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Il Cab41, lo storico locale torinese, ormai da 25 anni fa divertire il pubblico di tutta l’Italia, “sfornando” e formando i comici che hanno fatto la storia della nuova comicità italiana nei più importanti format di cabaret televisivi.

Ho avuto occasione di fare una chiacchierata con Andrea Fasoglio, il titolare del CAB41, che mi ha raccontato cosa vuol dire vivere in una “fabbrica di comici”.

Il Cab41

Andrea, per cominciare la nostra chiacchierata, possiamo ufficialmente dire che questa serata esiste solo ed esclusivamente grazie al Cab 41. Penso che non esista un solo abitante di Torino che non sappia cos’è il Cab 41, però se avessimo voglia di raccontare ai nostri lettori che cosa offre e soprattutto come nasce questo storico locale, cosa diresti?

Come nasce non lo so bene perché io non c’ero ancora (ride), comunque quest’anno festeggiamo i 25 anni di Cab 41, dal 1994 al 2019. Sono 25 anni di storia, 25 anni di spettacoli, 25 anni di cabaret sempre in via Fratelli Carle 41 a Torino.

Lo spettacolo di stasera effettivamente non potrebbe esserci senza il Lab, ma soprattutto non potrebbe esserci senza Gianpiero Perone che in tutti questi anni, ha condotto un laboratorio fantastico, facendo crescere questi ragazzi in modo smisurato e ben oltre le nostre aspettative. Oggi ne traiamo tutti i frutti anche con questo spettacolo, il quale rappresenta il meglio del nostro laboratorio.

Vorrei inoltre ringraziare altre due persone, ovvero Andrea e Luca dei Pampers, perché grazie ad un altro laboratorio parallelo, hanno portato quest’anno circa 6-7 persone del Cab a Colorado.

Il laboratorio CabLab

Quest’anno i frutti del Laboratorio (il famoso Lab) sono stati evidenti, anzi visto il cast di comici, io cambierei anche il nome della trasmissione direttamente in “Colorado Piemonte”.

Ci stiamo pensando infatti (ride). Il Lab funziona alla grande grazie a dei professionisti (senza i quali non si andrebbe da nessuna parte), che ci mettono il cuore e soprattutto anche perché il Lab è aperto a chiunque voglia mettersi in gioco. Noi facciamo un minimo di selezione perché sottolineo che non è una scuola dove si paga una quota di iscrizione, ma è un laboratorio gratuito. Cerchiamo quindi di filtrare i nuovi allievi solo per evitare che arrivi il ragazzo che dice “faccio ridere in compagnia” e poi non ha un testo, non ha battute sue, ha solo delle battute barzellette già sentite, in questo modo cerchiamo di spiegargli come funziona questo mondo e magari gli consigliamo di ritornare in futuro.

D’altronde ridere è una cosa seria.

No, ridere è una cosa molto seria. Ci sono i tempi e le strutture della comicità. Anche se la comicità, a mio avviso non si insegna. Però  è giusto che ci siano delle selezioni se veramente si vuole ambire a diventare un professionista.

Sono d’accordo. Se il fine ultimo del Lab vuole essere proprio questo non vedo perché non ci debba essere una selezione.

Occhio sono selezioni non bocciature. Ti rimandiamo, ci rivediamo con calma, nel frattempo prepara un pezzo, noi lo guardiamo e lo proviamo. Se neanche così funziona allora forse la tua strada è un’altra. 

25 anni di Cab41

25 anni di Cab41 rappresentano un enorme traguardo e posso solo immaginare la vostra soddisfazione. Se dovessi parlare ad un ragazzo di 20 anni, tu che hai visto nascere molti talenti, cosa consiglieresti? Qual è una cosa che non dovrebbe mai fare un aspirante comico? È una cosa che assolutamente deve provare a fare?

