Puglia e Uncem, insieme per rilanciare le aree interne e le zone montane con una proposta di legge per la tutela del territorio e contro lo spopolamento.
La valorizzazione delle aree montane e interne rappresenta oggi una delle principali sfide per garantire uno sviluppo equilibrato del territorio pugliese, contrastando lo spopolamento, sostenendo i servizi essenziali e promuovendo nuove opportunità di crescita economica e sociale. In questo contesto si inserisce la proposta di legge regionale “Restare in montagna. Disposizioni per il riequilibrio territoriale e il rilancio delle zone montane e delle aree interne della Puglia”, un intervento normativo che punta a rafforzare la cooperazione tra i Comuni, incentivare la permanenza e l’insediamento di nuovi residenti e valorizzare le risorse ambientali come leva di sviluppo.
Il provvedimento propone un modello innovativo di governance territoriale, fondato sulla collaborazione tra amministrazioni locali e sull’impiego mirato delle risorse derivanti dalle energie rinnovabili e dal servizio idrico per sostenere le comunità montane. L’obiettivo è costruire un sistema più efficiente e solidale, capace di affrontare le criticità legate al dissesto idrogeologico, alla frammentazione amministrativa e al progressivo calo demografico, promuovendo al tempo stesso un rilancio duraturo dei borghi e delle aree interne della regione.
Restare in montagna
Le Unioni montane di Comuni per riunire i Comuni montani, l’individuazione di tre ambiti territoriali in Puglia, l’utilizzo di parte delle royalties derivanti dagli impianti fotovoltaici ed eolici per ridurre del 30% la Tari a chi decida di andare a vivere in questi territori e, infine, l’uso del 3% della componente tariffaria idrica per la lotta al dissesto idrogeologico.
Sono alcune delle misure contenute nella proposta di legge regionale ‘Restare in montagna. Disposizioni per il riequilibrio territoriale e il rilancio delle zone montane e delle aree interne della Puglia’, presentata a Bari e a Castelluccio Valmaggiore. Alla presentazione hanno partecipato, fra gli altri, il presidente nazionale di Uncem Marco Bussone, la sindaca di Volturino (Foggia) e la coordinatrice di Uncem Puglia, Giovanna Santacroce.


La proposta di legge
Nel dettaglio, la proposta di legge istituisce le ‘Unioni delle comunità montane’ in Puglia, senza alcun aggravio sui costi regionali. Le amministrazioni locali potranno, tra le altre cose, gestire in modo condiviso alcuni servizi comunali, promuovere il turismo sostenibile e gestire il patrimonio forestale. Il testo individua inoltre tre ambiti territoriali in cui realizzare le unioni: Subappennino Dauno Nord, Subappennino Dauno Sud e Alta Murgia. È in programma inoltre l’istituzione di un Fondo regionale per le montagne e le aree interne, con una dotazione pari a 5 milioni di euro.
“Cambia il paradigma – commentano Bussone e Santacroce – Perché non alza la spesa pubblica, questo articolato dice che il territorio conta, che i beni collettivi naturali della montagna non si regalano, che lavorare insieme tra Comuni è antidoto alle solitudini. Finalmente la Puglia può lavorare sui servizi ecosistemici ambientali, instaurando nuovi legami tra chi produce e chi consuma i beni“.
L’articolo 8 della legge assegna poi il 3% della componente tariffaria dell’Autorità idriche Puglia alla tutela e all’assetto idrogeologico del territorio montano. Il provvedimento, al pari del Piemonte, stabilisce anche di destinare parte delle compensazioni territoriali per i Comuni che ospitano impianti fotovoltaici ed eolici a misure che incentivino ad abitare nei borghi montani, come la riduzione del 30% della Tari.
A monitorare l’attuazione delle misure sarà un Osservatorio per la montagna e le aree interne, che avrà il compito di relazionare alla Regione. “Un percorso che inizia – proseguono Santacroce e Bussone – Ora i Comuni potranno approvare ordini del giorno di sostegno al ddl, che tutti i Consiglieri e Assessori regionali avranno a disposizione, da presentare in Consiglio regionale e sostenere. La montagna in Puglia conta, così i Comuni insieme, non più da soli, guardando al futuro in una logica comunitaria e non certo più municipalista“.
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