“Non sono un robot”: attenzione alla nuova truffa del CAPTCHA

Negli ultimi anni le truffe online si sono evolute in modo rapido, sfruttando strumenti sempre più sofisticati per ingannare noi poveri comuni mortali frequentatori ingenui del web. Tra la truffa del pedaggio fantasma, quella della ballerina che gira su whatsapp, quella della urgente convocazione della polizia giudiziaria che arriva via mail, ora dobbiamo pure fare attenzione alla “truffa del CAPTCHA”, una tecnica che sfrutta un elemento che tutti considerano affidabile e quotidiano: il controllo di sicurezza che dimostra che “non sono un robot”.

I cybercriminali hanno capito che proprio questa fiducia diffusa rappresenta un punto debole enorme e lo utilizzano per indurre le persone a compiere azioni pericolose senza rendersene conto.

Questa tipologia di attacco non si presenta con messaggi sospetti o evidenti segnali di pericolo. Al contrario, appare come una normale procedura di verifica, simile a quelle che si incontrano ogni giorno su siti web legittimi. Dalla nostra banca, al sito del supermercato, il riconoscimento tramite CAPCHA è una prassi famigliare che ormai conosciamo bene ed è proprio per questo che può prenderci di sorpresa, tanto siamo convinti di dover semplicemente confermare la nostra identità.

La diffusione di questa tecnica sta aumentando rapidamente, soprattutto attraverso siti compromessi, pubblicità malevole e piattaforme di streaming illegali. Anche utenti esperti possono cadere nella trappola, perché il meccanismo sfrutta comportamenti automatici e abitudini consolidate.

Ma per chi non sa bene cos’è un CAPTCHA, come funziona e quant’altro, facciamo un breve ripasso.

Cos’è un CAPTCHA e a cosa serve

Il CAPTCHA è una barriera fondamentale per mantenere l’integrità dei servizi online ed è uno strumento di sicurezza progettato per capire che l’interazione con un sito avviene da parte di un umano e non da un bot, cioè da un sistema automatizzato. Il termine CAPTCHA è l’acronimo di “Completely Automated Public Turing test to tell Computers and Humans Apart” e indica un test automatico utilizzato da molti siti web per prevenire attività fraudolente. I CAPTCHA vengono impiegati per bloccare spam, registrazioni automatiche e attacchi informatici che sfruttano software automatizzati.

Nella pratica, il CAPTCHA si presenta in diversi modi. È quel test che vi chiede di selezionare immagini specifiche, come semafori o biciclette, oppure di inserire un codice distorto visualizzato su schermo. In altri casi richiede semplicemente di spuntare una casella con la scritta “Non sono un robot”. Tutte queste varianti hanno un obiettivo comune: verificare che l’interazione provenga da una persona reale.

I siti web utilizzano i CAPTCHA per proteggere moduli di contatto, pagine di registrazione e sistemi di login. Senza questo tipo di protezione, i bot potrebbero creare migliaia di account falsi o inviare grandi quantità di spam in pochi minuti.

Come funziona un CAPTCHA

Il funzionamento di un CAPTCHA si basa sulla capacità di proporre sfide che risultano semplici per gli esseri umani ma difficili da risolvere per i computer. I sistemi più tradizionali utilizzano immagini distorte o sequenze di caratteri che un algoritmo fatica a interpretare correttamente. Gli esseri umani, invece, riescono a riconoscere pattern visivi anche in condizioni di disturbo.

I CAPTCHA moderni utilizzano tecniche molto più avanzate. Analizzano il comportamento dell’utente, come il movimento del mouse, la velocità di digitazione e il modo in cui interagisce con la pagina. Grazie a questo piccolo test il sistema può verificare con un alto grado di precisione se l’utente è umano o un bot.

Il sistema comunica con un server remoto che elabora i dati raccolti e restituisce un risultato. Se il comportamento risulta coerente con quello umano, il sito consente l’accesso o l’invio del modulo. In caso contrario, richiede ulteriori verifiche o blocca completamente l’operazione.

