Il coma e l’aldilà: Andrea Mingardi racconta il suo viaggio di andata e ritorno nel suo nuovo libro “L’ultima porta”

Cosa vediamo quando il nostro corpo si ferma e la coscienza sembra allontanarsi dal mondo che conosciamo? Esiste davvero un confine capace di separare la vita da un’altra dimensione? E cosa raccontano le persone che, dopo un lungo coma, descrivono esperienze apparentemente sovrannaturali e impossibili da dimenticare? E’ davvero possibile fare un viaggio di andata e ritorno dall’aldilà?

Da secoli l’umanità si interroga sul mistero dell’esistenza oltre la morte. Filosofi, studiosi, religioni e tradizioni spirituali hanno cercato risposte diverse davanti alla stessa domanda: cosa accade dopo l’ultimo respiro? Ma, ancor più suggestive, sono le esperienze di non-morte, quel limbo che si crea quando siamo incoscienti in un uno stato di coma e con le nostre funzioni vitali sono ridotte al minimo.

Cosa succede quando si è in coma?

Le esperienze di premorte hanno aggiunto nuovi racconti a questo grande archivio umano, portando alla luce testimonianze di persone che parlano di luci intense, incontri inattesi, sensazioni di pace e una percezione diversa del tempo.

La ricerca scientifica osserva questi fenomeni attraverso lo studio della coscienza e delle funzioni cerebrali durante gli stati di coma. La medicina analizza ciò che accade nel corpo, mentre le esperienze personali continuano a custodire una dimensione più intima e difficile da misurare. Forse proprio questo spazio tra conoscenza e mistero rende il tema dell’aldilà una delle domande più affascinanti della storia umana.

L’idea di un passaggio verso un’altra dimensione attraversa culture, religioni e tradizioni filosofiche, alimentando racconti, testimonianze e interrogativi profondi. Cosa accade quando il corpo smette temporaneamente di comunicare con il mondo esterno? Che cosa percepisce la coscienza nei momenti in cui la medicina descrive uno stato sospeso?

Migliaia di persone hanno raccontato episodi avvenuti durante periodi di coma o arresto cardiaco: immagini luminose, sensazioni di pace, incontri con presenze familiari, ricordi che emergono con una forza inattesa.

Una storia da raccontare

È proprio intorno a questa soglia misteriosa che prende forma L’ultima porta, il nuovo romanzo di Andrea Mingardi, disponibile dal 29 maggio 2026 in libreria e nei principali store digitali. L’autore costruisce una narrazione che parte da un’esperienza estrema per esplorare sentimenti universali come l’amore, la paura della perdita, la fede e il bisogno umano di dare un senso al proprio percorso.

“Sono andato nell’aldilà e poi sono riuscito a tornare. Credo di essere l’unico ad aver fatto il viaggio di andata e ritorno. Ho bussato all’ultima porta. Per un attimo si è aperta. Poi qualcuno mi ha detto che non era ancora il mio turno. Tornato indietro, ho deciso di raccontare questa esperienza in un libro. È il mio viaggio tra la vita e il mistero che ci accompagna ogni giorno. Così ho scritto L’ultima porta, per raccontarvi cosa ho visto e cosa ho capito dall’altra parte.”

Attraverso il protagonista Marco Rossi, Mingardi accompagna il lettore in un viaggio tra la quotidianità e una dimensione più profonda dell’esistenza. La storia utilizza un linguaggio capace di alternare leggerezza e riflessione, seguendo un personaggio concreto che si trova davanti a una domanda impossibile da ignorare: cosa accade quando una persona attraversa il limite che separa la vita dal mistero?

L’ultima porta

Marco Rossi è un architetto bolognese di cinquantasei anni: un uomo concreto, ironico, innamorato della moglie Elisa, del Bologna calcio, del suo cane Pippo e di una vita ordinaria che, senza fare troppo rumore, sembra finalmente mettersi dalla parte giusta: il lavoro ingrana alla grande, Elisa aspetta un figlio, il futuro appare roseo. Poi, all’improvviso, tutto si spezza. Un infarto fulminante, nove minuti senza battito, il coma, l’attesa. E quando ogni speranza sembra finita, Marco torna. Ma torna da dove? Che cosa ha visto oltre quella soglia? E perché il suo ritorno sembra portare con sé qualcosa che nessuno riesce più a spiegare? Tra Bologna, cantieri, salotti borghesi, ospedali, medium e incontri impossibili, L’ultima porta racconta un viaggio di andata e ritorno dall’aldilà, con tono brillante e profondamente umano il mistero più antico: che cosa ci aspetta dopo la vita.

