“Right to Stay”, la libertà di restare e l’iniziativa dell’Europa contro il grande spopolamento

Ogni anno migliaia di giovani europei lasciano le aree interne, i piccoli centri e le regioni periferiche alla ricerca di lavoro, servizi migliori e prospettive di crescita. Il fenomeno attraversa molti Paesi dell’Unione e ridisegna la geografia sociale del continente. L’Italia conosce bene questo scenario: secondo i dati ISTAT, molti territori del Sud e delle aree montane registrano da anni un saldo migratorio giovanile in entrata in forte calo, mentre le grandi città continuano ad attrarre studenti, professionisti e investimenti.

In questo contesto nasce “Right to Stay – Your Region, Your Future”, la nuova iniziativa della Commissione europea che apre una consultazione pubblica dedicata alle regioni colpite da spopolamento, fuga di competenze e riduzione delle opportunità economiche.

L’obiettivo è quello di costruire una strategia che renda nuovamente attrattivi i territori fragili e che permetta alle persone di scegliere di restare nel proprio luogo di nascita o di residenza, senza sacrificare qualità dei servizi, formazione o prospettive professionali. La consultazione coinvolge cittadini, università, imprese, enti locali e organizzazioni sociali.

Bruxelles punta così a raccogliere esperienze concrete e proposte capaci di trasformarsi in strumenti politici e investimenti mirati.

Lo spopolamento cambia il volto delle comunità

Il tema demografico occupa ormai un ruolo centrale nel dibattito europeo. Eurostat evidenzia come molte regioni rurali e periferiche abbiano perso popolazione negli ultimi dieci anni, soprattutto nella fascia compresa tra i 20 e i 39 anni.

Quando i giovani partono, intere comunità cambiano ritmo, ma il flusso migratorio è frutto di un circuito che è paragonabile al cane che si morde la coda.

Ne abbiamo parlato tanto in precedenti articoli di come l’abbandono dei territori sia strettamente correlato alla sottrazione di servizi essenziali e di come tutta la popolazione rimanente ne paghi le conseguenze. Le scuole riducono le classi, i servizi sanitari diventano più distanti, le attività commerciali faticano a mantenere continuità. Anche il patrimonio culturale locale perde energia, perché tradizioni, competenze artigianali e reti sociali vivono attraverso le persone.

La questione coinvolge anche il mercato del lavoro. Le imprese presenti nei territori meno popolati incontrano difficoltà nel reperire personale qualificato e molte realtà innovative scelgono di investire nelle aree metropolitane. Si crea così un circolo che amplia gli squilibri territoriali. Le città crescono rapidamente, mentre vaste aree europee vedono diminuire residenti e capacità produttiva.

La strategia europea nasce proprio da questa consapevolezza.

La Commissione intende sostenere infrastrutture, servizi essenziali e innovazione locale attraverso una visione di lungo periodo. L’idea del “diritto di restare” assume quindi un valore culturale oltre che economico: vivere in una piccola comunità o in una regione periferica deve rappresentare una possibilità concreta e sostenibile.

Servizi, lavoro e connessioni: le priorità per trattenere i giovani

I dati raccolti negli ultimi anni mostrano un elemento costante: i giovani scelgono territori che offrono accesso rapido a istruzione, mobilità, sanità, cultura e occupazione qualificata. La qualità della vita resta importante, ma oggi pesa soprattutto la possibilità di costruire un percorso professionale stabile. Per questo motivo la futura strategia europea punta a rafforzare competitività e attrattività delle regioni più vulnerabili.

Le infrastrutture digitali occupano un ruolo decisivo. La diffusione del lavoro da remoto e delle professioni ibride ha modificato il rapporto tra centro e periferia, ma in Italia ancora fatica ad avere una sua dimensione, anche a causa del digital devide che non offre una copertura capillare su tutto il territorio. Territorio che, se ben collegato, può attrarre competenze, startup e nuove imprese anche lontano dalle grandi capitali economiche. In diversi Paesi europei crescono i progetti dedicati agli hub innovativi locali, ai coworking nelle aree interne e ai programmi per giovani imprenditori.

Anche l’accesso ai servizi pubblici rappresenta un indicatore chiave. Le famiglie scelgono territori in grado di garantire scuole efficienti, trasporti affidabili e assistenza sanitaria vicina.

La Commissione europea intende quindi collegare il tema demografico alla politica di coesione, con strumenti che favoriscano investimenti territoriali più mirati e capaci di rispondere alle esigenze delle comunità locali.

Un nuovo rapporto tra territori e istituzioni europee

L’iniziativa “Right to Stay” introduce anche un cambio di prospettiva politica. Per molti anni il dibattito europeo sullo sviluppo territoriale si è concentrato soprattutto sulla competitività economica delle grandi aree urbane.

Oggi Bruxelles riconosce invece il valore strategico delle regioni periferiche, rurali e montane. Questi territori custodiscono competenze produttive, biodiversità, patrimonio culturale e reti sociali che possono contribuire alla crescita dell’intera Unione.

La consultazione pubblica avviata dalla Commissione punta a coinvolgere direttamente le comunità locali nella costruzione delle future politiche europee. Il metodo partecipativo assume un significato preciso: chi vive quotidianamente le difficoltà dei territori conosce anche le soluzioni più efficaci. Sindaci, associazioni, università e imprese possono offrire indicazioni utili per definire strumenti concreti e adattati alle diverse realtà regionali.

