Gioco responsabile e lotta contro la ludopatia: l’Unione Consumatori Italiani chiede regole uniformi anche per le slot tradizionali
È all’esame della Conferenza Unificata Stato-Regioni la bozza di decreto per il riordino del gioco fisico che, dopo un’attesa di molti anni, dovrebbe avviare una fase nuova per il settore, portando sui tavoli di Governo e Parlamento una proposta di regolamentazione uniforme.
Negli ultimi anni il gioco d’azzardo ha assunto dimensioni sempre più rilevanti in Italia, trasformandosi da passatempo occasionale a fenomeno sociale diffuso. La sua presenza capillare sul territorio, insieme alla crescente accessibilità delle piattaforme digitali, ha favorito un aumento significativo del numero di giocatori. Questo scenario non riguarda più solo una fascia limitata della popolazione, ma coinvolge adulti, giovani e persino adolescenti.
Le cause della dipendenza da gioco
La dipendenza da gioco d’azzardo è spesso sottovalutata all’interno di un nucleo famigliare e non nasce per caso. Sono diversi i fattori che contribuiscono allo sviluppo di comportamenti compulsivi, primo tra tutti, la facilità di accesso rappresenta uno degli elementi principali. Ed è proprio la facilità con cui oggi troviamo innocui passatempi ludici scaricabili sul nostro smartphone a contribuire alla dipendenza dal gioco. E dal giocare innocentemente per passare il tempo a scaricare giochi che, invece, prevedono vincite in danaro, il passo è breve.
Oggi chiunque può giocare in qualsiasi momento, sia attraverso le sale fisiche sia tramite smartphone e computer.
Anche i meccanismi psicologici svolgono un ruolo decisivo. Il gioco stimola il sistema di ricompensa del cervello, generando una sensazione di piacere che spinge a ripetere l’esperienza. Le vincite occasionali rafforzano questa dinamica, creando l’illusione di controllo e la convinzione di poter recuperare le perdite.
A questi fattori si aggiungono condizioni personali e sociali, come stress, difficoltà economiche, solitudine o mancanza di alternative ricreative. In molti casi il gioco diventa una via di fuga dalla realtà, ma finisce per aggravare ulteriormente la situazione.
La lotta contro la ludopatia
Mentre l’AGCOM ha aperto una consultazione pubblica sui contenuti di un proprio atto d’indirizzo, che detta norme per le comunicazioni sul gioco digitale responsabile, anche l’ambito del gioco tradizionale – a partire da quello delle slot machine presenti nei pubblici esercizi – potrebbe finalmente dotarsi di efficaci strumenti per la lotta alla ludopatia, fenomeno ormai di fortissimo impatto sociale ed economico.
L’Unione Consumatori Italiani (UCI) informa che in Italia si stima che circa 1,5 milioni di persone adulte abbiano serie problematiche di dipendenza dal gioco e, tra queste, circa la metà siano già in crisi da sovraindebitamento, causata appunto dalla ricerca spasmodica di risorse. Allarmante il dato sugli adolescenti, il 25% dei quali pratica già il gioco d’azzardo. Sotto questo profilo, la differenza tra versione online e fisica del gioco è minima, essendo entrambe capaci di generare dipendenza. Ben differenti sono, invece, gli strumenti di tutela dalla ludopatia, più incisivi anche se non del tutto risolutivi nel settore digitale, dimostratisi invece del tutto inadeguati nell’ambito del gioco tradizionale.
Sono dati che delineano una realtà complessa e preoccupante, che richiede un’analisi approfondita e interventi mirati.
Il legame tra gioco e sovraindebitamento
Uno degli aspetti più critici della ludopatia riguarda le conseguenze economiche. La ricerca continua di denaro per sostenere il gioco porta molte persone a indebitarsi. Carte di credito, prestiti e finanziamenti diventano strumenti per alimentare un circolo vizioso difficile da interrompere.
Il sovraindebitamento non colpisce solo il singolo individuo, ma coinvolge anche le famiglie. Spesso i giocatori nascondono le perdite, accumulano debiti e compromettono la stabilità economica del nucleo familiare. Questo genera tensioni, conflitti e, nei casi più gravi, rotture relazionali.
Inoltre, la pressione economica può spingere alcune persone verso comportamenti illegali, come furti o truffe, nel tentativo di recuperare denaro. Il problema assume quindi una dimensione non solo individuale, ma anche sociale e legale.
«L’approccio responsabile al gioco è il primo strumento di tutela per gli utenti di questo tipo di servizi», afferma l’Avv. Massimiliano Albanese, Segretario Federale dell’UCI – Unione Consumatori Italiani. Tuttavia, «occorre anche che la legge favorisca con misure adeguate la tutela dei soggetti più vulnerabili alla ludopatia, intervenendo in tutti gli ambiti in cui si manifestano i rischi di dipendenza, dissociazione e conseguente sovraindebitamento».
