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In cinema di oggi non è lo stesso di quello di un tempo, cambiato radicalmente nel suo modo di fare i film che tanto ci fanno sognare.

Non solo nel tempo sono ovviamente cambiati i mezzi tecnici con cui lavorare, oggi molto più semplici e accessibili per tutti.

Ma anche il pubblico è diventato più esigente ed arrogante, sospinto dall’ansia da approvazione dei social che cercano le majors.

Questo ha portato a dozzine di remake e reboot alla disperata ricerca di resuscitare film di successo rivedendoli come nuovi.

Cosa può fare quindi un nuovo regista esordiente pur avendo il talento e una storia per il suo film?

Ecco, i titoli di cui andremo a parlare oggi sono un esempio perfetto di come si possa fare cinema lo stesso al di là delle mode e le tendenze del momento.

Perciò addentriamoci a tastoni dentro il buio della sala perché la proiezione è già cominciata.

Ma non temete, ancora non vi siete persi nulla e anzi il meglio viene proprio adesso.

1- (1963)

Regista con gli occhiali

Un regista di successo si trova all’inizio delle riprese del suo prossimo film.

Il produttore, gli attori protagonisti e il resto della troupe gli stanno costantemente addosso senza pace.

Tutti loro, infatti, sono ansiosi e curiosi di sapere di cosa tratta la sua nuova storia.

Ma in realtà lui non ha ancora una vera sceneggiatura per il film, ma soltanto una serie di idee che non riesce più a ricordare.

Incapace di scrivere nulla di valido, passa le sue giornate in un albergo fuori mano assieme alla sua amante.

La situazione si complica ulteriormente, quindi, all’arrivo in città di sua moglie.

Tutto ciò che cerca di fare è rimandare ogni decisione e guadagnare tempo, sia nel lavoro che nel matrimonio.

Intanto, le spese del film diventano sempre più insostenibili del film e la moglie sempre più sospettosa.

Inevitabilmente tutti i nodi dovranno venire al pettine, in un finale distruttivo che ha il sapore pacifico di una nuova rinascita.

Il cinema reinventa sé stesso

è un capolavoro immortale del cinema italiano e internazionale.

Sicuramente l’opera più conosciuta al mondo di Federico Fellini, assieme a La dolce vita di pochi anni prima.

Una non-storia palesemente autobiografica su un regista in crisi creativa e di identità personale.

Questo cult ha ispirato e continua a ispirare una generazione dopo l’altra opere molto diverse tra loro.

Dal famoso Indiana Jones di Steven Spielberg al celebre concorso di ballo di Pulp Fiction, la sua influenza sembra non avere mai fine.

Pensando che tutto nacque dai dubbi e l’insicurezza di questo grande artista, si apre il cuore di speranza a tutti gli aspiranti registi del mondo.

Fellini infatti si sentiva bloccato nel suo ruolo di autore e maestro, paralizzato dalle aspettative a ogni suo nuovo film.

E proprio da questo blocco creativo il genio tira fuori una commedia meta-cinematografica insuperabile e senza tempo.

Un messaggio diretto quindi a tutti coloro che lavorano nel cinema, continuando ogni giorno a credere nell’arte di creare sogni.

Arte, sogni e ricordi di un grande autore

Il regista fa un sommario della sua vita attraverso lo sguardo strafottente, affascinante e malinconico di Marcello Mastroianni.

Un compito non facile svolto con il solito carisma e ironia dal caro vecchio Snaporàz.

Un soprannome che era poi stato coniato dallo stesso Fellini, prendendo in giro la sua flemma proverbiale.

Sempre in bilico tra l’annoiato e il divertito, l’attore si muove lungo ogni scena attirando a sé tutto il resto del cast.

Un cast che racchiude in sé l’Italia del cinema che fu, con tutti i pregi e i suoi difetti.

Abbiamo quindi una Claudia Cardinale da sogno, inutilmente corteggiata per essere una protagonista.

Sandra Milo è l’amante insoddisfatta, attratta e respinta come una bambina dal genio capriccioso.

Infine, tra i miei personaggi più amati di questo cult, la superba star dell’horror Barbara Steele.

Il look e le sue movenze saranno riprese in toto, come già detto, da Quentin Tarantino per la cattivissima Uma Thurman in Pulp Fiction.

Insomma in conclusione un film unico e inimitabile e un punto di partenza imprescindibile per chiunque voglia mai fare un film.

2- Hollywood, Vermont (2000)

Semaforo e miniature di attori

In un piccolo paesino del Vermont piomba all’improvviso una troupe cinematografica.

Fuggiti da un altra città a causa di uno scandalo sessuale, i produttori sperano di girare il loro film indisturbati.

Inizialmente tutto sembra andare per il meglio e i cittadini sono felici di ospitare il circo dell’entertainment Hollywoodiano.

La location è pacificamente tranquilla e, cosa non da poco, potrebbe far risparmiare molti soldi alla produzione.

Lo sceneggiatore trova l’amore con una bella bibliotecaria del luogo che lo aiuta inoltre a riscrivere la storia.

Ma molto presto emergono una serie di problemi per colpa dei capricci degli attori e la cinica esasperazione del regista.

Quando poi un nuovo scandalo sessuale spunta all’orizzonte, la produzione sembra naufragare definitivamente.

A quel punto tutto sarà nelle mani del giovane scrittore, che mentendo o dicendo la verità deciderà il destino di tutti gli altri personaggi.

Una piccola grande storia su come fare cinema

Hollywood, Vermont è una commedia intelligente e cattivissima sull’industria del cinema Hollywoodiano.

Un sistema che macina ciò che produce come un tritacarne, svuotandolo nel semplice rapporto costi contro ricavi.

