Sanremo 2026 serata finale: grandi ascolti, zero anima. Il Festival chiude con il freno a mano tirato, tra cast senza identità, conduzione in modalità pilota automatico e canzoni che sanno tutte di già sentito.
La serata finale del Festival di Sanremo 2026, in diretta dal Teatro Ariston su Rai1, vede alla conduzione il direttore artistico Carlo Conti e da Laura Pausini, affiancati da Nino Frassica e Giorgia Cardinaletti. Supe ospite Andra Bocelli
Al Suzuki Stage, in piazza Colombo, si esibiranno i Pooh (conduce Daniele Battaglia).
Dalla nave come sempre Max Pezzali.
Una serata che, numeri televisivi spacciati per grandi numeri, e critiche sempre più rumorose, prova a tirare le somme di un Festival che lascia dietro di sé più interrogativi che certezze.
Total audience
La serata delle cover del Festival di Sanremo, in onda su Rai1, ha portato a casa una media di 10 milioni e 789 mila spettatori, con un 65,6% di share.
Per confronto, nel 2025, sempre con Carlo Conti al timone, la serata dei duetti aveva fatto ancora più rumore: 13 milioni e 575 mila spettatori, con uno share del 70,8%. Numeri da standing ovation.
Entrando nel dettaglio della serata:
Prima parte (21:45–23:37): 14.039.000 spettatori, con il 64,4% di share. Praticamente un salotto nazionale.
Seconda parte (23:42–01:41): 7.519.000 spettatori, con il 67,9% di share. Chi è rimasto sveglio, era davvero motivato (o aveva il divano molto comodo).
E com’era andata l’anno scorso? Ancora più affollata:
Prima parte (21:15–23:29): 16.700.000 spettatori e 69,2% di share.
Seconda parte (23:35–01:29): 9.900.000 spettatori e 74,1% di share.
In sintesi: sorrisi tirati in sala stampa da parte del Direttore Artistico, sempre più scuro in volto, e non solo per la lampada abbronzante. Entusiasmo forzato e farmacie di Sanremo che continuano a contare montagne di palanche: alle pomate per lenire il bruciore del deretano, si sono aggiunti anche gli antiacidi per lo stomaco.
Il direttore artistico e le scelte
Su questo Festival pesa soprattutto la mano del direttore artistico, Carlo Conti, che quest’anno sembra aver costruito un cast senza una vera identità. Più che un progetto, si percepisce una somma di presenze messe insieme per dovere o per equilibri esterni: nomi chiamati perché “vanno chiamati”, più che perché portatori di un’idea musicale riconoscibile. Il risultato è un mosaico disomogeneo, che oscilla tra pop generico, operazioni nostalgia e presenze che sembrano rispondere più a logiche di sistema che a un progetto artistico. Paradossalmente, questo approccio finisce per far rimpiangere persino i cast iper-eterogenei delle edizioni recenti: almeno lì c’era un disegno, discutibile finché si vuole, ma riconoscibile. Qui, invece, la sensazione dominante è quella di un Festival costruito per inerzia, più che per scelta.
Il conduttore e la macchina dello show
Se si guarda invece alla conduzione, il ritorno di Carlo Conti all’Ariston conferma tutte le sue qualità e ne evidenzia anche i limiti. La scaletta scorre impeccabile, i tempi sono perfetti, gli incastri funzionano al secondo: una macchina televisiva oliata con precisione quasi chirurgica. Ma proprio questa perfezione finisce per diventare una gabbia.
Manca l’imprevisto, manca quella sensazione di evento che negli ultimi anni aveva trasformato il Festival in un racconto continuo.
Carlo Conti appare più esecutore che padrone di casa: professionale, solido, ma distante, come se stesse semplicemente portando a termine un compito. Tutto funziona, tutto fila, eppure resta addosso la sensazione di uno show pieno, pienissimo, ma senza quella scintilla capace di renderlo memorabile.
Déjà vu
Le canzoni. Nota dolente. Mai come quest’anno si è registrato un numero così alto di similitudini, di assonanze, in una parola di plagi. Si, plagi veri e propri di cui ci siamo occupati in un articolo a parte, e non venitemi a dire che “eh ma le note sono sette...” perché potrei mandarvi affanculo.
Tre fra tutte, le più eclatanti: Malyka Ayane, Ermal Meta e J-Ax. Che delusione. E pure tra le nuove proposte non si scherza: c’è cascato pure Mazzariello. Che pena.
Abbiamo registrato canzoni scritte da sei-sette addirittura otto autori diversi, tanto che pure Lillo, nella seconda serata annunciando gli autori di una canzone ha detto “ammazza quanti sono”.
