Mimolo, piccolo attore di palude che imita sempre il sorriso

Il mimolo appartiene senza dubbio alla famiglia botanica delle Scrofulariacee. Ma, attenzione, perché anche qui si sta tentando di sottrarlo, attribuendolo alle Frimacee. È, dunque, un’altra Scrofulariacea a rischio rapimento. Per l’Europa, non è una specie autoctona, perché originaria del Nord America, in particolare dell’Alaska. È stata introdotta a inizio Ottocento come pianta ornamentale, per i suoi incredibili fiori gialli. Ed è presto sfuggita ai giardini, proliferando soprattutto dove il clima è fresco e l’acqua assai abbondante.

Ha un nome botanico curioso, ossia Mimulus guttatus DC., in cui il sostantivo Mimulus, che determina il genere, deriva dal latino mimus. Perché il suo fiore si comporta come un piccolo mimo, che imita un viso sorridente. Quanto all’aggettivo guttatus, proprio della specie, si riferisce alle minuscole macchie rosse disseminate sui petali. La moderna classificazione, che lo sposta fra le Frimacee, gli ha attribuito pure un nuovo nome latino, Erythranthe guttata G.L.Nesom, decisamente meno affascinante. E persino poco azzeccato, perché Erythranthe deriva dai termini greci erythros = rosso e anthos = fiore. Ma in questo caso i fiori non sono affatto rossi bensì gialli!

Didegno scientifico del mimolo, con fusto foglie, fiori gialli e frutti.
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Nelle Isole Britanniche, il mimolo è considerato una pianta tanto elegante quanto infestante. Sia in Gran Bretagna sia in Irlanda, ha invaso stagni, ruscelli e canali, dove la corrente rallenta, mutandone l’habitat originario. In Irlanda, ad esempio, si è perfettamente integrato, complice il clima piovoso, e dona il giallo della sua fioritura ai corsi d’acqua.

È un fenomeno ben visibile, ad esempio, riguardo al fiume Dodder, nella Contea di Dublino. Per questo ha assunto il nome gaelico di Buí an bhogaigh, che si traduce con “giallo della palude”. In inglese, il mimolo si chiama invece Monkeyflower, ovvero “fiore di scimmia”, per la grande capacità di imitare che hanno le scimmie, proprio come i mimi. In alcune contee, dove la pianta abbonda, le foglie tenere sono addirittura mangiate come verdura.

Pianta immersa in acqua con fiore giallo bilabiato che emerge.
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È una pianta perenne dagli steli robusti, che attecchisce facilmente nei greti ghiaiosi dei corsi d’acqua, se il clima è abbastanza freddo. Lungo le sponde, il fusto rimane sott’acqua, in posizione orizzontale: si raddrizzano solo le sommità per far emergere i fiori. Raggiunge anche l’altezza di mezzo metro. Le foglie ovali, a margine dentato, sono opposte: quelle basali sono peduncolate mentre le altre, poste lungo gli steli, sono sessili.

I fiori, che sbocciano tra giugno e settembre, sono zigomorfi, con un solo asse di simmetria, com’è tipico per la famiglia delle Scrofulariacee. Sono posti all’ascella delle foglie sessili superiori e hanno corolla bilabiata. Il labbro superiore è diviso in due lobi arrotondati, quello inferiore in tre e ha evidenti macchioline rossastre. Presenta anche due protuberanze erette che chiudono la fauce del fiore selezionando gli insetti impollinatori. Il frutto è a capsula e i piccoli semi bruni sono rivestiti da un tegumento a reticolo. Per riconoscere il mimolo in natura, è necessario ricorrere all’uso delle chiavi botaniche. Come avrete notato, è un consiglio che vi diamo sempre.

