Cimbalaria, che si fregia del soprannome di Rovine di Roma

La cimbalaria non fa eccezione, tra le piante che vi abbiamo proposto in queste settimane. È una Scrofulariacea, con tutte le caratteristiche della famiglia delle Scrofulariacee, che la moderna classificazione botanica ha attribuito in modo discutibile alle Plantaginacee. Il nome latino è Cymbalaria muralis G.M.SCH. ma permane anche Linaria cymbalaria MILL., che l’apparenta con la linaria per il fiore assai simile nella forma.

Il genere Cymbalaria deriva dal greco kymbalon, che traduciamo con cembalo, perché le foglie sono depresse nella parte centrale, come accadeva per quest’antico strumento musicale. L’aggettivo muralis, che determina la specie, si riferisce alla sua attitudine di attecchire tra le pietre dei vecchi muri o in mezzo alle rocce.

Pianta strisciante di cimbalaria, con foglie carnose simili all'edera e fiori viola.
Foto di Hans da Pixabay

La cimbalaria è una pianta originaria del bacino del Mediterraneo che, intorno al XVII secolo, ebbe molta fortuna come pianta ornamentale. I suoi semi vennero importati anche nel Nord Europa per abbellire i giardini rocciosi. Per la sua bellezza fu molto apprezzata nelle Isole Britanniche, dove tornò a inselvatichirsi in ambienti piuttosto ombrosi. In Gran Bretagna, è detta Ivy-leaved Toadflax, ossia linaria dalle foglie d’edera.

In Irlanda è più diffuso il nome di Aaron’s Beard, che vuol dire barba di Aronne, per le lunghe radici avventizie simili a una barba. Il nome gaelico è Buaflíon balla: ricordate? Con Buaflíon si indica la linaria, nota come il lino del rospo. Ma qui c’è anche il sostantivo balla, che significa muro. È dunque pure nell’Isola di Smeraldo la linaria dei muri. Curioso è l’epiteto che le è stato dato in Francia, ossia Ruines de Rome, a indicare che è assai frequente nei siti archeologici della Roma antica.

Particolare di una piantina su roccia, con il profilo del fiore viola bilabiato.
Foto di Hans da Pixabay

Si tratta di una pianta erbacea perenne e rampicante, sebbene i suoi fusti si presentino un poco legnosi alla base. Essi sono glabri, ramificati e decombenti sui muri o sulle pietre su cui è attecchita, aggrappandosi con le già citate radici avventizie. La sua altezza è pertanto assai variabile, passando dai 10 ai 75 centimetri. Le foglie sono lucide e alterne e ravvisano quell’edera. Si dispongono a festone per non sovrapporsi le une alle altre e meglio godere della luce per la fotosintesi. I fiori lilla, zigomorfi, che sbocciano tra marzo e ottobre, hanno corolla bilabiata, che ricorda quella della linaria. Il labbro superiore presenta due lobi mentre quello inferiore ne ha tre, con una macchia gialla che attira gli insetti impollinatori.

Il colore dei fiori varia a seconda dell’esposizione: più violaceo all’ombra e rosa, al contrario, al sole. Sono eliotropi, ovvero seguono il movimento del sole, nel cielo, ma ciò avviene soltanto sino alla fecondazione. Poi il fiore, che ha un lungo picciolo,  si gira verso il muro. E questo avviene affinché il frutto a capsula globosa e dentata maturi e si apra in una fenditura. Così i semi liberati, che sono ovali e ricoperti da costole ondulate, si possono incastrare perfettamente in essa e lì germinare. Per riconoscere la cimbalaria in natura occorre sempre utilizzare l’indispensabile strumento delle chiavi botaniche.

