Pacchetto Vino: che cosa prevede il nuovo regolamento UE?

Il settore vitivinicolo rappresenta uno dei pilastri dell’agroalimentare europeo. L’Unione Europea produce circa il 60% del vino mondiale e detiene una quota significativa dell’export globale. In particolare, nel Vecchio Continente sono principalmente tre i Paesi che detengono il primato di produzione: l’Italia, la Francia e la Spagna. Secondo le stime del 2025, il nostro Paese è al primo posto con una produzione di circa 41 milioni di ettolitri; la segue da vicino la Francia con circa 39,3 milioni di ettolitri e, infine, la Spagna, con 38,1 milioni di ettolitri.

Insieme, costituiscono l’80% della produzione europea, in netto aumento rispetto agli anni precedenti e le previsioni per il 2026 sono di crescita costante, ma la media globale europea, al contrario, è in forte calo, rispetto ai cinque anni precedenti e le motivazioni sono evidenti: gli eventi climatici che compromettono i raccolti, i mercati internazionali che diventano sempre più competitivi, i dazi imposti dagli Stati Uniti e i consumi in calo. Da qui, la decisione della Commissione Europea di elaborare una serie di misure per tutelare, aggiornare e rilanciare il settore vinicolo europeo.

Perché si beve meno vino?

La questione riguarda più che altro le nuove generazioni. I giovani dimostrano abitudini diverse dagli anni precedenti: bevono preferibilmente spirits a discapito del vino – è più facile trovare un gruppo di giovani nei pub e nei clubbing che nei ristoranti – mentre altri ricercano bevande a basso contenuto alcolico o addirittura analcoliche.

Un secondo fattore è di carattere economico: la disponibilità economica della generazione Z è scesa e, di conseguenza anche la spesa.

Infine, la tecnologia e qui entrano in gioco tre fattori: l’isolamento, la frequentazione virtuale delle amicizie e il fatto che il bing drinking possa essere tradito da video e reel postati sui social.

Per quel che riguarda la popolazione adulta, invece, il consumo di vino è notevolmente calato rispetto agli anni Sessanta, ma continua ad essere una priorità a tavola, più limitata per consapevolezza sulla salute e per il costo, ma pur sempre un “must” che accompagna il pasto.

Sul fronte climatico la situazione è cambiata nell’ultimo decennio. Siccità prolungate, gelate primaverili, alluvioni improvvise e ondate di calore compromettono rese e qualità dei vigneti. Intere aree viticole registrano vendemmie difficili, con oscillazioni che mettono in crisi la pianificazione aziendale. In alcune regioni si accumulano eccedenze, in altre si verificano cali produttivi drastici.

Cosa prevede il “pacchetto vino”

La Commissione europea ha scelto di intervenire per dare strumenti più flessibili agli Stati membri e ha scelto di intervenire con un pacchetto organico che tocca etichettatura, strumenti di gestione delle crisi, promozione nei Paesi terzi, autorizzazioni agli impianti e sostegni finanziari.

Ogni modifica normativa incide su migliaia di aziende, consorzi, cooperative e territori rurali. Il Pacchetto Vino nasce con l’obiettivo dichiarato di rendere il comparto più resiliente e competitivo. La vera domanda riguarda l’impatto concreto sulle imprese, in particolare sulle piccole e medie realtà che costituiscono l’ossatura produttiva di Paesi come Italia, Francia e Spagna.

Il Pacchetto Vino dell’Unione Europea interviene su cinque assi principali: regole di mercato e di etichettatura, strumenti e incentivi per la gestione delle crisi, promozione e competitività internazionale, disciplina degli impianti viticoli, innovazione e sostenibilità. Bruxelles aggiorna il quadro normativo per offrire agli Stati membri strumenti più flessibili e per accompagnare il settore in una fase di trasformazione segnata da calo dei consumi interni, pressione sui prezzi, cambiamenti climatici e crescita dei segmenti a bassa gradazione alcolica.

Nel concreto, il pacchetto introduce definizioni armonizzate per i vini dealcolati e a ridotto contenuto alcolico, stabilendo criteri chiari per l’uso delle diciture legate alla gradazione e garantendo maggiore uniformità tra Stati membri. Questo intervento permette ai produttori di comunicare con precisione al consumatore, riducendo confusione e differenze normative.

