Se le 9 mila persone presenti al concerto di Calcutta a Collisioni Festival avessero letto l’oroscopo prima di uscire, sicuramente vi avrebbero trovato ottimi auspici per una serata di musica a suon di indie evergreen.

La data del tour estivo di Edoardo D’Erme (questo il vero nome del cantautore trentenne originario di Latina) è approdata a Barolo dopo Milano, Roma, Napoli, Genova, Lucca e Mantova. In scaletta l’ultimo album “Evergreen” con i successi “Orgasmo”, “Paracetamolo” e “Pesto”, la nuova “Sorriso (Milano Dateo)” e brani estratti dal primo album del 2015 “Mainstream”.

Entriamo nel live!

Se è vero che l’indie è sempre più pop-olare, Calcutta è riuscito a mantenere l’originalità che lo caratterizza a partire dalla scaletta contenente più di venti canzoni. Titoli di cibo (Kiwi, Limonata, Amarena, Pesto), oggetti (Paracetamolo, Oroscopo, Albero, Arbre Magique, Le barche, Saliva), città (Milano, Pomezia, Frosinone), nomi propri di persone (Gaetano, Hübner) e varie ed eventuali (Cane, Rai, Nuda nudissima, Cosa mi manchi a fare, Del verde): un mix che ha fatto capolino tra grafiche sgargianti e bizzarre che scorrevano alle spalle del cantante.

Così tra storie Instagram, registrazioni schermo da iPhone, chiamata in entrata col nome di Gaetano e fotomontaggi con Calcutta protagonista, il palco è diventato teatro dell’assurdo e del mainstream per eccellenza. A urlare a squarciagola tutte le canzoni ragazzi e non che si sono uniti in un abbraccio collettivo condividendo attimi di vita quotidiana come quelli raccontati dal cantautore. Tra un sento il cuore a mille e un negli occhi ho una botte che perde la folla si è divertita tutta la notte con il verde tutto intorno delle colline langarole. Inutile dire che i testi di Calcutta siano ideali per ogni situazione, prima fra tutte un live tra vino, birra e street food.

C. O .R. O.

Accompagnato dalle coriste che, a scanso di equivoci, indossavano quattro magliette bianche ognuna con una lettera a comporre la parola “coro”, il cantautore ha intrattenuto i suoi fan con due ore di concerto senza interruzioni, eccetto pochi minuti anticipati da un “Ora facciamo l’ultima finta canzone, poi esco e torno per le ultime, quelle vere”.

Perché il teatro dell’assurdo di Calcutta è anche questo. La rottura della quarta parete che trasforma Edoardo da protagonista del palcoscenico a protagonista del parterre, anticipando la battuta mainstream – ancora una volta – che a tutti i concerti si ripete: “Tanto esce e poi rientra”. Lui lo dice e lo fa, con la stessa naturalezza con cui scrive e canta di sentimenti e di vita.

Ad aggiungere ricchezza alla scaletta anche la cover di “Se tu non torni” di Miguel Bosé ringraziato a fine esecuzione e un sentito medley chitarra e voce dei brani “Albero” e “Amarena” con alle spalle sul ledwall una gigantografia di Calcutta con la frase, nuovamente a scanso di equivoci, “Momento acustico, momento intimo”. Quasi a fine live la conclusione a suon di “Gaetano” con E quante volte ho pensato che alla fine il sorriso è una paresi se vedi bene, mi annoiavo alle feste. Non è stato così per tutti i fan che hanno potuto continuare la serata con “TI AMO – Calcutta Official After Party”, la festa firmata Collisioni con tutto il meglio dell’indie italiano. E speriamo che anche Calcutta non si sia annoiato

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