L’Etna Marathon, alla sua ventesima edizione, è costretta a rinviare la gara da giugno a settembre 2026 a causa dei ritardi nell’iter autorizzativo legato al Parco dell’Etna, con la nuova data che verrà ufficializzata nei prossimi giorni. Una decisione maturata con evidente rammarico dal comitato organizzatore, che sottolinea come lo spostamento rappresenti una scelta sofferta, resa inevitabile dall’impossibilità di completare il percorso burocratico nei tempi necessari.
Cinque dimissioni su nove al Comitato Tecnico Scientifico, pareri ambientali bloccati, l’Etna Marathon rinviata a settembre per la prima volta in vent’anni. Sul Parco dell’Etna è scoppiato un caso che ha investito la Regione Siciliana, gli organizzatori sportivi e il mondo politico.
Maurizio Scalia, presidente del Comitato Etna Marathon e presidente della Mongibello Mtb Team, la società sportiva che da vent’anni cura e promuove questa storica manifestazione di mountain bike alle pendici dell’Etna, parla di una situazione difficile da accettare, soprattutto dopo mesi di lavoro avviati già a fine gennaio con la richiesta formale di autorizzazione e la successiva integrazione della documentazione, fino alla predisposizione degli screening ambientali VIncA, commissionati a tecnici specializzati e già trasmessi tra febbraio e marzo. Nonostante la completezza degli atti presentati e i ripetuti solleciti inviati agli enti competenti, il processo si è di fatto interrotto in attesa della riunione del Comitato Tecnico Scientifico del Parco, bloccando a cascata l’intero iter autorizzativo e rendendo impossibile procedere con le ulteriori richieste agli altri organismi coinvolti.
L’iter autorizzativo resta, dunque e di fatto, bloccato per effetto delle dimissioni di un massiccio numero di componenti del Comitato Tecnico Scientifico del Parco dell’Etna, circostanza che ha reso impossibile la definizione dei pareri ambientali indispensabili.
Il sostegno dell’Ordine degli Architetti
Per l’Ordine degli Architetti PPC di Catania la questione vera è un’altra.
«All’Ordine non interessano le beghe burocratiche né le contrapposizioni interne agli organismi tecnici – afferma il presidente Alessandro Amaro – ci interessa che il Parco dell’Etna torni a essere ciò per cui è nato: il cuore vivo dell’architettura, del progetto e del paesaggio etneo. Un grande presidio culturale, non un cantiere di paralisi». Il tema, per il presidente OAPPC etneo, non è chi siede nei comitati: «Vogliamo qualità delle decisioni che da quei comitati devono uscire – prosegue – e capacità del Parco di accompagnare con intelligenza le trasformazioni di un territorio che è patrimonio dell’umanità».
Il Parco dell’Etna
Istituito con la legge regionale del 1987, il Parco dell’Etna nacque con una visione moderna: non semplice apparato vincolistico, ma strumento di equilibrio tra tutela, presenza umana, sviluppo sostenibile e comunità locali. È a quella visione che, secondo l’Ordine, occorre tornare. Una visione che affonda nelle radici della Repubblica – l’articolo 9 della Costituzione, alla cui elaborazione contribuì anche il catanese Concetto Marchesi – e che trova la sua definizione più matura nella Convenzione Europea del Paesaggio del 2000: l’uomo, finalmente, parte integrante del paesaggio e non elemento estraneo.
Una sensibilità con radici antiche in Sicilia: già nel Settecento il Regno emanò provvedimenti per la tutela dei castagneti e delle antichità, da Carpineto a Taormina. Il paesaggio dell’Etna, oggi, non è solo la sommità del vulcano. Sono i vigneti, i castagneti storici, i terrazzamenti lavici, i borghi rurali, le strade, le architetture contadine, i sentieri.
Un paesaggio culturale vivente, riconosciuto dall’UNESCO. «Le norme paesaggistiche più avanzate non si limitano alla conservazione – sottolinea Amaro – chiedono il migliore inserimento dei manufatti nel paesaggio, valorizzando accanto alle tipologie tradizionali anche le architetture di qualità dedotte da forme e linguaggi contemporanei. Tutela non significa immobilismo: significa accompagnare le trasformazioni attraverso il progetto e la qualità architettonica».
Il ruolo degli architetti
In questa prospettiva il ruolo degli architetti diventa centrale. Non si tratta solo di progettare edifici, ma di interpretare il territorio, leggerne le relazioni storiche, ambientali e culturali, guidarne le trasformazioni senza alterarne l’identità. Sull’Etna il progetto deve farsi strumento di armonia tra lava, boschi, agricoltura e borghi: «L’auspicio dell’Ordine – conclude Amaro – è che la fase attuale sia rapidamente superata e che il Parco torni a essere una grande istituzione territoriale: motore di sviluppo sostenibile, di custodia del territorio, di prevenzione del dissesto idrogeologico, di promozione culturale e turistica, di sostegno alle economie agricole storiche. Non un luogo di paralisi, ma il cuore pulsante della cultura del paesaggio etneo. L’Ordine degli Architetti di Catania è pronto a mettere a disposizione le proprie competenze tecniche e culturali per costruire questo futuro».
Il rammarico dell’organizzazione
Nel sottolineare il disagio e la delusione per una situazione che impatta direttamente su atleti e appassionati già iscritti all’Etna Marathon, in particolare quelli provenienti da fuori regione o dall’estero, l’organizzazione, in un comunicato, esprime rammarico e si scusa per gli inevitabili disagi logistici, rimarcando al tempo stesso la volontà di garantire uno svolgimento dell’evento all’altezza della sua storia, senza forzature o soluzioni approssimative. Scalia evidenzia inoltre il sostegno costante dell’amministrazione comunale di Milo e ribadisce l’intenzione di preservare il valore sportivo e identitario della manifestazione sul territorio etneo, mentre per i partecipanti già registrati si apre ora una fase di gestione individuale delle difficoltà legate al rinvio, con l’organizzazione disponibile a individuare soluzioni caso per caso.
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