La prima serata del Festival di Sanremo 2026 si accende tra aspettative altissime, almeno nelle intenzioni: sul palco del Teatro Ariston a guidare il rito collettivo sono Carlo Conti e Laura Pausini, affiancati dal co-conduttore Can “Sandokan” Yaman, mentre tra gli ospiti spiccano il superospite (questa è terribile) Tiziano Ferro, le incursioni di Max Pezzali dalla nave e gli interventi live di Gaia dal Suzuki Stage. Sanremo 2026 prima serata, tra nostalgia compulsiva, revival anni ’70-’80 e canzoni tutte sorprendentemente uguali. Il Festival guarda avanti, ma con lo sguardo fisso nello specchietto retrovisore.
Il Festival della nostalgia permanente
Comunque vada a finire, Sanremo 2026 si candida con decisione a diventare il Festival della nostalgia permanente. Altro che laboratorio del futuro della musica italiana: qui il passato ha preso possesso del presente, ha cambiato la serratura e buttato via le chiavi. Del resto, nel pop contemporaneo l’innovazione è diventata una parola pericolosa, e il Festival della canzone italiana non fa nulla per smentire la regola. Quest’anno più che mai, tra disco music, synth pop, reggaeton, e revival più o meno consapevoli, si viaggia a velocità costante verso gli anni Settanta e Ottanta, con la sensazione persistente di aver già sentito tutto… e più volte.
Una line-up tra passato e presente
Sul palco della prima serata di Sanremo 2026 sfilano protagonisti di ieri come Patty Pravo, Raf e Marco Masini, presenze legittime, per carità, affiancati da artisti teoricamente contemporanei come Tommaso Paradiso, Arisa e Dargen D’Amico, impegnati in un esercizio di stile che assomiglia più a un karaoke colto del passato che a una reale rilettura del presente.
Masini fa il Masini, Raf fa il Raf, Arisa fa la Arisa: tutti fanno il proprio compitino, giusto per prendere la sufficienza. A questo aggiungete una serie di ragazzotti e ragazzotte che non sanno bene come stare su un palcoscenico importante, e il gioco è fatto.
Il risultato è una sequenza di brani che suonano tutti sorprendentemente simili: rassicuranti, ben confezionati. Ben esposti e ben pubblicizzati come i divani di un catalogo Mondo Convenienza: a poco prezzo, eleganti, ma scomodi.
Livello medio e dubbi sulla selezione
Qualche considerazione sparsa dopo l’ascolto della prima serata di Sanremo 2026, prima di entrare nel dettaglio, cosa che farò nella seconda e terza serata.
Il livello generale si assesta su un dignitosissimo medio-basso: non si tocca il fondo, ma nemmeno l’eccellenza. All’ascolto non si grida allo scandalo né si invoca la tragedia greca, anche perché resta pur sempre un “bouquet di fiori” piuttosto ricco, per dirla alla Carlo Conti. Eppure, resta il dubbio atavico, quello che tormenta ogni spettatore dopo la mezzanotte della prima serata di Sanremo 2026: ma davvero non si poteva fermarsi a 26 canzoni, come inizialmente previsto? Davvero questi 30 brani sono i migliori che il buon Direttore Artistico ha ricevuto? Davvero non c’era nient’altro di degno da essere portato sul palco del teatro Ariston?
La risposta, inutile girarci intorno, è probabilmente sì. Perché quando il livello è così uniformemente tiepido, basta una canzone appena “carina” per sembrare improvvisamente un capolavoro assoluto.
Temi: introspezione e poca attualità
Dal punto di vista tematico, Sanremo 2026 prima serata offre pochissima guerra, attualità quasi azzerata e una quantità industriale di introspezione. Più che un Festival, a tratti sembra una seduta di psicanalisi di gruppo, con testi che scavano nell’io e nell’es, nel passato, nei rimpianti e nelle fragilità, spesso senza trovare davvero qualcosa di nuovo da dire.
