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Da qualche giorno c’è uno spot contro l’uso della plastica che è diventato virale.E’ la campagna di Greenpeace che punta il dito sul Regno Unito e vede Boris Johnson investito da una montagna di rifiuti di plastica, mentre si esibisce in uno speach davanti a Downing Street.

Vediamolo insieme.

Arguto il gioco di parole usato per il titolo “Wasteminster: disastro a Downing Street“, dove Wasteminster è scritto volutamente con la ‘a’ anzichè con la ‘e’ (waste, cioè rifiuti, per chi non mastica l’inglese). Un’onda gigante di rifiuti di plastica invade la residenza del Premier britannico e lo travolge letteralmente. La campagna di Greenpeace però non si ferma al Regno Unito, ma invita anche l’Italia e i paesi dellUnione Europea, in una campagna di sensibilizzazione.

E la risposta dall’UE non è tardata. In realtà, l’emergenza plastica è un argomento che da tempo è nel mirino dell’UE e le decisione dell’Europa vanno semplicemente in parallelo a quanto sollevato da Greenpeace nello spot.

A partire dal 3 luglio 2021 si applicheranno in tutta Europa le direttive dettate nelle linee guida della Commissione Europea, in merito all’uso di molti prodotti fabbricati con la plastica.

Saranno infatti, banditi tutti quei suppellettili inerenti la cucina. Prodotti come piatti, tazze, cannucce, posate e bicchieri di plastica, compresi quelli di carta ma con uno strato di plastica. La messa al bando riguarda anche contenitori per alimenti e bevande, bastoncini cotonati e bastoncini per i palloncini.

Dove va a finire la plastica usata?

La domanda sembra avere una risposta scontata, ma non è così. Ovviamente, i rifiuti lasciati in giro incivilmente, restano nella natura, dai prati di montagna alle spiagge di mare. Molti rifiuti abbandonati nei fiumi intasano le anse dei corsi d’acqua, le sponde e i suoi fondali e quello che non si ferma lungo il percorso, arriva fino al mare.

Tutto ciò che abbandoniamo nella natura è pericoloso sia per gli animali che vivono allo stato brado, sia per noi umani.

Le nostre città sono invase da residui di plastica abbandonati. Ma quello che viene buttato via, anche attraverso una saggia raccolta differenziata, non è tutto riciclato come crediamo. Anche se molte città impongono la differenziata e molte famiglie operano diligentemente nella suddivisione dei rifiuti, spesso mancano poi gli impianti per smaltire e riciclare. Qui si apre poi un mondo fatto di criminalità organizzata e appalti sospetti.

Quel che è più grave ancora, è che molto spesso la plastica viene occultata sotto montagnole di terra, ricoperte poi da strisce di prato, diventando vere e proprie colline all’interno di un contesto ambientale che viene irrimediabilmente contaminato, dal terreno alle falde acquifere.

Il business dei rifiuti

Si legge su Il Secolo XIX, in un bellissimo articolo-inchiesta del collega Daniele Tempera:”il ciclo dei rifiuti è stato ancora una volta, nel 2019, il settore maggiormente interessato ai reati più gravi di criminalità ambientale. Un ‘business criminale’ contrassegnato, nell’anno appena trascorso, dal doppio degli arresti rispetto all’anno precedente e dall’aumento del 14.9% dei sequestri“.

Poichè l’uso della plastica è ormai fuori controllo, il resto dei rifiuti, sono semplicemente compressi ed esportati.

Come si evince nello spot di Green Peace, non solo il Regno Unito esporta i suoi rifiuti all’estero, ma anche l’Italia adotta questa pratica. Il mercato dei rifiuti è un grande business. La plastica finisce all’estero, soprattutto nei paesi poveri, dove viene bruciata, causando danni incalcolabili all’ambiente terrestre e all’atmosfera.