Parallelamente, arriva il via libera all’etichetta digitale per tutti i vini, che consente di riportare ingredienti e informazioni nutrizionali in forma digitale. In etichetta comparirà un pittogramma accompagnato da QR code che rimanderà a una pagina consultabile online. Unaa soluzione che consente una completa descrizione del prodotto evitando il sovraccarico di informazioni stampate sulla bottiglia e semplifica la gestione delle lingue nei mercati esteri, applicandosi sia al mercato comunitario sia all’export extra UE.

Sostegno, fondi e incentivi

Sul piano finanziario, il Pacchetto Vino rafforza le misure di sostegno dell’Ocm: il cofinanziamento europeo sale dal 50% al 60% e può arrivare fino all’80% per investimenti legati all’adattamento climatico, come la ristrutturazione dei vigneti o l’ammodernamento tecnologico delle cantine. I fondi potranno finanziare anche progetti di enoturismo, comprese sale degustazione e spazi di accoglienza.

Le novità riguardano inoltre la promozione sui mercati esteri, con il limite di sostegno per un singolo Paese che passa da cinque a nove anni, e le autorizzazioni per nuovi impianti viticoli, il cui termine di utilizzo viene esteso da tre a otto anni. Tra le misure anticrisi, le estirpazioni dei vigneti potranno essere sostenute con risorse nazionali dell’Ocm, senza utilizzare la riserva europea di crisi.

Le nuove regole su vini dealcolati e a bassa gradazione

Uno dei capitoli più discussi riguarda l’etichettatura dei vini dealcolati o a ridotto contenuto alcolico. Negli ultimi anni questo segmento ha registrato una crescita costante, soprattutto nei mercati del Nord Europa e in alcuni Paesi extra UE. Le norme precedenti lasciavano margini di interpretazione e differenze tra Stati membri.

Il Pacchetto Vino introduce definizioni armonizzate. La dicitura “alcohol-free 0.0%” potrà comparire su prodotti con un contenuto alcolico pari o inferiore allo 0,05% vol. La categoria “alcohol-reduced” si applicherà a vini che presentano una riduzione significativa della gradazione rispetto allo standard previsto per la tipologia di riferimento, con una soglia minima del 30%.

Se, da un lato, questa scelta offre maggiore chiarezza ai consumatori e semplifica la commercializzazione all’interno del mercato unico, dall’altro questa etichettatura solleva un dibattito acceso che riguarda il concetto di vino stesso e la sua nomenclatura.

La cosa positiva è che i produttori potranno investire in tecnologie di dealcolazione con un quadro normativo definito.  

Strumenti di gestione delle crisi

Un altro pilastro del Pacchetto Vino riguarda la gestione delle crisi di mercato. Negli ultimi anni diversi Paesi hanno attivato misure straordinarie per far fronte ai danni da eventi climatici, per ridurre le eccedenze e sostenere i prezzi. La nuova disciplina amplia le possibilità di intervento e aumenta i margini di cofinanziamento europeo.

In alcune circostanze il contributo dell’Unione potrà coprire fino all’80% dei costi ammissibili. Questo livello di sostegno rappresenta un segnale forte in un momento in cui molte aziende registrano difficoltà di liquidità.

La logica di fondo mira a prevenire crolli dei prezzi e accumuli eccessivi di scorte. Il sistema resta ancorato ai programmi nazionali di sostegno, che ogni Stato membro deve definire in base alle proprie priorità. Il Pacchetto Vino amplia la cassetta degli attrezzi e concede maggiore autonomia nella scelta delle misure più adatte al contesto produttivo locale.

Promozione nei mercati terzi

Il vino europeo trova nei mercati extra UE uno sbocco fondamentale. Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Giappone e Corea del Sud rappresentano destinazioni strategiche per molte denominazioni. A tal proposito, il Pacchetto Vino rafforza gli strumenti di promozione nei Paesi terzi, con un cofinanziamento europeo che può arrivare al 60% delle spese ammissibili.

Gli Stati membri potranno integrare questo contributo con risorse nazionali, soprattutto a favore delle piccole e medie imprese. Le misure finanzieranno campagne pubblicitarie, partecipazione a fiere, studi di mercato, azioni di comunicazione e iniziative di enoturismo. L’obiettivo consiste nel consolidare la presenza dei vini europei sui mercati globali e contrastare la concorrenza di produttori emergenti.

In un contesto geopolitico segnato da tensioni commerciali e dazi incrociati, il sostegno all’export assume un valore politico oltre che economico. L’Unione Europea conferma il ruolo del vino come ambasciatore culturale e commerciale. Le imprese dovranno dimostrare capacità progettuale per accedere ai fondi e costruire strategie coerenti nel medio periodo.

