Non toccate il medico di famiglia! La campagna Codacons e le critiche di FIMMG al nuovo decreto legge

Un provvedimento mai discusso con le categorie, inattuabile e pericoloso per i pazienti“. Questa la dura reazione della FIMMG — Federazione Italiana Medici di Medicina Generale — allo schema di decreto-legge in circolazione sul riordino dell’assistenza primaria territoriale.

Al centro della contestazione, il cosiddetto “doppio canale” che prevede la dipendenza pubblica selettiva per i medici di medicina generale destinati alle Case della Comunità Hub.

Questo decreto non è mai stato presentato alle organizzazioni sindacali di categoria” — dichiara la FIMMG — “ed è inaccettabile che una riforma di questa portata, che tocca il rapporto di cura di milioni di cittadini, venga elaborata nell’oscurità del mancato confronto istituzionale“.

Le contraddizioni ravvisate

Due le contraddizioni tecniche denunciate come insanabili. La prima riguarda la generazione mediana: il decreto subordina l’accesso alla dipendenza alla specializzazione in medicina generale, ignorando che per decenni i due percorsi formativi erano incompatibili. Solo una sentenza della Corte Costituzionale ha rimosso tale incompatibilità. L’intera generazione di MMG attualmente in attività che non ha potuto conseguire la specialità si troverebbe così esclusa o penalizzata.

La seconda contraddizione — ancora più urgente — riguarda i medici giovani. In molte regioni del Nord, la medicina generale è oggi retta da medici ancora frequentanti il corso di formazione specifica o che lo hanno appena concluso.

Questi professionisti, privi del titolo di specializzazione, si troverebbero di fronte a una scelta obbligata: restare in un sistema che non offre loro prospettive di carriera strutturata, oppure abbandonare la medicina generale già dalla prossima finestra di luglio per iscriversi a una scuola di specialità.

Il risultato sarebbe un abbandono di massa della medicina territoriale proprio nelle aree già più fragili, con un ritorno ipotetico tra cinque anni in un contesto di ancor maggiore instabilità. Un segnale devastante per i laureati in medicina chiamati a scegliere il proprio percorso formativo.

Il supermercato della salute

Chi governa questo decreto ha costruito una norma che incentiva i giovani medici ad andarsene adesso” — aggiunge la FIMMG — “e si chiede poi perché nessuno voglia fare il medico di famiglia“. Sul versante assistenziale, la FIMMG denuncia il rischio concreto di un vuoto fiduciario non colmabile: spostare medici verso funzioni strutturate in un contesto di già grave carenza produrrà accessi impropri al Pronto Soccorso, cronicità non gestita, disuguaglianze territoriali in peggioramento.

Il cittadino perderà il suo medico di famiglia e troverà uno sportello sanitario anonimo. È il modello del supermercato della salute: inefficiente, impersonale, incapace di gestire la complessità dei malati cronici“. La FIMMG chiede alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni di intervenire direttamente per sospendere l’iter del decreto e aprire un confronto reale con la rappresentanza di categoria prima di qualsiasi ulteriore avanzamento del provvedimento.

Non toccate il medico di famiglia

Il Codacons lancia la campagna “Non toccate il medico di famiglia”, una mobilitazione civica a tutela del ruolo dei medici di medicina generale, comunemente conosciuti come medici di famiglia, primo presidio sanitario dei cittadini e punto di riferimento essenziale per anziani, malati cronici, famiglie e pazienti fragili.

L’iniziativa nasce nel pieno del dibattito sulla riforma Schillaci dei medici di medicina generale e sulla riorganizzazione della sanità territoriale. Per il Codacons ogni intervento sul sistema deve muovere da un principio chiaro: la medicina generale va rafforzata, non indebolita; valorizzata, non burocratizzata; resa più vicina ai cittadini, non allontanata dal rapporto diretto con il paziente.
La sanità territoriale va potenziata con servizi veri, personale adeguato e strutture pienamente operative. Le Case di Comunità possono rappresentare un’opportunità solo se accessibili, funzionanti, dotate di medici, infermieri, tecnologie, servizi e collegamenti effettivi con il territorio. Non possono invece diventare il pretesto per svuotare gli ambulatori, rendere meno attrattiva la professione o trasformare il rapporto fiduciario tra medico e paziente in un rapporto burocratico, impersonale e frammentato.

Serve un confronto

Il Codacons avverte che il medico di famiglia non può diventare il capro espiatorio dei ritardi della sanità territoriale. Se il nuovo modello organizzativo non viaggia di pari passo con risorse, personale, servizi domiciliari, presa in carico dei malati cronici e continuità assistenziale, il rischio è quello di spostare semplicemente il problema, lasciando cittadini e pazienti senza risposte concrete.

Per questo il Codacons chiede al Ministero della Salute, alle Regioni e alle istituzioni competenti di aprire un confronto reale con cittadini, medici e associazioni dei pazienti, garantendo alcuni principi inderogabili: tutela del rapporto fiduciario medico-paziente, piena valorizzazione dei medici di medicina generale, rafforzamento degli ambulatori territoriali, potenziamento dell’assistenza domiciliare, riduzione delle liste d’attesa, tutela dei pazienti cronici e fragili, maggiore attenzione alle aree interne e ai territori più disagiati.

Dalla Sicilia parte la campagna nazionale

La campagna “Non toccate il medico di famiglia”, già avviata in Sicilia, si allarga su scala nazionale come iniziativa civica a difesa del diritto alla salute e dell’assistenza di prossimità. L’obiettivo non è bloccare ogni riforma, ma impedire che una riorganizzazione calata dall’alto, senza adeguate garanzie per i cittadini, finisca per indebolire proprio il presidio sanitario più vicino alle persone.

Il medico di medicina generale, che tutti conosciamo come medico di famiglia, è il primo volto della sanità per milioni di cittadini – afferma il Segretario Nazionale Codacons, Francesco TanasiNessuno è contrario a una sanità territoriale più moderna, ma modernizzare non significa burocratizzare, spersonalizzare o cancellare il rapporto di fiducia tra medico e paziente. Se il nuovo modello dovesse rendere meno attrattiva la professione o allontanare i medici dal territorio, a pagare il prezzo sarebbero anziani, malati cronici, famiglie e pazienti fragili. L’Italia non può permettersi un ulteriore indebolimento dell’assistenza territoriale. La nostra campagna nasce per dire una cosa semplice: rafforzate il medico di famiglia, non smontatelo” – conclude Tanasi.

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Foto copertina di Max da Pixabay

Tina Rossi
Tina Rossi
(a.k.a. Fulvia Andreatta) Editrice. Una, nessuna e centomila, il suo motto è “è meglio fingersi acrobati, che sentirsi dei nani” Dice di sé:” Per attimi rimango sospeso nel vuoto,giuro qualche volta mi sento perduto, io mi fido solo del mio strano istinto, non mi ha mai tradito, non mi sento vinto, volo sul trapezio rischiando ogni giorno, eroe per un minuto e poi...bestia ritorno...poi ancora sul trapezio ad inventare un amore magari...è solo invenzione, per non lasciarsi morire...”
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