Un aspirante comico deve essere innanzitutto umile, perché in questo mestiere come nella vita, l’umiltà è fondamentale. Deve quindi approcciarsi con l’umiltà di dire “io voglio imparare e non voglio arrivare” perché “il voglio arrivare” non ti porta nessuna parte. Bisogna avere la forza di non fermarsi al primo no, se sentiamo questo istinto comico dentro di noi. Non fermarsi mai al primo ostacolo.

Ti faccio una confessione: io e Giampiero Perone nel 2011 abbiamo iniziato questa avventura del Laboratorio, prima c’erano altre persone. Un giorno è arrivato Massimo De Rosa che quest’anno è a Colorado. È stata l’unica persona dove abbiamo pensato “qui non ci caviamo nulla“, per molto tempo abbiamo detto “teniamolo fuori, non può andare avanti, non può farcela”. Lui ha avuto la perseveranza, la voglia di continuare e soprattutto l’umiltà di crederci. Oggi è uno dei migliori del Laboratorio.

È  quello che si dice “nella vita non bocciare mai nessuno, perché quel qualcuno potrebbe essere un giorno il tuo maestro”.

Per concludere la nostra chiacchierata: di questa stagione speciale del venticinquesimo anno di vita del Cab41, cosa dobbiamo segnarci in agenda?

Dobbiamo segnarci questa data: 1994 nascita del Cab41. Durante tutta la stagione cercheremo di riportare tutti gli artisti storici che si sono esibiti in questi anni. Non tutti purtroppo perché il mitico Enrico Brignano del 1997 sarà molto difficile averlo per ovvi motivi.

Caspita anche Enrico Brignano è passato dal Cab41?

Esatto. Un giovane e sconosciuto Enrico Brignano alle prime armi è passato dal nostro palco. All’epoca c’era una bella collaborazione tra Torino e Milano e spesso i comici dei locali milanesi (esisteva già lo Zelig) venivano a trovarci. Grazie per questa chiacchierata.

Quindi tenetevi forte perché l’anno prossimo ci sarà da ridere.

Se doveste cercarmi, mi troverete al Cab41. Verrete anche voi?

Andrea Fasoglio , titolare del Cab41 ci racconta i 25 anni di storia del locale. Nella foto seduto nella platea del parcodora sorride, vestito con una maglietta con hulk sopra, affianco a lui alfonso milano, giornalista di Zetatiele
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Alfonso Milano
Dice di se: Il nostro primo innamoramento sconvolgerà definitivamente la nostra esistenza. Questo impulso inarrestabile in grado di coinvolgere tutte queste emozioni e sentimenti, credo meriti una maggiore considerazione da parte nostra. Io ricordo perfettamente la prima volta che mi sono innamorato: avevo quindici anni ed ero seduto su una poltrona del teatro Leonardo di via Ampère a Milano. Quella sera i miei sensi sono stati testimoni della loro rinascita, come se fossero stati solo parzialmente utilizzati fino a quel momento. La vista era inebriata da quelle magnifiche scenografie, l'udito rapito dalla voce di Puck, il tatto accarezzava il legno della poltrona, il gusto assaporava la paura scatenata dalle parole di Oberon, l'olfatto percepiva l'odore del sudore degli attori. "Sogno di una notte di mezza estate" non aveva semplicemente suscitato in me la mia prima catarsi, bensì un sentimento più nobile, era amore puro. Da allora non ho più abbandonato il teatro e anche adesso che ho 34 anni, le sensazioni che provo ogni volta che il sipario si apre dinanzi ai miei occhi sono le medesime. Adoro interrogarmi continuamente durante una rappresentazione teatrale o cinematografica: cerco di carpire il percorso che hanno svolto gli attori e il regista con lo studio del personaggio, mi nutro di dettagli in modo da poter recepire ancor meglio il messaggio dell'opera. Perché diciamolo a gran voce: "il primo amore non si scorda mai!". Spero solo non sia gelosa mia moglie.

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