Il cardinale Angelo Bagnasco è il nuovo assistente ecclesiastico dell’Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti
Il cardinale Bagnasco è stato nominato nel novembre scorso dalla Conferenza Episcopale Italiana assistente ecclesiastico dell’Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti (con acronimo UCID). Bagnasco è stato presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) per dieci anni, presidente del Consiglio delle Conferenze dei Vescovi d’Europa (CCEE) per cinque ed è arcivescovo emerito di Genova.
Sabato scorso 10 gennaio era a Torino per incontrare l’UCID Piemonte e Valle d’Aosta ed è stato accolto con sincero affetto e grande entusiasmo. La mattinata comprendeva due eventi distinti, che si sono tenuti entrambi presso la sede dell’UCID, al Collegio degli Artigianelli di via Palestro. Il primo appuntamento era strettamente riservato ai rappresentanti delle varie sezioni UCID locali e al Comitato di Presidenza del Gruppo regionale. Il secondo era aperto al pubblico e si è tenuto nell’aula magna del Collegio stesso, detta Salotto delle Idee.


La persona al centro nell’attività d’impresa
Il cardinale Angelo Bagnasco ha ascoltato con molta attenzione e per quasi due ore le testimonianze provenienti dalle diverse realtà del territorio piemontese. È stato accolto dal saluto del presidente UCID Piemonte e Valle d’Aosta Paolo Porrino, che ha sottolineato come la persona debba essere al centro dell’attività d’impresa. C’è stato poi il saluto di monsignor Francesco Ravinale, vescovo emerito di Asti e assistente ecclesiastico di UCID Piemonte e Valle d’Aosta. Monsignor Ravinale ha evidenziato l’importanza sia di fare impresa riconoscendosi nei valori cristiani sia dell’associazionismo in contrapposizione all’individualismo odierno.
C’è stato anche un breve intervento di monsignor Marco Arnolfo, arcivescovo di Vercelli, la più antica Diocesi del Piemonte. Egli ha rimarcato come il Magistero della Chiesa incoraggi l’opportunità di creare lavoro nel rispetto della persona e nell’ambito dell’economia sostenibile. Ha preso la parola, infine, il vicepresidente nazionale dell’UCID Davide Viziano, sostenendo come imprescindibili i valori della bontà, della generosità, della disponibilità verso gli altri.


La solitudine dell’imprenditore e l’entusiasmo dei giovani
Nella riunione riservata solo ai soci dell’UCID si sono poi alternati nei vari interventi i presidenti (o loro rappresentanti) delle sezioni locali di Torino, Asti, Biella, Casale Monferrato, Cuneo e Vercelli. Problematiche legate alla diminuzione del numero delle imprese e al ricambio generazionale (nell’impresa stessa e tra i soci) non hanno offuscato la ricchezza delle molteplici iniziative. Nelle parole di Marco Lazzarino, presidente UCID Torino, è emersa la necessità di essere in uscita, per agire fuori della sede con associazioni di settore. Strategia sostenuta anche da Vittorio Donati, presidente UCID Biella, sezione che, con incontri aperti a tutti e dialogo costante con altre realtà, ha raddoppiato i soci. Attualmente quella di Biella è la sezione più numerosa del Piemonte.
Fausto Rinaudo, in rappresentanza dell’UCID Cuneo, ha parlato della solitudine dell’imprenditore che, da fuori, viene visto come persona decisa e solida. In realtà, è solo nel compiere le scelte e ha bisogno di condividere le fatiche della sua attività con chi fa la sua stessa esperienza e si riconosce nei medesimi valori cristiani. L’UCID, pertanto, permette di fare rete e di mettere in comune la fatica di fare impresa. Adriana Sala, presidente UCID Vercelli, ha espresso la gioia di avere un Gruppo Giovani molto motivato e attivo. A esso appartiene anche il presidente del Gruppo Giovani UCID Piemonte e Valle d’Aosta Daniele Lonardo. Assai applaudito è stato il suo messaggio con le tre direttrici di creare ponti, di saper approfondire e discernere e di alzare lo sguardo verso Dio.


L’incontro pubblico con il cardinale Bagnasco in una sala gremita
A tutte queste istanze il cardinale Angelo Bagnasco ha risposto nel successivo incontro. La sala era gremita per la grande affluenza di un pubblico interessato e attento. Al tavolo dei relatori, il cardinale era affiancato dal presidente Paolo Porrino e dall’assistente ecclesiastico dell’UCID Piemonte e Valle d’Aosta monsignor Francesco Ravinale. Ma nelle prime file c’erano ospiti tali da rendere l’evento di rilievo nazionale e internazionale.
Il messaggio di saluto del presidente nazionale Gian Luca Galletti (già ministro dell’Ambiente) è stato letto da Luigi Gentile, vicepresidente regionale e presidente Commissione Sanità dell’UCID nazionale. È seguito quello del già citato vicepresidente nazionale Davide Viziano, in rappresentanza anche dell’UCID Liguria. Si sono poi alternati al microfono i presidenti regionali Enrico Montanari (UCID Emilia-Romagna), Francesco Augurusa (UCID Calabria) e Aldo Fumagalli (UCID Lombardia). Infine c’è stato un breve intervento di Riccardo Ghidella, past-president nazionale e attuale rappresentante UCID Italia in sede UNIAPAC (Union Internationale des Associations Patronales Catholiques).