Così come i produttori cercano di risparmiare ogni centesimo possibile, la cittadina vuole ricavare il massimo dall’opportunità unica e irripetibile.

Il resto della troupe indulge nei suoi vizi e peccatucci che, accumulandosi tutti assieme, portano sempre più vicino alla catastrofe.

Ma nonostante il pessimismo di fondo, il film riesce a infondere ottimismo e una visione ancora romantica del cinema stesso.

Il povero scrittore è l’anima della storia, cercando di stare dietro ai continui cambiamenti dell’ultimo momento.

La sua ispirazione e quindi amore puro, non solo per la sua arte ma anche verso una donna che lo sprona a essere un uomo migliore.

La penna ferisce più della spada

David Mamet alla regia e sceneggiatura è da sempre una garanzia di classe e originalità.

L’ex Premio Pulitzer scrive con la sua solita maestria una storia leggera ma non stupida.

Con la sua penna smembra lo stesso mondo del cinema di cui fa parte da una vita, utilizzando la commedia per smitizzarlo.

Inoltre può contare su un cast enorme pieno di attori talentuosi che valorizza la sua penna d’autore.

Philip Seymour Hoffman è il protagonista e il suo personaggio non è altro che lo specchio dello stesso Mamet.

Uno scrittore confuso e sballottato ma che tiene duro verso le mutevoli esigenze della produzione.

Il produttore è il superbo William H. Macy, attore caratterista di grande talento che tenta di tenere a galla una barca piena di falle.

Il suo problema principale sono Alec Baldwin e Sarah Jessica Parker, una coppia perfetta di divi mai contenti e capricciosi.

Due stelle del cinema viziate che fanno penare la troupe e lo stesso scrittore con le loro stupide lamentele quotidiane.

Hollywood, Vermont è uscito dignitosamente nella guerra ai box office, pur non diventando mai un campione di incassi.

Un risultato soddisfacente per un film e un regista che sa fare una satira graffiante del suo stesso mestiere di sapiente artigiano del cinema.

3- I Protagonisti (1992)

occhiali a specchio

Un famoso produttore Hollywoodiano sta attraversando un momento molto difficile della sua vita.

Il suo rapporto privato con una collega è arrivato alla fine anche se lui non trova il coraggio di lasciarla.

Sul lavoro arriva un nuovo produttore più giovane e ambizioso che minaccia seriamente la sua carriera.

Infine, uno sconosciuto continua a minacciarlo con lettere anonime arrivando anche a mettergli dei serpenti dentro l’auto.

Esasperato ed esausto si mette alla ricerca di quest’uomo che lui crede essere uno dei tanti sceneggiatori che ha rifiutato.

Quando poi lo trova la loro conversazione degenera definitivamente e lui lo uccide in uno squallido vicolo dietro a un cinema.

Magicamente, l’omicidio sembra portargli fortuna e la sua vita svolta per il meglio.

La sua carriera riprende quota, trovando un copione fenomenale da trasformare in un blockbuster.

In più trova un nuovo amore nella compagna del defunto scrittore che lui ha ucciso.

Ma la polizia sta indagando e non ci vorrà molto prima di arrivare alle sue tracce.

Il crimine paga e la morale è inutile?

I Protagonisti è un ritratto d’autore crudele e romantico sul modo di fare i film dell’entourage Hollywoodiano.

Il vangelo della produzione a cinque stelle americana viene sovvertita dalle fondamenta.

Non è il buono a vincere e il cattivo non viene punito per i suoi crimini.

Essere etici e morali non paga e la fedeltà e l’amore verso il partner sono per gli sciocchi e gli stupidi.

Cosi come è inutile essere fedeli ai propri valori e principi dentro un arte che ormai è solo marketing per il facile incasso ai botteghini.

L’esempio più lampante è il giovane eccitato sceneggiatore che propone un dramma carcerario.

Inizialmente è deciso a farne un film senza divi, sesso o il solito scontato finale pacificatore con l’happy ending.

Ma incalzato dai produttori e i pessimi provini con il pubblico, finirà col svendere tutte le sue idee senza tanti complimenti.

La realtà dietro la macchina dei sogni a stelle e strisce

Robert Altman dimostra ancora una volta di essere il migliore a saper dirigere un coro di attori fenomenali.

Il leggendario regista di America oggi si impegna nel fare un film metacinematografico a metà tra la commedia nera e il noir criminale.

Una storia che unisce l’avidità dei manager delle Majors e la disperazione della miriade di piccoli attori e sceneggiatori in cerca una possibilità.

Tim Robbins nel ruolo principale al solito si conferma un attore immenso con una prova magistrale.

Il suo personaggio è bugiardo, vigliacco, subdolo e manipolatore eppure riesce a piacere lo stesso appassionandoci alla sua epopea.

Greta Scacchi, sexy e intelligente artista tormentata, è la fiamma d’amore che riaccende il suo spirito e la sua passione.

Inconsapevolmente, la donna si innamora dell’assassino del suo fidanzato, accudendolo e aiutandolo nelle difficoltà.

Impossibile poi nominare tutti i cameo degli attori che hanno accettato di comparire brevemente nel film.

Un campionario della fauna dell’ecosistema Hollywoodiano come Burt Reynolds, Cher, Bruce Willis, Julia Roberts o Malcolm McDowell.

Insomma un capolavoro indiscutibile del cinema amato e premiato quello stesso anno a Cannes per la miglior regia e attore protagonista.

In conclusione, un film che io considero perfetto per fare da punto esclamativo finale a questa serie di grandi registi e sceneggiatori.

Se almeno uno di questi consigli ha stimolato il vostro interesse, vi saluto tutti con un abbraccio e vi ricordo sempre che potete visitare il mio sito:

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