Possibile che nessuno abbia trovato qualche idea nuova, qualche nuova melodia, senza dover scopiazzare per forza canzoni di qualche anno fa, sperando che nessuno se ne accorgesse? E oltre tutto, pescando all’estero, tra artisti poco conosciuti in Italia.
Possibile che nessuno, e dico nessuno, tra i colleghi che hanno assistito ai preascolti, si sia accorto di aver già sentito quella melodia da qualche parte? La domanda sorge spontanea: che cosa ci vanno a fare ai preascolti? A fare i fighi per poter dire “io c’ero” o per scroccare il buffet? Probabilmente entrambe le cose.
E ancora: possibile che proprio il Direttore Artistico, con un lungo passato da speaker radiofonico, che di musica comunque ne ha ascoltata tantissima, non si sia accorto, lui sé stesso medesimo in quanto tale, che era tutto, ma proprio tutto un “deja-vu” o per meglio dire un “déjà entendu”.
Giurie serata finale
I 30 Big in gara riproporranno la loro canzone e saranno votati da: televoto (34 %), giuria della sala stampa, tv e web (33%) e giuria delle radio (33%).
Il risultato di questa votazione sarà aggregato al risultato delle votazioni della prima serata e al risultato congiunto delle votazioni di seconda e terza serata, al fine di determinare la classifica definitiva.
Saranno poi annunciati i nomi degli artisti presenti nelle prime cinque posizioni, in ordine casuale.
Seguirà una nuova votazione affidata a: televoto (34 %), giuria della sala stampa, tv e web (33%) e giuria delle radio (33%).
Il risultato di questa nuova votazione sarà sommato al risultato delle precedenti serate al fine di determinare la classifica finale ed il vincitore del Festival di Sanremo 2026.
Durante la finale di Sanremo 2026 vengono assegnati i premi per Miglior Testo, Migliore Composizione Musicale e Premio della Critica.
Sanremo 2026 serata finale
Come nelle precedenti serate, lo show sembra pieno, pienissimo, ma è una pienezza di facciata. Troppi cantanti in gara, troppi ospiti, troppe interruzioni.
Sotto la superficie patinata, manca quella scintilla che ti fa dire: “questo Sanremo, sì, me lo ricorderò”.
Lo show va avanti stancamente senza guizzi, senza particolari sorprese. Anzi, una sorpresa ci sarebbe, ma la notizia era già nell’aria, giravano da giorni parecchi rumors al riguardo.
Rumors che hanno trovato puntuale conferma: Stefano De Martino sarà il presentatore e direttore artistico del Festival 2027.
Sul presentatore niente da dire, sul direttore artistico ho seri dubbi. Ma avremo tempo per parlarne. In ogni caso complimenti al ragazzo di Torre Annunziata, il più giovane presentatore della storia del Festival.
Tra l’altro, è la prima volta nella storia del Festival che il presentatore dell’anno a venire, viene annunciato in diretta. Due record, due primati in uno: non male.
Stop al televoto
Bene o male la gara è arrivata alla fine. È il momento, di vedere finalmente la classifica definitiva dal 30° al 6° posto: ultimissimo Eddie Brock, via via tutti gli altri fino al sesto posto che va a Nayt. Super esclusi dai primi cinque: Tommaso Paradiso e serena Brancale.
Top five: Fedez e Masini, Arisa, Ditonellapiaga, Sal Da Vinci e Saif.
I premi
Premio della critica Mia Martini per i Campioni (Sala stampa Roof): Fulminacci
- Premio Sala Stampa “Lucio Dalla” per i Campioni (Sala stampa Radio-TV Web): Serena Brancale
Premio Sergio Bardotti – Miglior testo: “Male necesssario”, Fedez e Masini
- Premio per il miglior componimento musicale Giancarlo Bigazzi (votato dai professori dell’orchestra): Ditonellapiaga
Premio TIM: all’artista di questo Festival più amato su app My Tim e su siti e canali social ufficiali TIM: Serena Brancale
Quinto posto: Fedez e Masini; quarto posto: Arisa; terzo posto: Ditonellapiaga; secondo posto: Saif
Vince il 76° Festival di Sanremo: Sal Da Vinci
al di là di ogni pronostico, ma dalla standing ovatio registrata durante le prove, qualche sospetto mi era entrato in testa.
Vince il vintage, vince il nazionalpopolare, vince uno che comunque sa cantare, e forse è giusto così.
Grazie a tutti per la cortese attenzione, ci vediamo l’anno prossimo.
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