Italia sull’orlo del lockdown. Scuole chiuse, smart working obbligatorio, chiusura di attività non essenziali, coprifuoco alle 22 e lockdown totale nei weekend. Queste le misure al vaglio del governo. Le proteste in strada in Campania indicano i primi malcontenti. Ma perchè gli italiani si lamentano e all’estero no?

Se quella del Comune di Arzano è una prova per testare il polso agli italiani, si può dedurre che la reazione della comunità dei commercianti sia solo un assaggio di quello che potrebbe succedere a livello nazionale. Il lockdown imposto dal governatore della Campania ha suscitato proteste e il blocco stradale delle arterie di comunicazione. Dalle ultime notizie, l’ipotesi che si paventa è quella di un nuovo giro di vite in tutta Italia, anche se Conte esclude la possibilità di un lockdown come quello precedente.

Coprifuoco (e già solo la parola fa venire i brividi) alle 22, scuole chiuse, smart working obbligatorio in tutto il Paese e chiusura di attività più esposte al rischio di contagio e di attività meno essenziali. Queste le misure al vaglio del governo, proprio in queste ore (fonte Ansa.it), vista la nuova curva di contagi (fonte Ansa.it).

La reazione di Arzano però parla chiaro e si sta allargando ad altri comuni. I commercianti non ci stanno. E non ci stanno i conducenti degli autobus che protestano a Napoli.

L’Italia verso un altro lockdown

Ormai l’Italia è sull’orlo di un nuovo lockdown. Si parla di chiusura di palestre, centri benessere e centri estetici, parrucchieri. Micro imprese che si ritroveranno di nuovo in ginocchio. Senza parlare del settore della cultura e della musica, oramai con tutti e due i piedi nella fossa. Spunta addirittura l’ipotesi del lockdown nei weekend.

Questa volta la canzone la gente la conosce già e non ha voglia di “cantarla” dalle balconate, aspettando fantomatici aiuti che devono ancora arrivare dal lockdown precedente.

Ma perchè gli italiani reagiscono così? In fin dei conti, in Francia, Regno Unito e Germania i cittadini non manifestano contrarietà in merito. Perchè? Semplice. All’estero le cose funzionano diversamente.

Notizie dall’estero

In questo estratto di un post di Facebook del nostro Ministro degli Esteri si legge:

Parliamoci chiaramente. La crisi pandemica non è finita, i contagi aumentano e i dati devono farci riflettere. Oggi in Italia è stato raggiunto il picco di contagi: 8804. (…)
E guardiamoci anche attorno prima di dire che va tutto male: in Francia è stato dichiarato il coprifuoco per Parigi e altre città dalle 21.00. In Germania i locali saranno chiusi dalle 23.00. In Spagna, nella Catalogna, ci sarà una chiusura totale per 15 giorni di bar e ristoranti, mentre nel Regno Unito si sta valutando il lockdown.
Questi sono i fatti.
L’Italia sta lavorando duramente.

E guardiamoci attorno…

Quello che nessun media, TV o carta stampata dice, è che, in Francia, nel mese di marzo 2020, con il lockdown totale, ogni lavoratore ha percepito immediatamente in busta la cassa integrazione, fino all’ultimo apprendista cameriere di ristorante. La perdita di salario era non superiore al 20% della mensilità corrisposta.

Viene omesso che, nel Regno Unito, oltre al sussidio di mantenimento straordinario che è arrivato immediatamente nelle buste paghe dei lavoratori britannici, compresi nostri concittadini residenti in Gran Bretagna, si è mossa una macchina di aiuti alimentari e di igiene alla persona, che arrivavano a domicilio, con frequenza settimanale, gestiti dalle associazioni di volontariato. E così in Francia e in Germania.

Nessun buono spesa da richiedere al comune di residenza. Nessun sostegno straordinario alle imprese attraverso macchiavellici moduli e clik day. Gli aiuti alle famiglie o alle imprese non passavano da burocrazie noiose e complicate (fonte sito ufficiale gov.uk).

I commercianti hanno avuto un sostegno economico e fiscale immediato e la chiusura delle attività non è stata totale, ma selettiva, con fasce orarie di apertura al pubblico destinate. Ad esempio, il personale sanitario poteva accedere ai supermercati in una fascia destinata.

Infine, in nessuno di questi paesi, l’invito a stare chiusi in casa non è stato accompagnato da sanzioni, più volgarmente chiamate multe, per i trasgressori.

Dalle balconate alle barricate

La gente all’estero, non ha bisogno di protestare perchè l’emergenza economica e le misure restrittive sono state assorbite con prontezza e d efficacia dalle casse statali. Di conseguenza, accettare il lockdown e comprendere la sua necessità non ha suscitato nessun tipo di protesta, almeno non per quel che riguarda l’economia. Certo, i commercianti non sono contenti di un nuovo lockdown. La perdita economica è tanta anche per loro, ma per lo meno i cittadini non sono stati costretti ad una soglia di povertà drastica come quella che si sta verificando in Italia. Il loro Paese ha mantenuto le promesse.

Certo, nessun commerciante è contento perchè gli affari sono calati e questo, ovviamente, è motivo di malcontento, ma non hanno certo un paese che aspetta i Recovery fund per stanziare aiuti.

Quindi, guardandoci attorno, possiamo solo prendere atto di come l’Italia invece, abbia penosamente subito una beffa, oltre al gravoso danno economico. Ed ora la gente non crede più alla favola dell’uva.

Attenti dunque, perchè dalle balconate alle barricate, è un attimo.