Ciao Margherita, ti scrivo da Milano per raccontarti della mia situazione ed avere da te un consiglio. Ho 32 anni sono fidanzata da 4 con un ragazzo siciliano venuto dalle mie parti per lavoro, una volta che ha finito le scuole superiori. Ogni anni d’estate andiamo andiamo giù a Palermo e precisamente a ***, dove sua mamma ci ospita nella sua casa a pochi metri dalla spiaggia, con una vista che non ti dico! La mamma del mio compagno è una cara persona…sai, una di quelle ragazze che dopo le elementari erano costrette a lasciare la scuola per cominciare subito a lavorare e che si sono solo dedicate alla famiglia, non potendo più di tanto coltivare se stesse e i propri interessi. Il problema, anzi il grosso problema è che non parla l’italiano ma solo il siciliano stretto! Quindi, spesso, io mi ritrovo nella situazione in cui lei e il mio ragazzo parlano, magari per tutta la sera, io non capisco niente e sto muta tutto il tempo.E’ frustrante perché mi piacerebbe comunicare con quella che potrebbe diventare mia suocera. Come posso fare, Margherita? Che tu sappia, esistono corsi qui al nord di siciliano? Un abbraccio, Sabrina

Cara Sabrina, la tua email mi ha fatto tornare in mente lo spettacolo del 1999 di Aldo, Giovanni e Giacomo, “Tel chi el telùn”, dove Aldo faceva scuola di siciliano, con risultati esilaranti! No, amica mia: so di corsi di inglese, spagnolo, cinese ma non ho mai sentito corsi di siciliano! Ahahah.

Ma tornando seri, capisco il tuo problema. E’ frustrante, come dici tu, non riuscire a comunicare con una persona vicina a noi. Ne so qualcosa io, quando ero in America per girare i film che forse conoscerai: “Squadra antimafia”, ecc…avendo studiato solo il francese, avevo necessità di avere spesso un interprete o un intermediario.

Ecco: un intermediario. Questo per me è ciò ti manca; e il tuo, dovrebbe essere il tuo ragazzo, il quale dovrebbe fare “da interprete” tra te e sua madre, includerti di più nei loro dialoghi, creare insomma un ponte comunicativo. Prova a parlare con il tuo ragazzo e sono sicura che questa estate andrà meglio e tu potrai godere delle spiagge di quella terra meravigliosa e della simpatica compagnia di “tua suocera”. Dice un proverbio siciliano: cu avi lingua passa u mari, cioè “chi sa parlare, attraversa i mari”!

Un bacione, Margherita

Ps: ho oscurato il nome della piccola cittadina che citi, per non rendere eventualmente riconoscibili le persone coinvolte nella tua email!

Scrivetemi su info@zetatielle.com , risponderò ad ognuno di voi!!!

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Margherita Fumero
Attrice teatrale televisiva e cinematografica. Allieva di Macario, ha lavorato per anni in coppia con Enrico Beruschi. Tra le sue partecipazioni più famose: Drive In di Antonio Ricci e Camera Cafè nel ruolo della stagista Wanda. Dice di sè: Descrivermi? Io? Già è difficile descrivere una persona che si conosce da diverso tempo, figuriamoci se stessi, ma...ci proverò! Anche perché non è così scontato che un individuo si conosca in tutte le sue sfaccettature, nonostante sia in “compagnia di se stesso” da tutta una vita. Infatti, ci sono parti di noi che ci sfuggono, altre che sono sotterrate negli strati più profondi del nostro animo, oppure altre che semplicemente non vogliamo vedere. Io, complice il lavoro che faccio, ho dovuto scavare dentro di me, anche per fare arrivare al pubblico l'emozione che deriva dall'essere in una particolare situazione. In più – e lo dico per chi non conosce la mia formazione – ho frequentato l'Accademia di arte drammatica, non di “arte Comica”! Fu Macario che mi consigliò di dedicarmi al comico, attraverso la frase che cito in tutte le interviste dove mi chiedono dei miei esordi: “con quella faccia lì, devi far ridere”, mi disse. Tuttavia, non si deve pensare che essere attori comici significhi per forza conoscere solo il lato divertente della vita; anzi! Si dice che i più grandi comici della storia siano stati dei depressi; un po' come i clown che, in alcune scuole di mimo e recitazione, vengono presentati come personaggi in realtà tristi. Io, in realtà, a parte qualche triste e naturale accadimento – come quelli che la vita riserva più o meno ad ognuno di noi – non posso sicuramente dire che sia o sia stata una persona infelice. Al contrario: la mia “voglia di far ridere” deriva da quella serenità che ho sempre respirato in famiglia. Mia mamma Luisa era un po' come me: ironica, sorridente e con la battuta pronta. Il mio papà Gino era più riflessivo, più incline alla saggezza, ma sempre sereno. Io ho fatto un bel frullato di queste caratteristiche, ci ho aggiunto quello che la natura mi ha regalato attraverso il temperamento et voilà: signore e signori, questa è la Fumero! Una signora buffa ma dignitosa; un soggetto autoironico ma profondamente rispettoso degli altri; una donna che può interpretare mille personaggi, pur rimanendo sempre se stessa. Una persona che finge sul palcoscenico ma che è profondamente vera nella vita reale.

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