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Il coinvolgimento degli adolescenti
Il dato relativo agli adolescenti rappresenta uno degli elementi più allarmanti. Un giovane su quattro ha già avuto esperienze con il gioco d’azzardo. Questo fenomeno solleva interrogativi importanti sulla prevenzione e sull’educazione.
I ragazzi crescono in un contesto in cui il gioco appare normale e facilmente accessibile. Pubblicità, social media e piattaforme online contribuiscono a diffondere un’immagine spesso positiva e priva di rischi. Molti adolescenti non percepiscono il gioco come un’attività pericolosa, ma come un divertimento innocuo.
In questa fase della vita, il cervello risulta particolarmente sensibile agli stimoli e alle ricompense. Questo rende i giovani più vulnerabili allo sviluppo di comportamenti compulsivi. Intervenire precocemente diventa quindi fondamentale per evitare che il problema si consolidi in età adulta.
Gioco online e gioco tradizionale: due facce della stessa medaglia
Dal punto di vista della dipendenza, il gioco online e quello fisico presentano caratteristiche molto simili. Entrambi offrono esperienze coinvolgenti, rapide e spesso basate su meccanismi di ricompensa immediata.
Come sottolineato da AGCOM, il gioco online, introduce alcuni elementi specifici. La disponibilità continua, l’anonimato e la possibilità di giocare da soli aumentano il rischio di abuso. Inoltre, le piattaforme digitali utilizzano algoritmi e strategie di marketing che incentivano la permanenza e la spesa.
Il gioco tradizionale, invece, si sviluppa in contesti fisici come bar, sale slot e casinò. Qui il controllo sociale potrebbe teoricamente limitare gli eccessi, ma nella pratica gli strumenti di tutela risultano spesso insufficienti. La presenza costante di macchine da gioco in luoghi di vita quotidiana favorisce l’abitudine e la normalizzazione del comportamento.
Le limitazioni attuali non bastano
Malgrado il dovuto e corretto interesse di AGCOM nel voler approfondire la normativa in tema di gioco d’azzardo digitale, è importante sottolineare quanto sia altrettanto importante continuare a mantenere alta l’attenzione anche sul gioco d’azzardo tradizionale, dove le misure risultano meno incisive. I controlli spesso mancano o non vengono applicati con rigore. Le persone possono accedere facilmente alle slot machine senza particolari restrizioni, e il monitoraggio dei comportamenti risulta spesso limitato.
«Proprio questa differenza di presidi a tutela dei giocatori», continua l’Avv. Albanese, «pone l’esigenza urgente di regolamentare in modo uniforme anche il settore del gioco fisico: è un bene che il tavolo tecnico istituito presso la Conferenza Stato-Regioni stia finalmente affrontando la questione, tuttavia è fondamentale che siano superate alcune criticità di sistema, derivanti soprattutto dall’estrema frammentazione della disciplina, che cambia da Regione a Regione e perfino da Comune a Comune, vanificando gli sforzi di controllo».
Infatti, le pur previste limitazioni orarie all’accesso agli strumenti di gioco e le regole sul distanziamento tra i loro luoghi d’esercizio non hanno fin qui rappresentato uno strumento di effettivo contrasto agli abusi dei giocatori patologici. «Se in alcuni territori l’attività è consentita per poche ore al giorno, mentre in altri limitrofi si può accedere alle macchine da gioco in orari diversi, i giocatori possono facilmente aggirare le restrizioni con brevi spostamenti», commenta il Segretario Federale dell’UCI.
Prevenzione e misure funzionali omogenee
Infatti, al di là degli strumenti di prevenzione per contrastare la diffusione della ludopatia, come le campagne di sensibilizzazione, programmi educativi nelle scuole e iniziative sul territorio, al di là del supporto concreto che servizi sanitari e associazioni specializzate offrono con percorsi di cura e sostegno psicologico, il gioco d’azzardo rappresenta ancora una sfida complessa che richiede un impegno condiviso e la questione appare rilevante anche sotto il profilo della concorrenza. «La disomogeneità della normativa rende più facile l’esercizio dell’attività per alcuni operatori in danno di altri. A parità di prodotto e di garanzie per gli utenti, cambiano le possibilità concrete di offerta, con ricadute evidenti sul mercato, che rischiano di riverberarsi su una minor attenzione alla tutela dei giocatori. Esiste anche il rischio che questo ampli lo spazio per il gioco illegale», conclude Albanese.
«Dobbiamo perciò augurarci che intervenga al più presto una legge statale di razionalizzazione della materia, garantendo che strumenti come la limitazione oraria e il distanziamento degli esercizi siano uniformi a livello nazionale e scongiurino il fenomeno del pendolarismo da gioco, che li rende di fatto inutili. Accanto a queste misure organizzative andrebbero poi adottate anche più efficaci misure tecnologiche, simili all’autolimitazione ed all’autoesclusione già presenti nel settore digitale».
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