Pianta fiorita, con numerosi fiori gialli e foglie verdi, ovali, dentate e opposte.
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Purtroppo la fitoterapia si è dedicata poco al mimolo e non gli ha riservato studi clinici approfonditi. Sappiamo tuttavia dalla medicina popolare che un infuso di sommità fiorite di mimolo, bevuto lungo la giornata al posto del tè, ha proprietà rilassanti e antiinfiammatorie. È invece apprezzato nella teoria dei Fiori di Bach, formulata appunto da Edward Bach negli Anni Trenta del secolo scorso. Anzi, pare che il mimolo, oggi catalogato con il numero 20 tra i 38 rimedi individuati, sia stato il primo fiore studiato dal dottor Bach. Forse perché fu colpito dall’abitudine che avevano le mogli dei pellerossa americani, che adornavano le chiome dei guerrieri con fiori di mimolo. Lo facevano prima che scendessero in battaglia, per invitarli alla prudenza, perché nell’assalto provassero quell’istinto di paura che impedisse loro azioni troppo temerarie.

Il mimolo è quindi il Fiore di Bach che combatte la paura di situazioni certe e ben definite, non la paura astratta in generale. Aiuta a vincere la timidezza e infonde il coraggio di affrontare le prove cui la vita quotidiana ci espone. Ma per l’utilizzo corretto e per la posologia occorre consultare senz’altro un medico naturalista esperto nella teoria dei Fiori di Bach.

Esemplare di mimolo fiorito, attecchito tra le rocce grigie di un torrente.
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Maura Maffei
Maura Maffei
Maura Maffei è da oltre trent’anni autrice di romanzi storici ambientati in Irlanda, con una ventina di pubblicazioni all’attivo, in Italia e all’estero: è tra i pochi autori italiani a essere tradotti in gaelico d’Irlanda (“An Fealltóir”, Coisceim, Dublino, 1999). Ed è anche inscritta all'Ordine dei Giornalisti del Piemonte nell'elenco Pubblicisti. Ha vinto numerosi premi a livello nazionale e internazionale, tra i quali ci tiene a ricordare il primo premio assoluto al 56° Concorso Letterario Internazionale San Domenichino – Città di Massa, con il romanzo “La Sinfonia del Vento” (Parallelo45 Edizioni, Piacenza, 2017) e il primo premio Sezione Romanzo Storico al Rotary Bormio Contea2019, con il romanzo “Quel che abisso tace” (Parallelo45 Edizioni, Piacenza, 2019). Nei due romanzi “Quel che onda divide” (Parallelo45 Edizioni, Piacenza 2022) e “Quel che abisso tace”, narra ai lettori il dramma degli emigrati italiani nel Regno Unito, dopo la dichiarazione di Mussolini alla Gran Bretagna, e in particolare l’affondamento dell’Arandora Star, avvenuto il 2 luglio 1940, al largo delle coste irlandesi. In questa tragedia morirono da innocenti 446 nostri connazionali internati civili che, purtroppo, a distanza 85 anni, non sono ancora menzionati sui libri di storia. Attualmente c'è in Parlamento una proposta di legge per istituire la Giornata Nazionale in memoria delle vittime dell'Arandora Star. Il suo romanzo storico più recente è "Anna che custodì il giovane mago (Parallelo45 Edizioni, Piacenza 2024), di ambientazione rinascimentale, con la marchesa del Monferrato Anna d'Alençon.Valois come protagonista. A fine 2025, sempre per i tipi di Parallelo45 Edizioni, ha anche pubblicato un libro per bambini intitolato "Pangur Bán e il mistero della maggiorana scomparsa" ispirato a Pangur Bán, il gatto medioevale più famoso d'Irlanda. Ha frequentato il corso di Erboristeria presso la Facoltà di Farmacia di Urbino, conseguendo la massima votazione e la lode. È anche soprano lirico, con un diploma di compimento in Conservatorio. Ama dipingere, ha una vasta collezione di giochi di società e un’altrettanto vasta cineteca. È appassionata di vecchi film di Hollywood, quelli che si giravano tra gli Anni Trenta e gli Anni Sessanta del secolo scorso. Tra i registi di allora, adora Hawks, Leisen e Capra. Mette sempre la famiglia al primo posto, moglie di Paolo dal 1994 e madre di Maria Eloisa. E trascorre ogni giornata in compagnia di 4 gatti.
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