“The Odyssey” al cinema: perché vale la pena vederlo

Dai su, non giriamoci troppo attorno: noi ci siamo abituati davvero bene.

Negli anni abbiamo costruito il nostro fortino fatto di divano, coperta (quando c’è freddo), telecomando e piattaforme streaming con cataloghi talmente infiniti da farci passare più tempo a scrollare che a guardare davvero qualcosa.

Aggiungiamo film alla lista dei preferiti che probabilmente non recupereremo mai e la cosa “divertente” è che questa situazione ci piace pure, totalmente sprofondati nella nostra routine con il cinema che arriva direttamente in camera o in salotto senza sentire il bisogno di muovere nulla al di fuori del nostro dito sul telecomando.

Poi però arriva la tragedia, quando meno te lo aspetti arrivano quei rompicoglioni come Christopher Nolan a far crollare le nostre certezze costruite pazientemente e sapientemente negli anni con filmoni come The Odyssey.

The Odissey

Sti registi che hanno ancora la folle idea di volerci far uscire di casa per ricordarci che il cinema è ancora qualcosa di sacro e più di un semplice contenuto da consumare velocemente sul divano.

Si perché The Odyssey è una di quelle opere per cui vale la pena entrare ancora in una sala buia, spegnere il telefono ed ogni contatto con la realtà e lasciarsi trasportare da immagini, suoni e una storia pensata per lo schermo gigante.

Questa non è né una recensione né un’analisi tecnica scena per scena, è semplicemente una riflessione su ciò che questo film rappresenta oggi per il cinema e sul motivo per cui registi come Nolan continuino ad avere un’importanza enorme nel campo cinematografico.

Ispirandosi all’immortale poema di Omero “L’Odissea”, Nolan ci mostra nel suo stile il viaggio di ritorno verso Itaca di Ulisse e del suo equipaggio dopo la guerra di Troia. Come già sappiamo un viaggio di ritorno fatto di creature leggendarie, ostacoli, perdite e scelte difficili, ma soprattutto un racconto dell’uomo che si nasconde dietro il mito.

Ulisse

Perché Nolan ci mostra un Ulisse umano, non un guerriero invincibile che risolve problemi con la sola forza bruta, ma un comandante che usa principalmente l’intelletto, l’astuzia e la capacità di adattarsi alle situazioni. Un uomo che deve prendere decisioni e affrontare conseguenze portando sulle proprie spalle il peso delle responsabilità.

Personalmente ho sempre trovato più affascinante la versione di Ulisse “umano” dell’Odissea rispetto a quella da guerriero raccontata nell’Iliade.

Da regista indipendente, ogni volta che guardo un film di Christopher Nolan rimango affascinato dalla sua idea di cinema. In un tempo dove la computer grafica spesso è la soluzione più semplice, lui continua a utilizzare quanto più possibile effetti pratici, scenografie reali e una costruzione artigianale della messa in scena.

Ed è probabilmente questo il motivo per cui le sue immagini, sul grande schermo, hanno sempre un impatto e una forza particolarmente sorprendente nei miei confronti.

Complice anche il metodo di ripresa del regista britannico, Christopher Nolan continua a essere uno dei più grandi sostenitori del formato IMAX 70 mm, una scelta che dona alle sue immagini una profondità, una spettacolarità e un sonoro difficilmente replicabili con altri strumenti analogici.

La fotografia di The Odyssey è straordinaria e ogni inquadratura restituisce la sensazione di trovarsi davanti a qualcosa di epico. Stesso discorso vale per la musica che accompagna il viaggio di Ulisse con protagonismo senza mai limitarsi a fare da semplice sfondo.

Il cast

Per ogni grande film che si rispetti c’è sempre un grande cast a farne parte che, comunque, ha trascinato con sé non poche polemiche: Matt Damon interpreta Ulisse con la “giusta” credibilità (non è mai stato uno dei miei attori preferiti e lungi da me il comprendere la sua carriera di successo, ma ammetto che in questo ruolo mi ha fatto meno cagare di altri). Accanto a lui troviamo alcuni dei volti più importanti del cinema contemporaneo d’oltreoceano: Tom Holland, Zendaya, Anne Hathaway, Elliot Page, Robert Pattinson, Charlize Theron, Lupita Nyong’o, Jon Bernthal e molti altri.