“Dio è all’opera”: il magistrale discorso del cardinale Bagnasco
Nel suo discorso, il cardinale Bagnasco ha esordito all’insegna della speranza, attestando che siamo di fronte a una nuova primavera della fede. Con fine argomentazione e straordinaria chiarezza espositiva, ha asserito di non farci ingannare dalle ombre, dai dati sociologici e dai numeri dei sondaggi. Perché la Chiesa è una realtà umana e divina, visibile e invisibile, la cui dimensione spirituale non può essere misurata. Gesù, infatti, ci precede nella Galilea delle anime. Il bene è infinitamente più grande del male, sebbene questo faccia più rumore e contagi. Ma il bene continua ad agire in maniera sotterranea nelle anime.
E agisce nell’UCID, in cui “Dio è all’opera”: Dio non abbandona il mondo e non abbandona il cuore dell’uomo. In questo senso, l’UCID si può considerare un germoglio di Dio nel deserto. Nell’Occidente scristianizzato, nel deserto delle anime, la spiritualità fiorisce dove non penseremmo. Dio è all’opera secondo l’affermazione evangelica “Sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo”.


La fame di relazione nell’individualismo dominante
Bagnasco ha proseguito prendendo in considerazione il nostro tempo, quello di una società frantumata e molto individualista, in cui la verità è sostituita dall’opinione. I valori fondamentali, tuttavia, non si possono negoziare, pur nella necessità democratica di mediare. I diritti individuali non si possono anteporre ai valori fondanti, perché significa toccare l’uomo nella sua dignità.
L’individualismo, purtroppo, è un virus che sembra invincibile a causa della solitudine. In nome della libertà individuale, ognuno è solo, chiuso in sé stesso: al limite, si apre a chi la pensa allo stesso modo. Si tollera soltanto ciò che è identico al pensiero unico. Eppure, anche in questa realtà, cresce la fame di relazione, cresce soprattutto nei giovani il rifiuto, la nausea verso falsi modelli.


Dissidenti per amare il mondo e per amare Cristo
Ci viene chiesto di essere “dissidenti per amare il mondo e per amare Cristo”. Al cristiano è indispensabile il coraggio dell’identità, di andare controcorrente per amare il mondo nella verità. Bisogna uscire dall’angolo per un atto d’amore, per fedeltà a Cristo e per fedeltà all’uomo. “Tutti corriamo, con tanti obbiettivi, ma qual è la nostra meta? Perché gli obiettivi senza una meta perdono sostanza, diventano fragili”.
Qual è dunque il centro unificante della propria vita e di quella degli altri? Rimanere nell’amore di Cristo. Rimanere per uscire. Perché, per uscire, bisogna prima entrare, stare nel cuore di Cristo, altrimenti si vagabonda nel tempo. Ecco la differenza cristiana e il senso della dissidenza d’amore.


Tre parole donate all’UCID e ai cristiani del nostro tempo
A conclusione del suo intervento, il cardinale Angelo Bagnasco ha affidato agli ascoltatori tre parole programmatiche. La prima è intimità nella relazione, sia essa sponsale, familiare, d’amicizia. Essa raggiunge il suo massimo livello nel rapporto con Dio, fatto di silenzio, di parole, di gesti, di sguardi. Occorre recuperare ciò che è considerato vecchio, come l’assiduità con l’Eucaristia, l’adorazione, il rosario… Occorre stare “a cuore a cuore” con Dio, come sosteneva il santo cardinale Newman. Senza questa intimità, la vita viene risucchiata dal fare. La seconda parola è fraternità, che si esprime nel fare rete tra soci e sezioni. I soci diventano amici, perché attraverso l’amicizia passano idee, valori, ideali e servizi.
Il compito dell’UCID è quello di assumere sempre più un carattere pubblico, non per avere una visibilità mondana ma per una missione. Ed è proprio missione sul lavoro la terza parola del cardinale. La centralità della persona è il criterio del lavoro e del profitto, inteso non in funzione di sé stesso ma a vantaggio dell’uomo. E la missione deve essere nell’ambito della società e della cultura, quale modo di pensare dominante. È importante tornare alla cristianizzazione della cultura a fronte della sua secolarizzazione, con rinnovata attenzione al mondo della scuola. Non basta che la persona sia autonoma: “il lavoro è necessario non solo per il guadagno ma per essere utili agli altri”.