Autorizzazioni agli impianti e gestione dell’offerta

Il regime delle autorizzazioni per nuovi impianti viticoli resta uno degli strumenti centrali della politica di settore. Introdotto per evitare espansioni incontrollate della superficie vitata, il sistema prevede limiti annuali alle nuove piantagioni. Il Pacchetto Vino aggiorna alcuni meccanismi e consente revisioni periodiche più flessibili.

L’Unione punta a mantenere un equilibrio tra crescita e stabilità del mercato. Le autorizzazioni continueranno a essere rilasciate entro una percentuale definita della superficie nazionale, con possibilità di adattamento in base alle esigenze regionali. Questa scelta tutela le denominazioni e protegge il valore delle produzioni di qualità.

Le organizzazioni professionali chiedevano maggiore elasticità per rispondere a dinamiche territoriali differenti. Il nuovo quadro normativo offre margini di intervento, pur mantenendo un controllo centrale sull’espansione della superficie vitata europea. La gestione dell’offerta resta un tema sensibile, soprattutto in un periodo di domanda interna in calo.

Clima e sostenibilità

Il Pacchetto Vino riconosce in modo esplicito l’impatto dei cambiamenti climatici sul settore. I programmi nazionali potranno finanziare investimenti destinati all’adattamento: sistemi di irrigazione più efficienti, tecniche agronomiche innovative, protezioni contro eventi estremi, ricerca su varietà più resistenti.

La sostenibilità ambientale entra in modo più strutturale nelle politiche di sostegno. Le aziende che adottano pratiche orientate alla riduzione delle emissioni e al risparmio idrico potranno beneficiare di incentivi. Il vino europeo deve confrontarsi con obiettivi ambientali ambiziosi, definiti dalle strategie climatiche dell’Unione.

Molti produttori hanno già avviato percorsi di conversione biologica o integrata. Il nuovo quadro normativo può accelerare questa transizione. La sfida consiste nel conciliare qualità, identità territoriale e innovazione tecnica. I territori viticoli rappresentano paesaggi culturali oltre che economici, e la loro tutela richiede interventi mirati e continui.

Impatto sulle piccole e medie imprese

La struttura produttiva europea si fonda su una rete capillare di aziende familiari e cooperative. Per queste realtà l’accesso ai fondi europei richiede competenze amministrative e progettuali che spesso risultano complesse. Il Pacchetto Vino prevede margini di cofinanziamento più elevati per le PMI nelle attività promozionali.

Questa scelta riconosce la necessità di sostenere chi dispone di risorse limitate rispetto ai grandi gruppi internazionali. Le piccole imprese possono trarre vantaggio dai nuovi strumenti, a condizione di organizzarsi in forma aggregata o attraverso consorzi. La capacità di fare sistema diventa determinante per intercettare le opportunità offerte dal quadro europeo.

Il settore vitivinicolo italiano, caratterizzato da un tessuto produttivo frammentato, guarda con attenzione a queste novità. I consorzi di tutela e le organizzazioni interprofessionali avranno un ruolo centrale nel coordinare le strategie e accompagnare le aziende nel percorso di accesso ai finanziamenti.

Un equilibrio delicato tra tradizione e innovazione

Il vino occupa uno spazio simbolico forte nell’identità europea. Ogni intervento normativo suscita reazioni e dibattiti accesi. Il Pacchetto Vino cerca un punto di equilibrio tra la difesa delle denominazioni storiche e l’apertura a nuovi segmenti di mercato, come i prodotti dealcolati.

Il successo del Pacchetto Vino dipenderà dalla capacità di integrare sostegno pubblico, strategie imprenditoriali e visione territoriale. L’Europa del vino affronta una fase di trasformazione profonda. Le decisioni prese oggi influenzeranno il posizionamento del settore nel prossimo decennio. Per produttori e operatori della filiera si apre una stagione che richiede competenza, adattamento e una lettura attenta dei mercati globali.

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Foto copertina di SanderSmit da Pixabay

Gloria Delbosco
Gloria Delbosco
Chef de rang, torinese dentro, da anni alsaziana d'adozione.. «nessun rimpianto, nessun rimorso», non solo in amore, ma soprattutto nella vita. La vita è fatta di occasioni, ed arrivano sempre nel momento giusto, lasciare tutto per ricominciare, per me questa è un’occasione. Faccio del mio lavoro la mia passione, vedere gli altri soddisfatti è come une vittoria. Lavorare in ristorazione non è sempre facile, o lo odi o lo ami, e per me è il lavoro più bello del mondo.
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