Stufe a legna e caminetti sono meglio del gas. No allo stop degli incentivi

Il riscaldamento domestico e collettivo resta uno dei nodi centrali della transizione ecologica. In Italia incide in modo rilevante sui consumi energetici, sulle emissioni in atmosfera e sulla qualità della vita quotidiana, soprattutto nei mesi invernali. Parlare di calore significa parlare di case, scuole, municipi, ospedali, piccoli borghi di montagna e quartieri urbani. Significa anche affrontare un tema spesso trattato in modo superficiale, con prese di posizione drastiche che non aiutano a comprendere la complessità del quadro.

Negli ultimi anni il riscaldamento a legna è finito spesso al centro di campagne di critica e semplificazione. Stufe e caminetti vengono accomunati in un’unica categoria, descritta come obsoleta e inquinante. Questa narrazione ignora un dato fondamentale: il settore è cambiato profondamente. Tecnologie, normative, certificazioni e filiere hanno trasformato il modo di produrre e usare energia termica da biomassa legnosa.

Il problema oggi non riguarda il legno in sé, bensì la qualità degli impianti, la gestione delle risorse forestali e le politiche pubbliche che accompagnano o frenano il cambiamento.

Affrontare il tema con serietà richiede uno sguardo più ampio. Serve distinguere tra vecchi apparecchi e sistemi di nuova generazione, tra filiere certificate e pratiche scorrette, tra impianti collettivi efficienti e grandi centrali che non rispettano i criteri di sostenibilità. È in questo spazio che si inserisce la posizione di Uncem, l’Unione nazionale Comuni Comunità Enti montani, che chiede di superare la demonizzazione e di investire sulla trasformazione.

Cosa dice la Direttiva RED III

La recente pubblicazione della Direttiva RED III sulla Gazzetta Ufficiale europea riporta al centro il tema delle energie rinnovabili, con un’attenzione più decisa anche al settore termico. La direttiva chiede agli Stati membri di aumentare la quota di rinnovabili nei consumi finali, spingendo verso soluzioni che riducano le emissioni climalteranti e la dipendenza da fonti fossili.

Nel dibattito pubblico si parla spesso di elettrico, molto meno di calore. Eppure una parte consistente dell’energia consumata in Europa serve proprio a scaldare edifici e acqua. Continuare a puntare sul gas, soprattutto se importato da Paesi geopoliticamente instabili, espone l’Italia a rischi economici e strategici evidenti. In questo contesto la biomassa legnosa, se gestita correttamente, rappresenta una risorsa rinnovabile locale, programmabile e già disponibile.

Uncem chiede di applicare la RED III fino in fondo e questo significa sostenere davvero le rinnovabili e smettere di considerare il gas come una soluzione di transizione a lungo termine. Significa anche costruire piani regionali e nazionali capaci di accompagnare il rinnovo tecnologico degli impianti, sia domestici sia collettivi.

Il tema tocca anche la pianificazione urbana e territoriale. Nei piccoli comuni, nei borghi alpini e appenninici, il riscaldamento a legna rappresenta spesso l’unica soluzione efficiente e accessibile. Nei contesti urbani può integrarsi con altre fonti rinnovabili, contribuendo a un mix energetico più equilibrato. In entrambi i casi servono regole chiare, controlli efficaci e una comunicazione pubblica che aiuti a capire, non a semplificare.

La transizione energetica passa anche da qui, dal modo in cui produciamo calore e dal valore che riconosciamo alle risorse locali. Il legno, gestito in modo sostenibile, continua a raccontare una possibilità italiana fatta di competenze industriali, foreste da curare, territori da abitare. Ignorarlo o demonizzarlo significa rinunciare a una parte importante della soluzione.

Dalla demonizzazione alla sostituzione degli impianti

Il cuore della proposta Uncem ruota attorno a un concetto chiave: trasformare. In Italia sono ancora presenti milioni di apparecchi a legna installati decenni fa, con rendimenti bassi e livelli emissivi elevati. Tenerli in funzione produce effetti negativi sull’aria e sull’efficienza energetica. Spegnerli senza offrire alternative realistiche rischia però di spingere famiglie e amministrazioni verso soluzioni fossili.

La strada indicata passa dalla sostituzione degli impianti più vecchi con apparecchi di nuova generazione, certificati, ad alte prestazioni. Le stufe e le caldaie a cinque stelle garantiscono rendimenti molto più elevati, consumano meno combustibile e abbattono drasticamente le emissioni di polveri sottili. Scaldano meglio e in modo più pulito, riducendo anche i costi in bolletta.

Questa trasformazione richiede politiche pubbliche coerenti che prevedano incentivi mirati, semplici da usare, capaci di raggiungere chi vive in montagna, nelle aree interne e nei piccoli comuni e, per estensione, anche realtà urbane laddove si vuole avere un riscaldamento autonomo generato da camini, stufe a pellet o a legna. Serve anche un lavoro culturale che aiuti a distinguere tra tecnologie superate e soluzioni moderne.