Una porta aperta sulle domande più profonde

L’ultima porta invita il lettore a guardare oltre la superficie della vita quotidiana e a confrontarsi con quei momenti in cui l’esistenza sembra rivelare una profondità nascosta. Alcune domande accompagnano l’uomo per tutta la vita. Alcune porte restano aperte anche dopo essere state attraversate. Andrea Mingardi firma un romanzo sentimentale e visionario, dove la morte non cancella l’amore, la fede convive con il dubbio e l’aldilà, più che una risposta, diventa una domanda. Perché certe porte, una volta aperte, non si richiudono mai del tutto.

Andrea Mingardi in poche parole….

Stento a credere che sia necessario citare una bio di Andrea Mingardi, ma è altrettanto vero che le nuove generazioni potrebbero non sapere che esiste un uomo che è forse il più grande white blues man al mondo e che ha insegnato a tante generazioni cosa significhi essere un musicista.

Un uomo che non ha mai perso il contatto con le sue origini, che non ha mai perso il contatto con la sua gente e, soprattutto, che non ha mai perso il contatto con la sua spiritualità. Un essere mitologico se paragonato a quello che passa oggi il convento della discografia e che ha fatto la storia nel cantautorato italiano.

Sempre attento alle tematiche sociali, si dona senza riserve nell’impegno solidale alle cause più nobili e più umili.

Andrea Mingardi, musicista, cantante, scrittore, bolognese D.O.C, è anche tra i fondatori della Nazionale Cantanti di calcio.

…e note

Nella sua carriera collabora con grandi artisti, e facciamo prima a fare l’elenco di chi non ha collaborato con lui e di quelli che sono ancora in fila per farlo. Un riconoscimento su tutti: a Los Angeles ha ricevuto il prestigioso premio Italian Music Awards per il suo disco “Tribute to the Genius” dedicato a Ray Charles.

Nel lontano 1981 Andrea Mingardi anticipa i tempi diventando il primo artista italiano a realizzare un album con brani dalle sonorità rap, rigorosamente cantati in bolognese. Il disco, Xa vut dalla vetta (in italiano, “Cosa vuoi dalla vita”), rappresenta un esperimento pionieristico che unisce ritmo, parole e identità locale, molto prima che il rap entrasse stabilmente nella scena musicale italiana.

Un palmares che include dischi d’oro e di platino per album e brani che sono colonna sonora della musica italiana. Ma una menzione è d’obbligo: nel 2000 esce il CD “Ciao Ràgaz”, raccolta di canzoni dialettali a cui partecipano Morandi, Guccini, Carboni, Stadio e altri. Disco di platino in un mese dall’uscita, si propone di esportare il nostro idioma dandogli dignità di lingua.

E poi i libri da Socc’mel a Professione Cantautore, passando per Permette un ballo, Signorina?, edito da Mondadori, in breve best seller per la collana “Gli Oscar Mondadori”. Ed ora, il suo nuovo libro L’ultima porta, disponibile in tutte le librerie e online

Che dire… 86 anni e non sentirli. O quasi.

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Tina Rossi
Tina Rossi
(a.k.a. Fulvia Andreatta) Editrice del Magazine. Giornalista, speaker radiofonica, attualmente co-conduttrice del programma "Sempre più in Zetatielle" su RID96.8FM Una, nessuna e centomila, il suo motto è “è meglio fingersi acrobati, che sentirsi dei nani” Dice di sé:” Per attimi rimango sospeso nel vuoto, giuro qualche volta mi sento perduto, io mi fido solo del mio strano istinto, non mi ha mai tradito, non mi sento vinto, volo sul trapezio rischiando ogni giorno, eroe per un minuto e poi...bestia ritorno...poi ancora sul trapezio ad inventare un amore magari...è solo invenzione, per non lasciarsi morire...”
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