L’Europa prova così a costruire una strategia che guarda oltre l’emergenza demografica. Il tema riguarda il modello di sviluppo del continente e il rapporto tra cittadini e territorio. Rendere possibile il “diritto di restare” significa creare condizioni economiche, sociali e culturali che restituiscano fiducia alle nuove generazioni e rafforzino il futuro delle comunità locali.

A tal proposito, ha avviato una consultazione pubblica nell’ambito dell’iniziativa “Right to Stay – Your Region, Your Future”.

Che cosa prevede l’iniziativa, a chi è rivolta e come partecipare

L’iniziativa mira a individuare azioni e strumenti utili a rafforzare l’attrattività delle regioni europee e a creare condizioni che consentano alle persone di scegliere di vivere, studiare e lavorare nei propri territori. 

La futura strategia europea punta in particolare a: 

  • rafforzare l’attrattività e la competitività delle regioni; 
  • migliorare l’accesso a servizi essenziali, infrastrutture e opportunità occupazionali; 
  • sostenere la crescita economica locale e l’innovazione; 
  • contrastare gli squilibri territoriali e demografici; 
  • valorizzare il ruolo delle comunità locali e delle autorità regionali; 
  • favorire opportunità concrete per i giovani nelle aree più vulnerabili o periferiche. 

La consultazione è rivolta a cittadini, enti territoriali, autorità pubbliche, organizzazioni della società civile, università, imprese, parti sociali e altri stakeholder interessati a contribuire alla definizione della strategia. 

Esistono varie opportunità di contribuire al processo legislativo dell’Unione europea nel corso della sua evoluzione – dalla fase di preparazione fino alle nuove proposte legislative e alle valutazioni dell’efficacia della legislazione dell’UE in vigore.

Si può partecipare condividendo le proprie opinioni e idee in tutte le 24 lingue dell’UE sulle iniziative della Commissione in tutti i settori politici sul portale “Di’ la tua”. È possibile iscriversi alle notifiche sui nuovi sviluppi man mano che le iniziative prendono forma, anche dopo l’adozione della legislazione.

I contributi raccolti saranno utilizzati dalla Commissione europea per elaborare le prossime iniziative politiche e gli strumenti di supporto collegati alla politica di coesione e allo sviluppo territoriale dell’Unione europea. 

La consultazione pubblica resterà aperta fino al 5 giugno 2026.

La posizione di Uncem

Aprendo i lavori, il vicepresidente esecutivo Raffaele Fitto ha spiegato che il cosiddetto “Right to stay” riguarda “le persone, le comunità, i territori” e ha l’obiettivo di “restituire a tutti gli europei la libertà di restare, crescere e costruire il proprio futuro nel luogo che chiamano casa“, ricordando che “andare via deve essere sempre una scelta libera, mai una necessità dettata dall’assenza di opportunità“.

Questo passo è importantissimo – commenta Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem – Possiamo dire, finalmente, con questa Commissione si lavora nella direzione giusta per creare vera coesione, come ho detto ieri in Audizione alla Camera dei Deputati, che passa dalla capacità di dare servizi e sviluppo, non i primi senza il secondo, alle aree rurali e periferiche, come sancito dall’articolo 174 della Carta di Lisbona, in relazione con le zone metropolitane. La direzione è giusta. Siamo soddisfatti. Serve una strategia non difensiva, come era inizialmente la Strategia aree interne in Italia. Serve una strategia vera europea, che metta al centro la questione territoriale, quella non entrata nel PNRR, che si unisce alle questioni di genere, generazionale, meridionale. Diritto a restare, ricorda il diritto all’opzione da sempre nel lessico Uncem. Si unisce il diritto all’andare a stare, all’ andare a vivere, al creare economia e lavoro“.

Ripartire dal restare

Fitto ha chiarito che la Commissione vuole “rendere tutte le regioni europee più competitive, più connesse e più attrattive, investendo in servizi, connettività e istruzione“, perché “quando i territori crescono e si sviluppano, le persone possono davvero scegliere di restare, riuscire e sentirsi parte di una comunità“. Intervenendo con un videomessaggio, la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, ha ricordato che l’Unione “è una comunità di diritti” e che alla libertà di circolazione “deve corrispondere la possibilità concreta di restare o tornare a casa“, sottolineando come la nuova strategia “avvicini l’obiettivo di garantire a ogni europeo il diritto a restare” e ribadendo l’impegno dell’Aula a mantenere la politica di coesione “al centro degli sforzi” e a difenderne i finanziamenti nel prossimo quadro finanziario pluriennale.

Potremmo arrivare a 100 miliardi in cinque anni per finanziare il Piano – spiega Bussone – Un obiettivo al quale puntiamo. Ringrazio il Ministro Fitto. Uncem è della partita e farà tutto il lavoro necessario per supportare Commissione, Consiglio, Parlamento europeo“.

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Immagine di copertina generata con IA

Tina Rossi
Tina Rossi
(a.k.a. Fulvia Andreatta) Editrice. Una, nessuna e centomila, il suo motto è “è meglio fingersi acrobati, che sentirsi dei nani” Dice di sé:” Per attimi rimango sospeso nel vuoto,giuro qualche volta mi sento perduto, io mi fido solo del mio strano istinto, non mi ha mai tradito, non mi sento vinto, volo sul trapezio rischiando ogni giorno, eroe per un minuto e poi...bestia ritorno...poi ancora sul trapezio ad inventare un amore magari...è solo invenzione, per non lasciarsi morire...”
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