La teriaca e l’equivoco del nome che allude a un misterioso farmaco
La teriaca è un’altra Crucifera che desideriamo illustrarvi. Ma il suo nome si presta a più di un equivoco. Linneo infatti la classificò come Erysimum cheiranthoides L., ovvero con una definizione scientifica che ci fa subito pensare ad altre specie. Ci viene in mente l’erisimo, altra Crucifera, che tuttavia ha un ben diverso nome latino, ossia Sisymbrium officinale Scop. Ed Erysimum, secondo Teofrasto, deriva dal greco erysmos, che vuol dire soccorso, difesa, alludendo alle sue proprietà medicinali. E, per l’aggettivo cheiranthoides che determina la specie, ci viene in mente la violaciocca, classificata come Cheiranthus cheiri L. o come Erysimum cheiri Crantz. Sempre dal greco, la nostra teriaca sarebbe un’erba “con aspetto di violaciocca”.
Perché, allora, la chiamiamo proprio teriaca, in lingua italiana? Perché in questo caso si fa riferimento a un’altra parola greca, ovvero theriaki, che si traduce come antidoto contro i veleni. Nell’antichità, infatti, veniva usata per curare i morsi di serpenti e degli animali velenosi in genere. Ma la nostra teriaca non va affatto confusa con la teriaca veneziana, miscela considerata miracolosa contro ogni malattia, una sorta di panacea universale. La sua invenzione è stata attribuita addirittura a Mitridate VI re del Ponto (I secolo a.C.) ma si diffuse in Europa a partire dal Basso Medioevo. La formula della teriaca “veneziana”, perché a Venezia veniva prodotta in dosi massicce ed esportata in Germania e in Francia, è tuttora segreta e ha molteplici ingredienti. Fra essi c’era senz’altro la semplice teriaca di cui vi stiamo parlando.


La “senape-melassa” in Gran Bretagna e Irlanda
Nelle Isole Britanniche, la teriaca prende due insoliti nomi inglesi. Il primo è Treacle mustard (che possiamo tradurre come “senape-melassa”) e l’altro è Wormseed wallflower (ovvero “violaciocca dal seme a verme”). E ciò si spiega con l’uso che si è fatto nella medicina popolare dei suoi frutti. Si riducevano infatti in poltiglia per ricavare appunto una specie di melassa da somministrare ai bambini che soffrivano di parassiti intestinali. La teriaca aveva un’efficace azione nel debellare i vermi che li affliggevano.
Il nome in lingua irlandese è Coinneal leighis, che possiamo tradurre come “candela medicinale”. Le sommità fiorite, dai fiori gialli, svettano in effetti in mezzo ai campi come candele luminose. Pur non essendo specie autoctona, in Irlanda, è abbastanza diffusa nelle regioni centrali della parte meridionale dell’isola. Si pensa che i suoi semi siano attecchiti perché portati da lontano insieme con i chicchi del grano.


Una breve descrizione botanica della teriaca
La teriaca è una pianta annuale assai ramificata e fogliosa, erbacea ma piuttosto rigida, dal portamento eretto. È originaria delle zone temperate di Europa e Asia. Raggiunge l’altezza di circa un metro e predilige come habitat i campi, i terreni incolti e i margini delle strade. Gli steli hanno sezione quadra e sono ricoperti da peli appiattiti e biancastri. Le foglie inferiori, radunate nella rosetta basale, sono picciolate, mentre quelle superiori, poste lungo lo stelo, sono sessili. In entrambi i casi, hanno forma lanceolata, dal margine un poco dentato e di colore scuro. Quelle della rosetta basale seccano prima della fioritura, mentre le altre, più strette e disposte in modo alterno, persistono.
I fiori, che sono piccoli e gialli, con i 4 petali disposti a croce – si tratta infatti di una Crucifera! – sbocciano tra aprile e agosto. Essi sono riuniti in racemi e disposti ad anelli concentrici alla sommità degli steli. Il frutto è una siliqua sottile, angolosa e tomentosa, rivolta verso l’alto e un poco ricurva. I semi, piccini e ovoidali, sono marrone chiaro. Per riconoscere la teriaca in natura, non conviene affidarsi a qualche fotografia artistica ma occorre ricorrere all’uso di libri che sono detti “chiavi botaniche”.


Farmaco antico e prospettive moderne per la teriaca
Come vi abbiamo anticipato, la teriaca è un rimedio fitoterapico fin dall’antichità, per guarire dagli avvelenamenti e per debellare i parassiti intestinali. D’altra parte, possiede diversi principi attivi dalle interessanti prospettive, a cominciare dai glicosidi cardiaci.
Essi sono stati isolati per studiare farmaci specifici per le malattie del cuore. Per quest’uso, la pianta non è adatta a tisane casalinghe ma occorre la prescrizione medica e la scelta di medicinali che la contengano, prodotti dall’industria farmaceutica.


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