Oggi è il centenario di Federico Fellini, il più grande regista italiano. Il solo che nel tempo è riuscito a farsi aggettivo. E per dire ancora di più, Felliniano ancora oggi è sinonimo di una visione del mondo gioiosa e sognatrice, con una punta di amarezza, certo, ma pur sempre giocosa.

Sembrava contento Fellini di essere inserito nel vocabolario. “Avevo sempre sognato, da grande, di fare l’aggettivo” – ammise, tempo fa, in un’intervista di Claudio Castellacci per il Corriere della Sera “Ne sono lunsingato. Cosa intendano gli americani con “felliniano” posso immaginarlo: opulento, stravagante, onirico, bizzarro, nevrotico, fregnacciaro. Ecco, fregnacciaro è il termine giusto”.

Per rimanere in tema con la sua personalità, non parleremo della sua magistrale biografia in questo centenario, uno perché siamo sicuri che, per certo, non riusciremo a dire tutto, dimenticando di sicuro qualcosa di fondamentale. Due perché siamo convinti che parlare di curiosità, stravaganze e della parte insolita della sua vita lo avrebbe fatto sorridere. Tre perché come diceva lui “un linguaggio diverso è una diversa concezione della vita”.

Nasce fumettista

Siamo nel 1931, Federico Fellini ha dieci anni e si fa le ossa con le vignette satiriche sulla rivista Marc’Aurelio. Ha un buon tratto, disegna anche fumetti. E da allora e non li abbandona mai, almeno con il pensiero. È ormai un famoso regista quando accetta di collaborare con il giovane Milo Manara. Resterà per sempre un grande fan di Stan Lee e della Marvel Comics. Dino De Laurentiis, sapendolo, gli propose di dirigere “Flash Gordon” (1980).

Sceneggiatore per Fabrizi

Percorre una lunga gavetta alla scuola dei più grandi. Prima sceneggiatore per Aldo Fabrizi poi, nel 1948, attore nel film “L’amore” di Roberto Rossellini.

Gli spot

E da regista Fellini non si è limitato ai film. Ha girato anche alcuni spot pubblicitari per Campari, Barilla e Banca di Roma. L’assurdo? Detestava letteralmente la tv commerciale, tanto da dedicargli un film molto caustico, Ginger e Fred. Definiva le interruzioni pubblicitarie : «un’ azione infame, criminale. L’ opera d’ arte è una creatura vivente». A tal proposito coniò in seguito poi lo slogan “non si interrompe un’emozione”, usato per la campagna referendaria contro le interruzioni pubblicitarie nei film.

Nell’Olimpo

La rivista Entertainment Weekly ha inserito Fellini tra i 10 più grandi registi cinematografici di tutti i tempi.

La dolce vita

La dolce vita, il suo film per eccellenza, quando uscì al cinema, nel 1960, fu accolto da proteste e censure. Fellini, profondamente cattolico, per scongiurare il tutto, chiede udienza al l’allora Cardinal Montini. (il futuro Paolo VI). IL Cardinale lo ascolta mezz’ora senza dire una parola. Quando Fellini finisce la sua supplica, Montini si ritira, sempre in assoluto silenzio. Nessuno osò mettere le mani sul film.

8 e 1/2

Il titolo di uno dei film più famosi e apprezzati si deve al fatto che la pellicola è stata realizzata dopo la regia di altri 6 capolavori e 3 “mezzi film”. •

Frasi celebri

Fellini era prodigo di aforismi e frasi a effetto che rilasciava sopratutto durante le interviste. Ve ne lasciamo qualcuna. Qualcuna da ricordare dopo questo centenario, e per tutti i cento anni a venire. Perché non c’è miglior modo che usare la sue parole per descrivere non solo il regista, ma anche l’uomo.

– Che ricordo ha del primo incontro con Giulietta Masina?– Nessuno; io sono nato quel giorno.

Cosa avrei potuto fare se il cinema non fosse esistito? Non lo so davvero. Scrivere, no. Scrivere è una disciplina ascetica, lo scrittore deve essere circondato di solitudine, di silenzio: a ciò non potrei abituarmi. Di sicuro mi sarei dedicato a qualcosa che avesse avuto a che fare con lo spettacolo o avrei tentato di inventare il cinematografo.Il cinema mi piace perché col cinema ti esprimi mentre vivi, racconti il viaggio mentre lo fai. Sono fortunatissimo, anche in questo: sono stato portato per mano a scegliere un mestiere che è l’unico mestiere per me, l’unico che mi permetta di realizzarmi nella forma più gioiosa, più immediata…

Sono autobiografico anche quando parlo di una sogliola

Buon centenario! Grazie Federico.

 Fellini e Giulietta Masina, i 100 anni - centenario - in una foto in bianco e nero

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Monica Col
Laurea in lettere e filosofia un lungo passato come cronista de “Il Corriere Rivoli15" e “Luna Nuova”. Ha collaborato alla redazione del “Giornale indipendente di Pianezza", e di vari altri giornali comunali. Premiata in vari concorsi letterari come piazza alfieri e historica ( salone del libro 2019). Cura l’ufficio stampa di Parco Commerciale Dora, di "Rossoindelebile", dell’artista di Land Art Osvaldo Neirotti, della galleria d’arte “Ambulatorio dell’Arte “ , collabora sempre come ufficio stampa in determinati eventi del Rotary distretto 2031 e del Movimento Artistico GoArtFactory. Segue la comunicazione per varie aziende del territorio. Ha seguito come ufficio stampa la campagna elettorale di diversi politici sia locali che regionali. Dice di sé: “L’arte dello scrivere consiste nel far dimenticare al lettore che ci stiamo servendo di parole” (Bergson).È questo secondo me il significato vero della scrittura. Non parole, ma emozioni. Quando riesci ad arrivare al cuore dei lettori, quando scrivi degli altri ma racconti te stesso, quando racconti il mondo, quando racconti l’uomo. Quando la scrittura non è infilare una parola dietro l’altra in modo armonico, ma creare un’armonia di voci, di sensazioni, di corse attraverso i sentimenti più intensi, attraverso anche la realtà più cruda. Questo per me è il vero significato dello scrivere.