Poi, ci sono i reCAPTCHA.

TRUFFA DEL CAPTCHA - NELLA FOTO DEI NUMERI E LETTERE COLORATE SPARSE
“Non sono un robot”: attenzione alla nuova truffa del CAPTCHA

Cos’è un reCAPTCHA

Il reCAPTCHA è una versione avanzata del CAPTCHA e serve a semplificare l’operazione di verifica e aumentare la sicurezza. Si distingue per la sua capacità di ridurre al minimo l’interazione richiesta, sfruttando l’analisi comportamentale per verificare l’identità dell’utente.

Una delle caratteristiche principali del reCAPTCHA consiste nell’utilizzo del cosiddetto “invisible CAPTCHA”. In molti casi, non vediamo un test esplicito, ma semplicemente una casella da spuntare sulla voce “non sono un robot”.  Il sistema analizza automaticamente vari parametri e decide se l’interazione è affidabile. Solo in presenza di comportamenti sospetti richiede ulteriori verifiche, come la selezione di immagini.

Il reCAPTCHA utilizza anche tecnologie di apprendimento automatico per migliorare continuamente la propria efficacia. Ogni interazione contribuisce ad addestrare il sistema, rendendolo sempre più preciso nel distinguere tra utenti reali e bot.

"NON SONO UN ROBOT" LA SCRITTA IN INGLESE - I'M NOT A ROBOT IN RETTANGOLO BIANCO SU SFONDO NERO
“Non sono un robot”: attenzione alla nuova truffa del CAPTCHA

Come funziona un CAPTCHA falso

Il CAPTCHA falso rappresenta il cuore della truffa. I cybercriminali creano una pagina che imita perfettamente l’aspetto di un sistema di verifica legittimo. L’utente arriva su questa pagina attraverso link malevoli, pubblicità ingannevoli o siti compromessi. A prima vista, tutto sembra normale, ma la differenza emerge nel momento in cui l’utente interagisce con il sistema. Se compare una richiesta di verifica di immagini (come dicevamo prima, cliccare su tutte quelle che mostrano strisce pedonali, auto, biciclette o semafori), malgrado azzecchiamo tutte le caselle il test risulta non corretto. Probabilmente chiede anche di ripeterlo, e noi lo facciamo volentieri, ma alla terza (se non già alla prima), il CAPTCHA falso chiede di fare qualcosa di più. Può chiedere di copiare un comando, aprire la finestra “Esegui” del sistema operativo e incollare il contenuto negli appunti. NON FATELO.

Nessun CAPTCHA reale necessita che voi clicchiate su WIN+R (i comandi per aprire la finestra “esegui”) e meno che mai vi chiede di incollare lì una qualsiasi stringa di lettere e numeri.

È una truffa che sfrutta la tecnica del “clipboard hijacking”: in pratica, quando noi incolliamo quella stringa nel nostro computer togliamo ogni difesa di sicurezza al nostro pc e installiamo un malware che spierà tutti i nostri dati, potrà lavorare

L’inganno funziona perché appare come una procedura tecnica necessaria. Il linguaggio utilizzato spesso include riferimenti alla sicurezza o alla verifica del browser, aumentando la credibilità dell’operazione. Convinti di completare un semplice controllo, eseguiamo invece un’azione che compromette il nostro dispositivo.

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Che tipo di malware viene installato

Il malware installato attraverso questa truffa varia a seconda dell’obiettivo dei cybercriminali. In molti casi, si tratta di infostealer, programmi progettati per raccogliere dati sensibili dal dispositivo infetto. Questi software possono sottrarre password, dati di accesso, informazioni bancarie e contenuti salvati nel browser.

Altri attacchi installano trojan che consentono agli hacker di controllare il dispositivo da remoto. Una volta ottenuto l’accesso, possono eseguire ulteriori operazioni, come installare altri malware, monitorare l’attività dell’utente o utilizzare il computer per attacchi più ampi.