Particolare di un fiore viola in primo piano, con il labbro superiore bilobato e l'inferiore trilobato. Sullo sfondo, le foglie verdi sfocate.
Foto di MariaCielo da Pixabay

Nella tradizione contadina, la cimbalaria è un’erba da insalate. Mescolata ad altre specie campestri, per secoli se ne sono mangiate le foglie e persino i variopinti fiori. Tuttavia non bisogna esagerare: conviene assaggiarla a piccole dosi perché è un po’ tossica. Ed è anche il motivo per cui si preferisce un uso fitoterapico soprattutto esterno.

Come principi attivi, contiene mucillagini, tannino, acido tartarico, cimbalarina e acido acetico. Essi conferiscono alla pianta proprietà vulnerarie, antiinfiammatorie e astringenti. Le foglie tritate e applicate in cataplasma giovano quindi per lenire eczemi, dermatiti, scottature, geloni ed emorroidi. Tisane diuretiche per contrastare i calcoli renali sono invece sconsigliate perché ci sono tante erbe migliori, senza controindicazioni, per ottenere il medesimo scopo.

Muro di pietre grigie cementate con cimbalaria fiorita in una spaccatura.
Foto di Anna da Pixabay

Foto di copertina di Hans da Pixabay

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Maura Maffei
Maura Maffei
Maura Maffei è da oltre trent’anni autrice di romanzi storici ambientati in Irlanda, con una ventina di pubblicazioni all’attivo, in Italia e all’estero: è tra i pochi autori italiani a essere tradotti in gaelico d’Irlanda (“An Fealltóir”, Coisceim, Dublino, 1999). Ed è anche inscritta all'Ordine dei Giornalisti del Piemonte nell'elenco Pubblicisti. Ha vinto numerosi premi a livello nazionale e internazionale, tra i quali ci tiene a ricordare il primo premio assoluto al 56° Concorso Letterario Internazionale San Domenichino – Città di Massa, con il romanzo “La Sinfonia del Vento” (Parallelo45 Edizioni, Piacenza, 2017) e il primo premio Sezione Romanzo Storico al Rotary Bormio Contea2019, con il romanzo “Quel che abisso tace” (Parallelo45 Edizioni, Piacenza, 2019). Nei due romanzi “Quel che onda divide” (Parallelo45 Edizioni, Piacenza 2022) e “Quel che abisso tace”, narra ai lettori il dramma degli emigrati italiani nel Regno Unito, dopo la dichiarazione di Mussolini alla Gran Bretagna, e in particolare l’affondamento dell’Arandora Star, avvenuto il 2 luglio 1940, al largo delle coste irlandesi. In questa tragedia morirono da innocenti 446 nostri connazionali internati civili che, purtroppo, a distanza 85 anni, non sono ancora menzionati sui libri di storia. Attualmente c'è in Parlamento una proposta di legge per istituire la Giornata Nazionale in memoria delle vittime dell'Arandora Star. Il suo romanzo storico più recente è "Anna che custodì il giovane mago (Parallelo45 Edizioni, Piacenza 2024), di ambientazione rinascimentale, con la marchesa del Monferrato Anna d'Alençon.Valois come protagonista. A fine 2025, sempre per i tipi di Parallelo45 Edizioni, ha anche pubblicato un libro per bambini intitolato "Pangur Bán e il mistero della maggiorana scomparsa" ispirato a Pangur Bán, il gatto medioevale più famoso d'Irlanda. Ha frequentato il corso di Erboristeria presso la Facoltà di Farmacia di Urbino, conseguendo la massima votazione e la lode. È anche soprano lirico, con un diploma di compimento in Conservatorio. Ama dipingere, ha una vasta collezione di giochi di società e un’altrettanto vasta cineteca. È appassionata di vecchi film di Hollywood, quelli che si giravano tra gli Anni Trenta e gli Anni Sessanta del secolo scorso. Tra i registi di allora, adora Hawks, Leisen e Capra. Mette sempre la famiglia al primo posto, moglie di Paolo dal 1994 e madre di Maria Eloisa. E trascorre ogni giornata in compagnia di 4 gatti.
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