Le foreste italiane come risorsa strategica

Un altro nodo centrale riguarda la gestione delle foreste. L’Italia possiede circa 12 milioni di ettari di superficie forestale, una delle estensioni più ampie d’Europa. Nonostante questo patrimonio, il Paese continua a importare dall’estero oltre l’80 per cento del legno utilizzato, compreso quello destinato a fini energetici come pellet, cippato e legna da ardere.

Questa contraddizione ha ricadute ambientali, economiche e sociali. Importare legno significa spostare altrove gli impatti della gestione forestale e rinunciare a opportunità di lavoro e sviluppo locale. Utilizzare in modo sostenibile il materiale di origine forestale nazionale, certificato e tracciabile, porta vantaggi all’ecosistema e alle comunità.

Il Testo unico forestale, la legge 34 del 2018, indica con chiarezza le azioni da intraprendere. Pianificazione, gestione attiva dei boschi, valorizzazione delle filiere corte, uso a cascata del legno. La Strategia forestale nazionale mette a disposizione 400 milioni di euro per sostenere questi obiettivi. Secondo Uncem occorre accelerare, investendo davvero queste risorse e coordinandole con le politiche energetiche.

Comunità energetiche e Green Communities

Il riscaldamento a legna sostenibile trova spazio anche in strumenti più ampi di governance territoriale. Le Green Communities e le Comunità Energetiche Rinnovabili rappresentano un’opportunità per ripensare il rapporto tra energia, territorio e cittadini. Finora l’attenzione si è concentrata quasi esclusivamente sull’elettrico, trascurando il potenziale del termico.

Integrare impianti a biomassa legnosa in queste strategie permette di costruire sistemi locali di produzione e consumo del calore, riducendo le perdite e rafforzando le economie di prossimità. Scuole, municipi, palestre, case popolari possono essere serviti da reti di teleriscaldamento efficiente, alimentate da legno locale certificato.

Queste esperienze esistono già e funzionano. Dimostrano che il riscaldamento a legna può diventare uno strumento di coesione sociale, oltre che ambientale.

La posizione di Uncem e la voce dei territori

Nel dibattito pubblico la voce dei territori montani e rurali resta spesso marginale. Uncem prova a riportarla al centro, partendo da un approccio pragmatico. “Vogliamo ridurre le emissioni ma è stupido e banale demonizzare le biomasse, il legno” sottolinea Marco Bussone, Presidente Uncem. “Che vengono già utilizzate in tantissimi piccoli impianti domestici o in efficienti caldaie di scuole, municipi, a servizio di teleriscaldamento, che sono state pagate anche con fondi europei”.

La questione, secondo Bussone, non riguarda l’esistenza di questi impianti, bensì la loro qualità. “Puntiamo sull’efficienza dell’impianto, ma servono incentivi per sostituire quelli obsoleti che abbiamo nelle case. Per mettere apparecchi a cinque stelle, senza fumi, con poche polveri”. Un messaggio che richiama la responsabilità delle istituzioni nel guidare il cambiamento.

Bussone invita anche a evitare semplificazioni dannose. “Evitiamo di banalizzare un tema complesso” afferma, aprendo una distinzione netta tra modelli diversi di utilizzo delle biomasse.

Grandi centrali e uso a cascata del legno

Uno dei passaggi più critici riguarda le grandi centrali a biomasse. “Le grandi centrali a biomasse, che producono energia termica ed elettrica cippando intere foreste senza l’uso a cascata del legno che estraggono le imprese forestali, al nord come al sud, vanno fermate e convertite. Non sono sostenibili” dice Bussone.

Il riferimento all’uso a cascata del legno è centrale. Questo principio prevede che il materiale forestale venga utilizzato prima per prodotti a maggiore valore aggiunto, come edilizia e arredo, e solo alla fine per scopi energetici. Saltare questi passaggi impoverisce le filiere e riduce i benefici complessivi.

Al contrario, esistono modelli virtuosi che dimostrano un approccio diverso. “Abbiamo invece molti esempi, dal Trentino a Ormea, sino a Pomaretto, e moltissimi altri, dove impianti termici collettivi a legno permettono il risparmio per le famiglie”. Questi sistemi offrono un’alternativa concreta al gas e contribuiscono alla riduzione delle emissioni.

Stufe a legna e caminetti sono meglio del gas. No allo stop degli incentivi - un articolo di giornale con le immagini della centrale di Pomaretto, un acesetta bianca con tetto spiovente e dei particolari di dispositivi elettronici ed elettrici

Filiere locali e materiale a metri zero

Gli esempi citati mostrano un altro aspetto spesso trascurato: la costruzione di filiere forestali intelligenti, sostenibili e certificate. “Permettono pure di ridurre le emissioni in atmosfera, di costruire filiere forestali intelligenti, sostenibili e certificate, con materiale a metri zero” spiega Bussone.

Usare legno locale significa accorciare le distanze, ridurre i trasporti e aumentare la trasparenza. Le certificazioni come PEFC e FSC garantiscono una gestione responsabile delle foreste, tutelando biodiversità e diritti dei lavoratori. In questo quadro il riscaldamento a legna diventa parte di una strategia più ampia di sviluppo sostenibile.