A distinguersi dalla massa sono davvero in pochi, non faccio nomi per adesso, ma una cosa già la posso affermare con sicurezza: manca il “quid”, manca la canzone che ti fa dire “questa vince”. Manca quella canzone che fa rumore al primo ascolto, quella che ti provoca quella balorda nostalgia. Pochi brividi e la noia che impera.
A distinguersi dalla massa, giusto Ditonellapiaga, Masini e Fedez, Patty Pravo, LDA e AKA 7even. Poco, troppo poco.
L’unico vero momento di pathos, di brividi lungo la schiena, lo ha regalato il super ospite: un Tiziano ferro maturato nella voce, ch ha interpretato un medley da paura, e “Sono un grande”, title-track dell’ultimo album. E’ un grande di nome e di fatto.
Su Max Pezzali invece stendo un velo pietoso: in playback, e ho detto tutto.
La regia di Carlo Conti e il paradosso finale
In questo contesto, Sanremo 2026 prima serata conferma il marchio di fabbrica di Carlo Conti. Alla sua quinta, e probabilmente ultima, direzione artistica e alle prese con un’annata non esattamente generosa di grandi candidature (forse perché lo scorso anno ha “trattato male” Giorgia, escludendola dalla finale a cinque?) ha fatto quello che poteva, e che probabilmente gli hanno imposto. Ha aperto il frigo, trovato qualche avanzo dignitoso, qualche offerta coi “punti fragola”, e ha cucinato una frittata semplice, digeribile, senza sorprese. Buona sì, ma senza spezie.
Il paradosso? Funziona, anche senza entusiasmare, ma funziona.
Non è haute cuisine, ma nemmeno una trattoria per camionisti. E a Sanremo, ormai, sembra bastare.
Qui lo dico e qui non lo nego: questo cast di Carlo Conti fa rivalutare quelli targati Amadeus, e mai avrei pensato di poter dire una cosa del genere.
Un vincitore quasi irrilevante
Chi vincerà è quasi un dettaglio statistico, soprattutto dopo quanto visto nella prima serata di Sanremo 2026. Perché, volendo scherzare, ma neanche troppo, si può dire che Sanremo 2026 lo abbiano già vinto Alan Sorrenti e Tullio De Piscopo, pur non essendo in gara. Sono quasi ovunque: nei suoni, negli arrangiamenti, e nei ritmi.
Come sempre, ai posteri l’ardua sentenza, e ne riparleremo in lungo e in largo durante le prossime serate.
E a noi il sospetto che, anche dopo Sanremo 2026 prima serata, il futuro possa tranquillamente aspettare, in attesa di un nuovo presentatore e soprattutto di un vero direttore artistico.
Stefania Orlando
Chiudiamo con una chicca, per i lettori di Zetatielle Magazine.
Come già probabilmente sapete, quest’anno io e l’editore Tina Rossi, conduciamo un programma quotidiano su RID968FM, tutti i pomeriggi dalle 14:00 alle 17:00. Un appuntamento che consolida una partnership tra magazine e radio che dura ormai da tempo.
Stefania Orlando è stata ospite speciale alla nostra “pink house”, presso il Mediterranée Terra&Mare, a poche ore dalla prima serata del Festival di Sanremo.
In diretta nella nostra trasmissione “Sempre + Zetatielle”, ha tenuto compagnia ai nostri ascoltatori raccontando alcuni aneddoti della sua carriera e spiegando il suo punto di vista riguardo alla kermesse sanremese.
«Il Festival di Sanremo è cambiato molto nel corso degli anni. Io lo seguo da quando ero bambina e ho sempre amato questa settimana: per me è la Settimana Santa», ha affermato Stefania. «Carlo Conti? È una persona splendida. Ho avuto il piacere di conoscerlo meglio e di lavorarci durante il programma Tale e Quale Show. È un conduttore disponibile che riesce sempre a metterti a tuo agio».
Alla domanda: «Accetteresti di co-condurre Sanremo?», l’opinionista ha risposto: «Che domande! Non mi precludo nulla. Il Festival è l’ambizione di ognuno di noi».
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