché hanno occupato uno spazio che il cinema italiano aveva lasciato scoperto: quello della ricorrenza collettiva. La differenza è che oggi quella ricorrenza non serve solo a ridere, ma a riconoscersi.
Il pubblico continuerà ad affidarsi a chi riesce, anche solo una volta ogni pochi anni, a trasformare un’uscita in un rito. E questo, più che un trionfo personale, è il segnale di un bisogno ancora irrisolto.
A mio avviso, Checco Zalone non è il genio della lampada, i suoi film sono degli ottimi film comici come ce ne sono stati e ce ne sono ancora ma – e questo gli va riconosciuto – ha talento. Il talento di arrivare dove molti hanno “fallito”: ha occupato uno spazio che nessuno riusciva più a presidiare. E lo fa disintegrando al Box Office qualsiasi concorrente ormai da anni.
Potrebbe interessarti anche:
“Buen camino” di Checco Zalone? Esilarante e sorprendente.
‘Buen Camino’ vola al botteghino: 20 milioni in tre giorni per Checco Zalone
Tolo Tolo di Checco Zalone: capolavoro o flop clamoroso?
Foto di copertina tratta da video YouTube “Conferenza stampa di Checco Zalone”.