L’Italia non è l’unico Paese a puntare sul legno come fonte energetica rinnovabile. Germania, Austria e Paesi nordici hanno sviluppato filiere efficienti e integrate, combinando produzione locale, certificazione dei materiali e incentivi per sostituire gli impianti obsoleti. Queste esperienze mostrano che le biomasse legnose possono inserirsi in politiche climatiche ambiziose senza generare impatti negativi significativi, a patto di rispettare regole e standard di efficienza.

Il ruolo delle Regioni e il confronto nazionale

Le Regioni hanno un ruolo decisivo nell’attuazione della RED III. Uncem lavora con diversi enti territoriali per orientare le politiche verso gli impianti efficaci e nuovi. “Ci lavoriamo con molte Regioni, a partire dal Piemonte. Le Regioni per attuare la REDIII vadano a sostenere gli impianti efficaci, nuovi, anche domestici” afferma Bussone.

Il confronto coinvolge anche associazioni di settore e realtà ambientaliste. Un appuntamento simbolico sarà quello annunciato a Verona. “Lo diremo con Aiel, Fiper, Legambiente, PEFC, FSC, a fine febbraio 2026 a Progetto Fuoco”. Un’occasione per mettere attorno allo stesso tavolo produttori, istituzioni e società civile.

Un’eccellenza industriale italiana

L’Italia occupa una posizione di leadership europea nella produzione di caldaie e stufe a biomassa. “L’Italia è leader in Europa nella produzione di caldaie e stufe. Le facciamo benissimo” ricorda Bussone. Questo patrimonio industriale rappresenta un vantaggio competitivo e un’opportunità occupazionale.

La qualità tecnologica si accompagna a una conoscenza approfondita delle normative ambientali. “Sappiamo cosa vuol dire rispettare l’ambiente e le foreste. Lo sappiamo dire e certificare. Difendere questa filiera significa anche sostenere ricerca, innovazione e export.

Studiare, riflettere, progettare

Superare la demonizzazione delle biomasse richiede studio e confronto. “E allora non demonizziamo a prescindere le biomasse. Riflettiamo e studiamo” invita Marco Bussone, richiamando la necessità di basare le scelte su dati, analisi e valutazioni di impatto. Il settore del riscaldamento a legna dispone oggi di conoscenze tecniche, normative e scientifiche che permettono di distinguere chiaramente tra pratiche sostenibili e modelli da superare.

In questo percorso possono aiutare anche progetti europei che hanno già messo a sistema regole e soluzioni operative. “Facendoci anche aiutare da progetti europei come Praxair e Legno Nord-Ovest LENO”, prosegue Bussone, “che hanno messo in fila regole, opportunità, soluzioni a vantaggio di Pubbliche Amministrazioni, imprese, cittadini”. Esperienze che mostrano come una corretta integrazione tra politiche forestali, innovazione tecnologica e pianificazione energetica possa produrre benefici diffusi.

Studiare significa anche progettare meglio gli interventi futuri, evitando approcci ideologici e scegliendo strumenti flessibili, capaci di adattarsi ai diversi contesti territoriali. Il riscaldamento a legna sostenibile chiede competenza, visione di lungo periodo e collaborazione tra livelli istituzionali, mondo produttivo e comunità locali.

Formazione e educazione

Il settore del riscaldamento a legna non si ferma alle tecnologie esistenti. Ricerca e sviluppo puntano a creare caldaie e stufe sempre più efficienti, con controllo digitale delle combustioni, sistemi di filtraggio avanzati e integrazione con smart grid. Questi sviluppi aprono nuove possibilità per famiglie, enti pubblici e imprese, consentendo un utilizzo ottimizzato delle risorse legnose e riducendo ulteriormente le emissioni.

Ma per ottenere i massimi benefici ambientali e sociali, la tecnologia deve accompagnarsi a informazione e formazione. Corsi per installatori, campagne di sensibilizzazione per cittadini e amministratori, guide pratiche sull’uso corretto della legna aiutano a massimizzare l’efficienza e minimizzare l’inquinamento. La cultura del calore sostenibile diventa così un patrimonio collettivo, non solo tecnico.

Campagne educative e incentivi per la sostituzione degli impianti sono strumenti fondamentali. La tecnologia moderna consente di ottenere un calore confortevole senza compromessi sulla salute, dimostrando che sostenibilità ambientale e benessere possono andare di pari passo.

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Tina Rossi
Tina Rossi
(a.k.a. Fulvia Andreatta) Editrice. Una, nessuna e centomila, il suo motto è “è meglio fingersi acrobati, che sentirsi dei nani” Dice di sé:” Per attimi rimango sospeso nel vuoto,giuro qualche volta mi sento perduto, io mi fido solo del mio strano istinto, non mi ha mai tradito, non mi sento vinto, volo sul trapezio rischiando ogni giorno, eroe per un minuto e poi...bestia ritorno...poi ancora sul trapezio ad inventare un amore magari...è solo invenzione, per non lasciarsi morire...”
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