Punto di vista – Come entrare in un film attraverso gli occhi dei protagonisti

Entrare negli occhi dei protagonisti è da sempre il miglior punto di vista come coinvolgimento per lo spettatore.

Per questo motivo possiamo dire che i film raccontati tramite la soggettiva in prima persona sono ormai praticamente un genere a sé stante.

Ovviamente dobbiamo allargare il concetto di occhi alle telecamere, telefonini e la sempre più ampia gamma di mezzi di registrazione audiovisivi di oggi.

Il genere non è ovviamente nuovo nel mondo del cinema, risalendo addirittura agli antichi fasti dei film a luci rosse.

Sono stati infatti i vecchi film porno che lo hanno sdoganato come modo per entrare, non solo nella storia, ma letteralmente nelle procaci attrici protagoniste.

Successivamente questo stile è stato maneggiato con grande arte anche nel cinema d’autore.

Registi del calibro di Alfred Hitchcock o Brian de Palma, solo per nominarne due ai quali sono molto affezionato, adoperano la tecnica in molte loro scene di suspance.

O anche ad esempio Dario Argento, con la soggettiva dal punto di vista del killer in molti suoi film come il celeberrimo Profondo Rosso.

Parliamo oggi di alcuni film che possiamo ammirare attraverso gli occhi dei protagonisti, per una del tutto soggettiva selezione di alcuni film in soggettiva.

1 – Chronicle (2012)

ragazzi volanti

Un adolescente decide di acquistare una telecamera per documentare ogni momento delle sue giornate dal suo punto di vista.

La sua vita sta attraversando un periodo difficile con dei bulli che lo tormentano a scuola e un padre alcolizzato che lo maltratta in casa.

In aggiunta, sua madre è gravemente malata e non le rimane ormai molto tempo da vivere.

Il suo unico vero amico è suo cugino che una sera lo invita a una festa per aiutarlo a distrarsi dai suoi problemi.

Nel mezzo della serata lo trascina via in mezzo ai boschi assieme a un altro ragazzo dove trovano una strana apertura nel terreno.

Insieme trovano come entrare in una grotta sotterranea nascosta, dove alcune rocce fluorescenti iniziano a vibrare facendo crollare tutto.

Miracolosamente i tre riescono a salvarsi e dopo alcuni giorni scoprono di avere sviluppato delle abilità telecinetiche grazie all’incidente.

Inizialmente gli amici usano questi poteri muovendo piccoli oggetti per gioco, ma in poco tempo li padroneggiano sempre meglio diventano sempre più potenti.

A quel punto l’infelice adolescente avrà finalmente l’opportunità di ribellarsi a modo suo di chi ai suoi occhi ha rovinato la sua vita.

Ma così tanto potere corromperà la sua anima e gli altri due dovranno cercare di fermare la sua crescente e incontrollabile follia.

A me il potere!

Chronicle è un film d’azione a basso budget ma con delle buone idee e un ottimo crescendo avventuroso.

Un racconto di formazione che sceglie di coinvolgerci narrando la vicenda direttamente dal punto di vista dei protagonisti.

Gli occhi della telecamera diventano quindi l’unico testimone dell’epopea di questi ragazzi.

Il regista Josh Trank utilizza con intelligenza l’argomento della telecinesi anche scegliendo il suo stile di regia.

Se la prima parte sono riprese mosse nello stile a mano dei classici videoamatori, la seconda metà ha dei virtuosismi tecnici notevolmente affascinanti.

Infatti crescendo il potere i ragazzi muovono a distanza la camera col potere della mente, dando un altro taglio alle inquadrature del film.

Infine altrettanto notevole è la prova dell’attore Dane DeHaan.

Iniziando come giovane infelice e tormentato, diventerà poi lungo la strada un supercattivo rancoroso e vendicativo consumato dal suo stesso potere per entrare infine in una discesa autodistruttiva.

Una prova che lo farà passare tra i professionisti per film come Valerian e la città dei mille pianeti o Life, dove interpreta divinamente un fascinoso James Dean.

Il regista purtroppo non ha avuto lo stesso destino, dirigendo lo scialbo reboot de I fantastici quattro nel 2015 e poi sparendo nel nulla.

2 – The Visit (2015)

ombre sul muro

Un ragazzino e sua sorella desiderano trascorrere una settimana assieme ai loro nonni che non hanno mai avuto modo di conoscere.

La loro madre infatti era scappata di casa molto giovane e da allora aveva tagliato fuori i genitori dalla sua vita.

Tuttavia, visto il desiderio dei suoi figli di incontrarli, acconsente a lasciarli andare e sfrutta l’occasione per una vacanza con il suo nuovo fidanzato.

I due bambini viaggiano così fino in Pennsylvania, armati di telecamera per riprendere e documentare l’esperienza dal loro punto di vista.