Elena di Troia

Poco fa accennavo alle polemiche perché prima dell’uscita del film si è parlato molto del ruolo di Elena di Troia interpretata da Lupita Nyong’o perché sicuramente diversa dall’Elena descritta da Omero nella sua opera originale. Sui social si sono scatenate accuse di “woke casting” nei confronti di Nolan, ma dopo aver visto il film la mia personale percezione è stata che quella discussione abbia avuto un peso più fuori dalla sala cinematografica rispetto a quanto ne abbia realmente all’interno dell’Odissea di Nolan. Alla fine, ciò che resta è il film.

Film che nonostante una durata vicina alle tre ore, mantiene un ritmo coinvolgente con una prima parte più descrittiva necessaria ad introdurre personaggi, il mondo narrativo ed il contesto entrando poco dopo immediatamente nel vivo concedendo al film di svilupparsi con grande intensità.

Forse l’unico momento che mi ha convinto meno è stato l’incontro con Polifemo. Seppur mi abbia affascinato esteticamente la sua rappresentazione, devo ammettere che era una delle scene che attendevo di più ma che ho trovato meno efficace rispetto al resto del film. Il Ciclope di Nolan mi è sembrato quasi troppo innocuo invece di trasmettermi paura, suscitandomi a tratti compassione per ciò che ha subito da Ulisse ed i suoi uomini.

E poi c’è Christopher Nolan

Un regista che ormai rappresenta uno spartiacque nel cinema contemporaneo. C’è chi lo considera un genio e chi aspetta ogni sua nuova uscita per criticarla ed io appartengo decisamente alla prima categoria.

Non perché Nolan sia intoccabile o inattaccabile, ogni autore può sbagliare e ogni film può essere e deve essere giustamente criticato. Ma spesso non si considera quanto sia complesso realizzare opere di questa portata. Dietro un film come The Odyssey o come un Oppenheimer, Interstellar, Inception e via discorrendo ci sono anni di lavoro, migliaia di professionisti e una macchina produttiva gigantesca. I titoli di coda necessiterebbero quasi di un film a parte.

Costruire un Cavallo di Troia, un “burattino” alto 18 metri che poi chiamerai Polifemo o ricreare un fungo atomico in scala ridotta e riportarlo in questo modo sul grande schermo non è per niente uno scherzo.

Per me Nolan è uno dei registi che hanno maggiormente influenzato il cinema degli ultimi vent’anni perché ha dimostrato che un blockbuster già di per sé meraviglioso come “L’Odissea” può essere anche cinema d’autore, ha creato uno stile riconoscibile (il suo stile) e, soprattutto, ha una capacità rara: trasformare ogni suo film in un evento mondiale.

I suoi film riempiono le sale, generano discussioni, dividono il pubblico e fanno parlare di cinema.

Ed è forse questa la sua qualità più grande, la vera essenza. Ricordandoci inevitabilmente che il cinema non è soltanto qualcosa da guardare sul divano di casa è qualcosa da vivere.

Per questo considero The Odyssey uno di quei film che fanno benissimo al cinema, perché ci ricordano che esistono ancora autori capaci di trasformare una proiezione in un’esperienza.

E forse, oggi più che mai, il cinema ne ha bisogno.

Perciò fatevi un favore, andate in sala e andate a vedere The Odyssey lasciandovi coinvolgere e trascinare nell’epico, terrificante e meraviglioso viaggio di Ulisse verso casa.

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La fotocopertina è uno screenshot del video inserito nell’articolo

Tony Annunziata
Tony Annunziata
Mi presento: il mio vero nome è Antonio Annunziata ma tutti mi chiamano Tony. Scrivo di videogiochi e cinema perché alla classica domanda: “che fai nella vita?” fatta ai pranzi di Natale dai lontani parenti devo pur rispondere qualcosa. Formato all’AIV (Accademia Italiana di Videogiochi) e addestrato all’Accademia di Cinema e Televisione Griffith, passo il tempo a criticare storie altrui per non soffermarmi sulla mia. Ho realizzato cortometraggi indipendenti, perché criticare i film non bastava: volevo creare qualcosa che qualcuno potesse demolire. A 22 anni ho vinto un torneo di FIFA con un braccio ingessato e so che può sembrare un dettaglio inutile ma: fallo tu se ci riesci! Ok, ora basta parlare di me, ho un Boss fortissimo da distruggere!
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