Con “e il cielo non ha più confini”, Andrea Manocchio riscopre la forma classica della pop ballad italiana, tra atmosfere retrò, chitarre acustiche, archi avvolgenti e il coraggio di prendersi ancora il tempo della musica.
E il cielo non ha più confini
Andrea Manocchio sceglie la strada della classicità e firma una pop ballad dal sapore profondamente “made in Italy” con “e il cielo non ha più confini”, costruita con eleganza e attenzione ai dettagli. Il brano si apre con un arpeggio di chitarra delicato e immediatamente riconoscibile, quasi a voler richiamare una tradizione cantautorale che oggi sembra sempre più rara. Poco alla volta entrano gli archi, capaci di ampliare il respiro emotivo della composizione, mentre il ritmo acquista consistenza senza mai risultare invadente. È una crescita graduale, misurata, che accompagna l’ascoltatore dentro una dimensione sonora calda e nostalgica. La struttura stessa del pezzo rivela una precisa scelta stilistica: Andrea Manocchio recupera infatti il gusto del “come si faceva una volta”, costruendo la canzone secondo un canone classico, con un’intro ben definito e una coda finale che lascia sedimentare l’emozione anche dopo l’ultima nota.
Un approccio piacevolmente retrò, che non suona antiquato ma, al contrario, restituisce autenticità e profondità all’ascolto.
In un panorama musicale dominato da brani sempre più brevi e immediati, colpisce anche la durata della traccia: 3 minuti e 49 secondi che oggi rappresentano quasi un’eccezione. Mentre molti artisti della nuova generazione si fermano poco sopra i due minuti, Andrea si prende il tempo necessario per sviluppare atmosfere, melodie e dinamiche, dimostrando una concezione della canzone ancora legata all’idea del racconto musicale completo, capace di respirare e lasciare il segno.
Intervista
Come nasce Andrea Manocchio come artista?
Nasce come sogno di un bambino che passava le ore a scuola a scrivere su pezzi di carte testi di canzoni.
Quale situazione ha stimolato la nascita del nuovo singolo?
Ma in realtà, un po’ come quasi tutti i miei singoli, nasce all’improvviso. Solitamente non programmo quello che voglio scrivere, viene da sé, mi compare improvvisamente davanti, mi fermo e scrivo.
Raccontaci il nuovo singolo.
È un brano pop o indie/pop, come fa fighi scrivere oggi, testo molto romantico e suoni che a me personalmente riportano indietro di vent’anni, primi anni duemila… i miei anni preferiti. Parla di come delle cose o situazioni all’apparenza stupide possono trasformarsi improvvisamente in qualcosa di grande.
Se dovessi fare una collaborazione importante/featuring quale sarebbe l’artista con cui vorresti confrontarti e perché?
AVE CESARE! Da sempre e per sempre Cesare Cremonini. Sono fan sfegatato dal 1999 quando usci fuori con i Lunapop per poi perdermi completamente qualche anno dopo quando, da solista, fece uscire “Vieni a vedere perché”, la mia canzone del cuore.
Oasis o Blur?
“Today is gonna be the day that they’re gonna throw it back to you”. (per chi non lo sapesse si tratta di un verso da “Wondewall” degli Oasis – ndr).
La pandemia, anche se è alle spalle, ha cambiato le regole. Come vedi il futuro della musica?
Credo, anzi ne sono fermamente convinto, che la musica non smetterà mai di suonare. Pandemie, guerre o apocalissi non potranno mai fermare la musica, il potere della musica.
E come vedi il tuo di futuro?
Lo vedo benissimo in un featuring con Cesare Cremonini.
Andrea Manocchio
È un cantautore italiano, di genere Indie Pop, nato e cresciuto a Civita Castellana. Muove i primi passi nel mondo della musica all’età di 14 anni quando inizia a prendere lezioni di pianoforte nell’accademia del proprio paese. Nel 2013 esce il suo brano d’esordio, mentre nell’anno successivo prima un EP e poi il suo primo album, prodotto e mixato a Londra.
Nel 2017 e nel 2018 arriva nelle prime posizioni di varie classifiche europee di artisti emergenti e nel 2019 prende parte ad una tournée in giro per la Bulgaria insieme ad altri artisti italiani.
Negli anni successivi una lunga serie di singoli, prodotti e registrati a Roma, città che lui ama moltissimo e dove è ormai fisso per quanto riguarda la musica.
Video
Il videoclip di “e il cielo non ha più confini”, diretto da Cecilia Ferdinandi e Federica Cavallari (che hanno curato anche riprese e montaggio), sceglie la via della semplicità narrativa e dell’immediatezza visiva. Protagonista del video è Martina Trivella, presenza discreta ma efficace nel dare volto e movimento alle atmosfere del brano. Le riprese, realizzate in diversi angoli di Roma, evitano volutamente l’effetto “cartolina”, preferendo una rappresentazione più autentica e quotidiana della città. Anche il montaggio segue questa linea essenziale, accompagnando la musica senza sovraccaricare le immagini di artifici o soluzioni spettacolari.
Il risultato è un videoclip piacevole alla visione, coerente con il carattere nostalgico ed elegante della canzone.
Potete seguire Andrea Manocchio su Facebook, Instagram, Spotify e sul canale YouTube.
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