Incidenti in piscina, l’Iss lancia l’allarme: “Molti casi sono evitabili con più sicurezza”

(Adnkronos) – Momenti di svago estivo che si trasformano in dramma per gravi incidenti in piscina. L'ultimo caso quello di una ragazza di 11 anni in gravissime condizioni all'ospedale Gaslini di Genova dopo essere rimasta incastrata con i capelli nel bocchettone di una piscina a Sestri Levante. Diverse vicende nella stragrande maggioranza "evitabili", spiega all'Adnkronos Salute Luca Lucentini, direttore del Centro nazionale per la sicurezza delle acque (Censia) dell'Istituto superiore di sanità.  Parliamo di "apparecchiature inadeguate, fuori norma oppure inadeguatamente gestite. Per esempio vengono rimossi gli strumenti di protezione, vengono eseguite manovre quando gli utenti sono in acqua, come nel caso di incidenti legati alla clorazione. Insomma: sono molte le lacune procedurali o strutturali con carenze anche gravi". Eppure in Francia "con l'introduzione di semplici obblighi, controlli e sanzioni su dispositivi di sicurezza anche per le piscine private, si è prodotta – come indicano diverse analisi di settore – una marcata riduzione, di circa tre quarti, degli annegamenti in piscina, soprattutto infantili", aggiunge l'esperto.  
In Italia, spiega Lucentini, "la normativa è presente, ma in modo molto frammentario. Non c'è, per esempio, ancora una norma nazionale – in dirittura d'arrivo fortunatamente – ci sono solo norme regionali. Questo non aiuta sul fronte della prevenzione. Nelle strutture, quindi, possiamo avere carenze impiantistiche, per esempio: manca la ringhiera e il bambino può cadere in acqua. Oppure ci sono impianti non a norma oppure non gestiti a norma. O ancora disattenzioni dal punto di vista della vigilanza sui bambini".  Tutto questo "è contemplato in una revisione normativa, che purtroppo si è protratta nel tempo. Si tratta di una legge quadro sulle piscine (A.C. 2576, corrispondente al Ddl già esaminato al Senato), che introduce requisiti strutturali, impiantistici e gestionali più stringenti: progettazione secondo norme Uni/Uni‑En, dispositivi di protezione per piscine domestiche (barriere, coperture invalicabili, salvagenti, dispositivi anti‑accesso), piano di autocontrollo per acqua e sicurezza, controlli interni ed esterni da parte di Asl, obbligo di assistenti bagnanti e locale/primo soccorso per molte categorie di impianti". Sempre a livello nazionale "è stato istituito l’Osservatorio per lo sviluppo di una strategia di prevenzione degli annegamenti, che ha prodotto un primo rapporto organico con dati, analisi per ambienti (mare, acque interne, piscine) e raccomandazioni specifiche per piscine pubbliche, turistico‑ricettive e domestiche", informa l'esperto. C'è poi anche un problema culturale da affrontare che riguarda "sia chi gestisce le piscine , non sempre adeguatamente formato sia chi accompagna il bambino che ha la percezione di un ambiente molto sicuro perché piccolo, confinato. Anche nell'immaginario comune c'è più attenzione al bambino sulla spiaggia che in piscina. E tutto questo può essere contrastato con un nuovo intervento normativo che interviene su tutti e tre gli aspetti: strutturali, gestionali e di controllo. In questi ultimi episodi, per esempio, in cui i ragazzi si immergonoi in acqua e vengono risucchiati, sono implicati tutti e tre i fattori (strutturale, gestionale, di controllo). L'esperienza francese ci dice che agendo su questi fattori i risultati in termini di riduzione degli incidenti si ottengono".  
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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