Sold out e standing ovation per Fausto Leali

Un uomo dalla simpatia contagiosa, che sprizza energia da tutti i pori, e con una voce inconfondibile: una voce che è ferro arrugginito, uno stridio di freni senza ABS, una voce che sa di sigarette senza filtro e whisky invecchiato in botti di rovere.

Lo ammetto, ho sempre amato le voci roche, cantanti come Joe cocker e Rod Stewart, Tina Turner e Anastacia, Zucchero e Loredana Bertè, voci inconfondibili, che riescono a trasmettermi sensazioni speciali da sempre e per sempre, quindi non stupitevi e non criticatemi se dico che la voce di Fausto Leali è la numero uno in Italia e forse non solo.

Non servirebbero troppi effetti speciali per apprezzare certi spettacoli: non sarebbero necessari fumi, raggi laser o video di back-drop. Non è necessario “vedere” lo show, no: basta chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare dalla musica che accompagna la voce. Semplice.

Il concerto del singer bresciano a #parcodoralive2019 è stato proprio questo: un concerto per musica e voce.

La musica è stata offerta da una band di altissimo livello (no musicians no show): Vito alle tastiere, Francesco alla chitarra, Nicola al pianoforte, Jury al basso, Tonino alla batteria e Germana ai cori; e la voce, che ve lo dico a fare, ha fatto tremare le fondamenta del centro commerciale.

IL live

Un concerto “all the best”, in senso lato, non solo perché ha proposto tutte le hits del “negro bianco”, giusto per non cadere nei luoghi comuni; ma anche perché ha permesso al numerosissimo e rumorosissimo pubblico presente, di apprezzare una selezione di canzoni di altri cantanti, impreziosite e rivitalizzate da una voce in grado di scalare l’Everest.

Così brani come “Vita” di Morandi e Dalla, “Tu non mi lasciare mai” (versione italiana di “If you don’t know me by now” dei Simply Red), “Non credere”, “Gianna”, “Pregherò”, prendono nuova linfa, nuova energia, per non parlare di “Sempre e per sempre”, brano di Francesco De Gregori, che racconta il secondo tempo della mia vita, già interpretato da Fiorella Mannoia, momento più intenso di tutto il concerto.

Gli evergreen

Non può mancare naturalmente il tributo alla musica napoletana: “Malafemmina” capolavoro immortale del Principe Antonio De Curtis, e “Vierno”, con il rap del mio amico Clementino a valorizzare ulteriormente il brano portato al successo da Mario Trevi.

Ma sotto la camicia, bellissima e in perfetto stile “sixties”, batte un cuore soul, ma che più soul non si può: eccovi così servito un trascinante medley dedicato a James Brown. “Se non vi piace potete andare via” dice, scherzando, Fausto al pubblico prima di attaccare: vi garantisco che non se ne è andato nessuno.

Ho lasciato per ultime le sue canzoni, per nulla casualmente.

Non ve le sto ad elencare, tanto le conosciamo tutti, dico semplicemente che è stato un greatest-hits e che è sempre un piacere e un brivido sulla pelle ascoltare certi brani, diventati patrimonio musicale italiano: brani che dopo tanti anni ti ritrovi a cantare a squarciagola, parola per parola. Canzoni immortali, che si gustano meglio anno dopo anno, concerto dopo concerto.

Grazie Fausto, come sempre: la tua voce è un vino pregiato, un vino d’annata che migliora invecchiando, che si gusta fra amici e che rende la serata perfetta.

Arrivederci a presto.

L’intervista

Official web site di Fausto Leali

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Lele Boccardo
Direttore Responsabile. Critico musicale, opinionista sportivo, pioniere delle radio “libere” torinesi. Autore del romanzo “Un futuro da scrivere insieme” e del thriller “Il rullante insanguinato”. Dice di sè: “Il mio cuore batte a tempo di musica, ma non è un battito normale, è un battito animale. Stare seduto dietro una Ludwig, o in sella alla mia Harley Davidson, non fa differenza, l’importante è che ci sia del ritmo: una cassa, dei piatti, un rullante o un bicilindrico, per me sono la stessa cosa. Un martello pneumatico in quattro: i tempi di un motore che diventano un beat costante. Naturalmente a tinte granata”.

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