In alcuni casi, il sistema viene infettato con ransomware, che blocca i file e richiede un pagamento per ripristinarli. Questa situazione può causare danni gravi, soprattutto se non esistono backup dei dati.

Un’altra possibilità riguarda i miner di criptovalute, che sfruttano le risorse del dispositivo per generare guadagni illegali. Questo tipo di malware rallenta il sistema e aumenta il consumo energetico, spesso senza che l’utente se ne accorga immediatamente.

La varietà di minacce rende questa truffa particolarmente pericolosa. Non esiste un unico tipo di danno, ma tutta una vasta gamma di conseguenze che possono compromettere sia la sicurezza dei dati sia le prestazioni del dispositivo.

Cosa non fare se ci capita

Quando ci si trova davanti a un CAPTCHA sospetto, la prima regola consiste nel non seguire istruzioni insolite. Nessun sistema legittimo chiede di aprire la finestra “Esegui”, incollare comandi o modificare impostazioni del sistema operativo. Se compare una richiesta di questo tipo, bisogna interrompere immediatamente l’operazione.

È importante evitare di cliccare ripetutamente o interagire con elementi che sembrano non funzionare correttamente. I siti malevoli spesso utilizzano tecniche di pressione per spingere l’utente ad agire in fretta. Ignorare questa urgenza riduce il rischio di errore.

Non bisogna concedere autorizzazioni al browser senza capire il motivo. Alcuni CAPTCHA falsi richiedono l’accesso alle notifiche o ad altre funzionalità. Accettare queste richieste può aprire la porta a ulteriori attacchi.

Un altro errore comune riguarda la fiducia automatica. Anche se il sito sembra professionale, è fondamentale verificare l’URL e assicurarsi che provenga da una fonte affidabile. I truffatori creano copie molto realistiche, ma spesso utilizzano indirizzi web sospetti o leggermente modificati.

Infine, evitare di ignorare i segnali di allarme. Se qualcosa sembra strano, probabilmente lo è. Fermarsi e riflettere per qualche secondo può fare la differenza tra sicurezza e compromissione.

Cosa fare se abbiamo cliccato ed eseguito i comandi

Se si sospetta di aver eseguito un comando malevolo, è fondamentale agire rapidamente. La prima azione consiste nel disconnettere il dispositivo da Internet. Questo passaggio limita la comunicazione tra il malware e i server degli hacker, riducendo i danni potenziali.

Successivamente, bisogna eseguire una scansione completa del sistema utilizzando un antivirus aggiornato. Questo processo può individuare e rimuovere eventuali minacce presenti. In alcuni casi, può essere necessario utilizzare strumenti di sicurezza più avanzati o chiedere l’intervento di un professionista.

Cambiare tutte le password sarebbe la cosa migliore, soprattutto quelle di posta elettronica e di servizi bancari e, ovviamente, è importante farlo da un dispositivo sicuro, non da quello potenzialmente compromesso.

Monitorare i propri conti per individuare attività sospette aiuta a intervenire tempestivamente in caso di accessi non autorizzati. Se emergono anomalie, contattare immediatamente il servizio clienti del provider o della banca.

Infine, considerare il ripristino completo del sistema. Questa soluzione elimina eventuali residui di malware e garantisce un ambiente pulito. Anche se richiede tempo, rappresenta spesso l’unico modo per assicurarsi che il dispositivo sia completamente sicuro.

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Tina Rossi
Tina Rossi
(a.k.a. Fulvia Andreatta) Editrice. Una, nessuna e centomila, il suo motto è “è meglio fingersi acrobati, che sentirsi dei nani” Dice di sé:” Per attimi rimango sospeso nel vuoto,giuro qualche volta mi sento perduto, io mi fido solo del mio strano istinto, non mi ha mai tradito, non mi sento vinto, volo sul trapezio rischiando ogni giorno, eroe per un minuto e poi...bestia ritorno...poi ancora sul trapezio ad inventare un amore magari...è solo invenzione, per non lasciarsi morire...”
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