Al loro arrivo come previsto i nonni li accolgono amorevolmente e li fanno entrare in casa loro.

Inizialmente tutto va per il meglio e l’occasione permette anche di sentire dei racconti sulla loro madre quando era bambina.

Ma molto presto iniziano a notare una inquietante follia nei discorsi, negli occhi e nel comportamento dei due anziani.

La nonna si aggira per la casa di notte in uno stato di demenza e sonnambulismo pericolosamente aggressivo.

Il nonno invece è altrettanto feroce nel voler nascondere la sua incontinenza e il fatto che usi dei pannoloni.

Alla fine l’inquietudine diventa terrore puro quando inevitabilmente scoprono la tremenda realtà.

Per mangiarti meglio, amore mio

The Visit è un horror psicologico ad alto tasso di suspance, riproponendo la classica fiaba dei bambini prigionieri e vittime dei mostri.

L’ambiente familiare della casa dei nonni diventa prima uno strano mondo pauroso e poi letteralmente un incubo senza uscita.

M. Night Shyamalan ritorna al suo genere d’esordio con il thriller horror tirando fuori dal cilindro un film teso e originale.

Una vera boccata d’aria fresca dopo l’insulso sci-fi After Earth con protagonisti gli improponibili Will Smith e figlio.

Il regista sa bene come entrare nella testa dei suoi personaggi, costruendo un palcoscenico piccolo ma efficace con solo quattro attori sulla scena.

L’utilizzo del punto di vista gli consente di lasciare libero sfogo alla sua fantasia visiva, raccontando la storia principalmente per immagini.

Lo stile è molto statico con inquadrature fisse, costruendo la tensione con ciò che è nascosto o parzialmente fuori scena lontano dai nostri occhi.

La trama viene rivelata lentamente nel corso della settimana, crescendo in tensione durante la settimana per poi raggiungere lo splendido climax nel finale.

Insomma riassumendo un ritorno in grande stile per Shyamalan dopo tanti anni di film dalla qualità altalenante.

Un regista che io ho sempre apprezzato confermatosi coi successivi Split e Glass, splendidi capitoli conclusivi della sua saga supereroistica cominciata 20 anni fa con Unbreakable.

3 – Le cronache dei morti viventi (2007)

protagonisti con telecamera

Un aspirante regista, assieme alla fidanzata e i suoi compagni di scuola si trovano nel bosco in piena notte, cercando di realizzare un film horror.

Mentre sono intenti a girare la loro piccola storia di zombie, ascoltando la radio che stanno scoppiando violenti disordini in tutto il mondo.

Il gruppo interrompe tutto e sale in macchina per tornare di corsa in città e scoprire cosa stia davvero succedendo.

Lungo la strada incontrano alcune vittime che cercano di attaccarli e si rendono conto che i morti stanno davvero tornando in vita.

Completamente soli e senza nessun tipo di aiuto, i ragazzi cominciano a vagabondare in cerca di un rifugio sicuro dove nascondersi.

Ma la società ha già cominciato a cadere a pezzi e non c’è nessun tipo di autorità a gestire il caos e la lotta per la sopravvivenza.

Il loro viaggio continua quindi senza meta lungo i brandelli sanguinanti della civiltà umana, registrando ogni cosa con le loro telecamere.

E alla fine riusciranno a caricare in rete il loro piccolo documentario, nella speranza di aiutare altre persone a restare vive in quell’inferno in terra.

In diretta dalla terra degli zombie

Le cronache dei morti viventi è un piccolo horror indipendente pieno di idee originali di trama e realizzazione tecnica.

Come al solito il geniale George A. Romero utilizza il suo amato tema zombie per entrare in conflitto con intelligenza e sarcasmo sulla società moderna.

Una società che si disgrega in mille pezzi nel giro di una notte e dove i cittadini si ritrovano isolati nella sopravvivenza come tanti Robinson Crusoe.

Benché precedente all’era dei cellulari smartphone su vasta scala, il film già punta il dito contro la nostra ossessione verso l’onnipresenza digitale sulla rete.

Ma per una volta questa dipendenza dai social è volta al bene degli altri e non per soddisfare il nostro egocentrismo.

I protagonisti caricano su YouTube il loro film non per ottenere visualizzazioni, ma come testimonianza del loro punto di vista ed esperienza.

Tristemente, questa è una delle ultime opere del padre degli zombie moderni, genere da lui creato con il capostipite La notte dei morti viventi nel 1968.

Un genere che ha portato avanti in ben sei film, ognuno come horror diverso e innovativo dal precedente, di cui questo è il penultimo capitolo.

Ringraziandovi per la vostra soggettiva attenzione, come sempre vi rimando al mio sito per altri consigli e articoli di cinema:

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