Una breve intervista a S.E.R. Angelo Bagnasco, a Paolo Porrino e a Riccardo Ghidella
A conclusione di una mattinata così ricca di spunti e di proposte, noi di Zetatielle Magazine siamo riusciti ad avvicinare il cardinale Bagnasco per un commento. Ma abbiamo anche parlato con il presidente UCID Piemonte e Valle d’Aosta Paolo Porrino e con il rappresentante UCID Italia all’UNIAPAC Riccardo Ghidella. Ne è scaturita una breve intervista in esclusiva, che vi proponiamo di seguito suddividendo per chiarezza i tre singoli interventi.


La santificazione attraverso il lavoro, nelle parole di S.E.R. Angelo Bagnasco
Eminenza, san Josemaria Escrivá de Balaguer sosteneva l’opportunità della santificazione personale anche attraverso il lavoro. In un contesto sociale materialistico, in cui fede, carità ma anche solo il valore del bene comune sono marginalizzati, è ancora possibile perseguire tale via?
«La santificazione nel lavoro e nella vita corrente è basata per un cristiano, in sintesi, su due punti:
- Vivere con Gesù dentro una compagnia, che è la compagnia di Dio. Questo cambia l’orizzonte dell’agire, dell’affrontare le difficoltà, del gioire e anche del soffrire. Perché non siamo soli in questa impresa meravigliosa e ardita.
- Vivere per Lui, secondo il suo pensiero che ci ha lasciato nel Vangelo. E che la Chiesa ci tramanda con gli approfondimenti del Magistero e della tradizione viva dei Padri della Chiesa. Con uno stile di vita che ci porta al dono di sé».


L’eredità dei Santi sociali, nelle parole di Paolo Porrino
Presidente, siamo a Torino, nella città dei Santi sociali. Quali sono le sfide che attendono oggi un imprenditore o chi in azienda ricopre un ruolo manageriale che voglia professare e testimoniare valori cristiani?
«Mai in tutto il mondo si verificò una situazione simile a quella che ci fu a Torino a metà-fine Ottocento, con la presenza dei Santi sociali. Essi erano molto attenti alla persona. A partire da don Bosco, che metteva la persona al centro e che si occupava del recupero dei ragazzi di strada che arrivavano dalla Val Sesia. Allora, la Val Sesia era in un certo senso l’Africa attuale. Qualsiasi imprenditore che non metta le persone al centro non fa una buona attività d’impresa. Persino il risultato economico, se non metti la persona al centro, non è positivo per l’impresa. I fondi d’investimento vogliono farci credere il contrario ma il problema sorge proprio sulle risorse umane.
Le persone, infatti, sono il vero patrimonio dell’azienda. Gli impianti, i capannoni, gli stabilimenti sono importanti, ma non quanto le persone. Un imprenditore può continuare a fare impresa, attività difficile – perché se fosse facile si chiamerebbe in un altro modo – solo mettendo al centro la persona. Secondo l’insegnamento dei Santi sociali dell’Ottocento».


Dare speranza ai giovani, nelle parole di Riccardo Ghidella
Presidente, viviamo in un’Europa sempre più multietnica, multiculturale e multireligiosa. Il tema del lavoro, inteso come impegno secondo i valori cristiani, può diventare aggregante? Può costruire ponti di unità, nel rivolgersi a chi non è credente o professa altre religioni?
«Il ruolo dell’imprenditore nell’Europa del nuovo millennio è fondamentale per unificare sui valori. C’è una complessità di situazioni per cui non basta più il ruolo istituzionale in un’Europa che non è politica ma solo economica. Ci impone regole finanziarie che poi vengono applicate a livello molto impersonale – e in modo quasi autonomo – dalle Nazioni. Allora, un’Europa di obblighi, senza essere politicamente unita, ha bisogno del mondo dell’impresa. Ha bisogno di un’economia basata sui valori condivisi. Quindi il ruolo di soggetti come l’UCID o l’UNIAPAC è quello delle buone pratiche di chi ha già fatto esperienza sull’unificazione degli interessi imprenditoriali.
È importante spingere il legislatore e il mondo finanziario verso scelte che abbiano come obbiettivo la centralità della persona. Senza dimenticare l’eticità nell’utilizzo degli strumenti finanziari e l’opportuno dislocamento dei sistemi produttivi. Con l’unificazione dei principi, dobbiamo dare speranza ai nostri giovani. Non solo ai giovani imprenditori ma a tutti i giovani che s’affacciano al mondo del lavoro. In un’Europa che ha smarrito la sua cristianità, tocca anche all’impresa essere sintesi di valori, agendo con responsabilità sul lavoro, sulle attività e sui redditi».


Foto di copertina di Maura Maffei per Zetatielle Magazine
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