Sanremo 2026 seconda serata conferma una verità: sul palco dell’Ariston non si canta soltanto, si costruisce un’immagine. E mentre le canzoni cercano il ritornello perfetto, gli outfit inseguono l’equilibrio tra identità e spettacolo
C’è chi osa, chi si protegge dietro il nero e chi affida tutto a una zip di troppo.
Nuove Proposte: tra prudenza e sovraccarico
Niccolò Filippucci sceglie la via più sicura: total black, camicia impeccabile, pantalone regular. Tutto corretto, tutto pulito. Forse anche troppo. È il look che non sbaglia mai… ma non rimane
Blind tenta l’ibrido urban con smanicato protagonista. Il pantalone funziona, ma l’effetto complessivo sembra incompleto: qualche lustrino non basta a costruire un racconto.
Elma punta su un blazer dress borchiato dall’attitudine decisa. L’intenzione c’è, il carattere pure. Manca però quel dettaglio capace di trasformare un buon look in un momento memorabile
Soniko sceglie un’estetica carica di dettagli metallici e zip disseminate con generosità. L’impressione è che l’outfit voglia dire molte cose contemporaneamente. Forse troppe
Mazzariello in Kenzo inserisce un tocco interessante con i mocassini rossi. Il resto, ispirato a un immaginario militare rivisitato, non trova però una vera coerenza narrativa
Angelica Bove in Emporio Armani sceglie un tailleur bianco elegante e ben costruito. Il make-up nude è raffinato, ma l’effetto glassy skin sotto le luci televisive risulta forse eccessivo. I capelli, lasciati più naturali, evocano un’estetica primi anni Duemila non del tutto controllata.
I TOP della serata
Bambole di Pezza: tailoring e messaggi
Le Bambole di Pezza abbracciano lo stile mannish con struttura e sicurezza. Linee decise, coerenza visiva, un’estetica che diventa dichiarazione. È empowerment tradotto in sartoria. E funziona
Pilar Fogliati: tre capitoli di stile
Primo look: firmato Armani, tra nero e marrone, sofisticato e ben calibrato. Beauty promosso, raccolto meno convincente: non valorizza pienamente la sua morfologia
Secondo look: capelli più armoniosi, ma l’abito Roberto Cavalli by Fausto Puglisi, pur scenografico, non sostiene al meglio la sua body shape.
Terzo look: creazione di Giuseppe Morabito con gioielli Pomellato. Piume, dinamismo, personalità. L’energia è perfettamente centrata, anche se l’hairstyle ripropone qualche rigidità già vista. Nel complesso, una prova di carattere
Achille Lauro: controllo totale
Achille Lauro in Dolce & Gabbana dimostra ancora una volta che l’immagine è parte integrante della performance. Il bianco è calibrato, teatrale ma misurato. Non subisce l’outfit: lo governa
Levante: glamour rétro ben costruito
Levante sceglie Armani e costruisce un’immagine da sirena metropolitana. Glow luminoso, sopracciglia leggermente spettinate, hair style banana d’ispirazione anni ’40 con riga centrale.
Il bold eyeliner in stile cut eyes definisce lo sguardo con precisione. Non è il look più sorprendente della stagione, ma è coerente e funziona.
I FLOP
Patty Pravo: teatralità senza struttur
Patty Pravo in Stefano Folco punta sul velluto rosso. L’eco teatrale è evidente, ma la costruzione non sostiene appieno la sua presenza scenica. Make-up impeccabile, silhouette meno incisiva.
Elettra Lamborghini: immaginario da ridefinire
Elettra Lamborghini in Tony Ward migliora rispetto alla sera precedente, ma l’insieme resta sospeso tra suggestione fiabesca e effetto eccessivamente lucido. Più identità, meno costume.
Ermal Meta: minimalismo troppo spento
Ermal Meta in Trussardi sceglie tonalità poco luminose. Il risultato è un’immagine sottotono rispetto alla forza scenica richiesta dal contesto.
Fulminacci: palette desaturata
Fulminacci opta per beige, verde oliva e grigi polverosi. L’effetto finale è nostalgico ma poco valorizzante per l’incarnato. L’insieme appare eccessivamente smorzato.
Dargen D’Amico: concettuale (forse troppo)
Dargen D’Amico si presenta scalzo, trasformando l’assenza di scarpe in dichiarazione estetica. L’outfit, dai volumi importanti, richiama un drappeggio quasi domestico anni ’90.
Gli occhiali oversize dominano la scena con un’allure intellettuale marcata. Il messaggio c’è, ma richiede interpretazione.
Ultimo posto: Laura Pausini
Laura Pausini non trova ancora il punto di equilibrio. Il primo look Armani Privé con spalline strutturate e richiami rétro risulta poco armonico.
Il secondo, più comodo e avvolgente, sembra però più adatto a un’uscita informale che al palco dell’Ariston
Questa seconda serata conferma che a Sanremo la competizione non si gioca soltanto sulle note. Si gioca sulla costruzione di un’immagine credibile, coerente, memorabile
E mentre qualcuno centra perfettamente il proprio racconto visivo, altri dimostrano che tra intenzione e risultato c’è di mezzo lo styling
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