Francesca Barra: “Il no che vorrei dirti”, non solo un semplice libro

Gli adolescenti, nel racconto pubblico, vengono spesso descritti come soggetti esposti e vulnerabili. È una rappresentazione che coglie un aspetto reale, ma che rischia di appiattire la complessità del fenomeno. I ragazzi non si limitano a subire i social: li abitano, li modellano, li usano per costruire identità e relazioni, inserendosi in dinamiche che esistevano già prima dell’avvento delle piattaforme, ma che oggi trovano una forma amplificata e continua”. Questo è un passaggio di un editoriale che ho scritto pochissimi giorni fa dove invitavo alla riflessione sul rapporto tecnologia-genitori-figli.

Scrivevo anche che “questo divario tra adulti e ragazzi evidenzia un paradosso inquietante: i genitori spesso non sanno cosa davvero i loro figli stiano guardando, mentre i figli conoscono con precisione i territori più remoti e nascosti del web, possono anticipare tendenze, manipolare contenuti e dialogare con linguaggi che gli adulti non riescono neanche immaginare. Non è questione di capacità tecnica pura, ma di familiarità culturale con un ecosistema che cresce e muta più rapidamente della comprensione adulta. I ragazzi imparano sul campo, sperimentano, testano i limiti, spesso costruendo competenze digitali superiori a quelle dei genitori, ma espongono sé stessi a rischi che l’adulto, inconsapevole, ignora”.

L’urgenza educativa del Nuovo Millennio

Ponevo anche un’altra riflessione: “gli adulti continuano a vivere i social come vetrine della propria esistenza, strumenti di immagine, mentre i ragazzi ne esplorano la profondità, confrontandosi con mondi che sfuggono alle categorie tradizionali di sicurezza, morale o convenzione. Comprendere questa differenza non è solo un esercizio intellettuale, ma un’urgenza educativa: è lì che si gioca la capacità dei genitori e della società di proteggere, guidare e sostenere le nuove generazioni senza illudersi di poter controllare ogni percorso, ogni immagine, ogni esperienza”.

Lo scopo di questo editoriale è sottolineare quanto sia diventato urgente e indispensabile cominciare a preparare i genitori, oltre che i figli, all’educare le nuove generazioni, partendo dalla consapevolezza di quali pericoli è fatto il mondo del web e in particolare dei social, e su come affrontare e accompagnare i figli in questo percorso.

Il No che vorrei dirti

Questo libro è nato molto prima che iniziassi a scriverlo. È nato da una sensazione sottile, che poi è diventata inquietudine, quella che provano tutti i genitori quando si accorgono che qualcosa, nella relazione con i figli, sta cambiando sotto i loro occhi: è il modo in cui il telefono e i social entrano nelle nostre giornate, fino a convincerci che sia inevitabile. Ma non è così: la tecnologia non è un destino, è un ambiente che possiamo ancora governare.

Dodici capitoli, ciascuno con un focus su un aspetto dello sfaccettato universo della comunicazione social, intrecciano storie vere, indagini, riflessioni, in cui alle parole di psicologi, pedagogisti, linguisti e insegnanti si affiancano quelle di genitori che hanno conosciuto il dolore. Il risultato è un testo pensato per creare consapevolezza, offrire strumenti pratici e diventare un punto di riferimento per madri, padri, educatori e professionisti del mondo della scuola. Un manifesto ma anche uno spazio di confronto che vuole «accendere il fuoco» dell’educazione, come diceva Yeats, e rinnovare il patto d’amore e responsabilità con i ragazzi.

Con interviste e contributi di Beatrice Aprile, Isabella Borrelli, Elena Bozzola, Don Claudio Burgio, Michele Casella, Donata Columbro, Roberto Cosentino, Giulia Dall’Aglio, Franco De Masi, Paolo Ferrario, Vera Gheno, Ilenia Grieco, Dafne Guida, Eleonora Marocchini, Leonardo Mendolicchio, William Nonnis, Beatrice Petrella, Valeria Randone, Stefano Rossi, Simona Ruffino, Veronica Satti, Elisabetta Scala, Vincenzo Schettini, Pino Suriano, Giuseppe Valditara, Gabriele Zanardi ed Elena Zauli, disponibili anche on line, che contiene link ad articoli, studi, risorse citati nel libro.

Non solo un semplice libro

Il libro della collega Francesca Barra è un prezioso contributo ad un percorso di informazione ed educazione, purtroppo, carente di iniziative e di strutture, complice anche, ahimé, lo scarso interesse di molte persone appartenenti alle fasce di popolazione più coinvolte che ancora sottovalutano l’importanza di essere guidate e, ancor più grave, la scarsa consapevolezza di molti adulti, dei reali pericoli che possono toccare qualsiasi nucleo famigliare, a prescindere dal tenore di vita, dal contesto sociale e dall’istruzione ricevuta.

Francesca Barra affronta senza remore il tema più coinvolgente per ogni adulto che voglia comprendere le nuove generazioni e accompagnare i ragazzi nell’arte di crescere, quello della difficile mediazione nell’uso dei social. E lo fa da una prospettiva originale e poliedrica: è una giornalista d’inchiesta, conduttrice, scrittrice di lunga esperienza, ma anche la madre di quattro figli di età diverse, che vive in prima persona le contraddizioni dell’essere genitore in un’epoca iperconnessa e fragile.

La presenza di interviste provenienti da autorevoli figure del settore, fa di questo libro un vademecum indispensabile nel quale trovare una guida per un percorso di crescita e di consapevolezza parentale per affrontare con lucidità e responsabilità il ruolo genitoriale in questo contesto storico.

In un contesto storico e sociale così delicato e controverso come quello che stiamo vivendo, parlare di educazione parentale non è facile e il lavoro letterario di Francesca non è solo un semplice libro da leggere, ma un esempio di grande professionalità del suo ruolo di giornalista di grande sensibilità sociale.

Francesca Barra

È giornalista, scrittrice, conduttrice radiofonica e televisiva. Scrive per L’Espresso e conduce con Roberto Poletti il programma di approfondimento politico “4 di sera” su Rete4. Ha realizzato due serie per il podcast “Genitori. Storielibere” e la serie televisiva “Storie non ordinarie di famiglie”. Su Rai Radio1 ha condotto il programma “La bellezza contro le mafie” e su Radio 105 “Benvenuti nella giungla”. Ha collaborato con Sette, F, l’Unità e ha pubblicato romanzi e saggi che affrontano vicende di emarginazione, migrazione e odio social. A storie di vittime di mafia ha dedicato Il quarto comandamento. La storia del giornalista Mario Francese ucciso dalla mafia e di suo figlio Giuseppe che gli rese giustizia (2011) e, insieme a Maria Falcone, Giovanni Falcone. Un eroe solo (2013).

Il libro di Francesca Barra “Il no che vorrei dirti” è disponibile sul sito ufficiale di Giunti Editori, sulle piattaforme online e in tutte le librerie.

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Tina Rossi
Tina Rossi
(a.k.a. Fulvia Andreatta) Editrice. Una, nessuna e centomila, il suo motto è “è meglio fingersi acrobati, che sentirsi dei nani” Dice di sé:” Per attimi rimango sospeso nel vuoto,giuro qualche volta mi sento perduto, io mi fido solo del mio strano istinto, non mi ha mai tradito, non mi sento vinto, volo sul trapezio rischiando ogni giorno, eroe per un minuto e poi...bestia ritorno...poi ancora sul trapezio ad inventare un amore magari...è solo invenzione, per non lasciarsi morire...”
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