Per la rubrica “SalTo Rewind”, oggi la recensione del libro di Roberto Vecchioni “La vita che si ama – storie di felicità”.

SalTo Rewind è un’occasione di parlare del Salone Internazionale del Libro che normalmente, si svolge in questo periodo dell’anno a Torino. Un appuntamento che manca ai lettori, ma soprattutto alla cultura. E quando si tratta di cultura, non può mancare un insegnante. Roberto Vecchioni “il professore” più amato di Italia, nel 2016 si proponeva con un libro dal titolo “La vita che si ama – Storie di felicità” (Einaudi Editore).

“La vita che si ama – Storie di felicità”

Qui sono proprio io, nel passato nel presente e nel futuro”, scrive Roberto Vecchioni: e questo è davvero il suo libro piú intimo, piú autobiografico e più urgente. Un’opera in cui il concetto della vita e della felicità, il senso del passare dei giorni, trova forma in un racconto. Perché i momenti piú belli o piú intensi della nostra vita brillano nella memoria: sono luci che abbiamo dentro e che a un tratto sentiamo il bisogno di portare fuori.

Bei tempi

La vita che si ama – Storie di felicità”, è un viaggio personale irrinunciabile per chi ama come me il professore di greco e latino: un’autobiografia impreziosita da brani ricchi di citazioni classiche, ma anche un manuale su come imbrigliare la felicità. Un canto, ecco la parola giusta, all’irripetibilità della vita.

 Roberto Vecchioni e Marco Malvaldi: due amici

La vita che si ama è quella che si mette sempre in gioco” dice Roberto tramite la voce di Marco Malvaldi durante una divertente e a volte surreale intervista. I due si scambiano i ruoli e l’amico, ma soprattutto, il fan del professore, autore della serie del “BarLume”, finge di essere il cantautore e viceversa, nel corso di una intervista dove vengono raccontati e sviscerati alcuni passi del libro, dapprima tra lo stupore del pubblico che ha invaso la “Sala gialla”, poi con la consapevolezza, raggiunta parola dopo parola, di assistere a qualcosa di unico e di irripetibile.

Due amici che si calano perfettamente nei panni uno dell’altro, che ci raccontano cosa sia la felicità: ”la felicità la voglio addosso come una febbre”, a cosa servano le parole, ”per ogni emozione c’è una parola”, a vivere il momento quando ti arriva addosso, “perchè poi non torna più”, a come affrontare la malinconia, “altro non è che la felicità nel dolore”. Quella felicità nel dolore che gli ha fatto scrivere il capolavoro “Luci a San Siro”.

L’uomo che si gioca il cielo a dadi

La vita che si amaStorie di felicità” non è soltanto un’autobiografia, ma è soprattutto una riflessione sullo scorrere del tempo e sulla necessità di non subire la vita, un compendio di consigli, regalati ai figli, sull’arte di catturare la felicità governando quello che Roberto definisce il “tempo verticale”.

E sono dedicati ai suoi figli Francesca, Carolina, Arrigo e Edoardo, i tredici racconti che compongono il volume: dalle bizzarrie vissute insieme a loro, a episodi comici e drammatici della sua carriera di insegnante, dagli amori perduti o ritrovati fino a un ritratto vivo e appassionato del padre Aldo. Vicende che contengono gli attimi di massima felicità della vita di Roberto, dei momenti di cui si serve di continuo per dare una rotta positiva alla propria esistenza.

roberto vecchioni “La vita che si ama – Storie di felicità” . Nella foto il professore, con gli occhiali in mano, e che indossa una maglia nera, intento a parlare, davanti a un leggio
SalTo Rewind: Roberto Vecchioni “La vita che si ama, storie di felicità” – Foto di Tina Rossi Ph

Per amore mio

La platea ascolta incantata e rapita questa lezione di vita e d’amore, raccontata quasi sottovoce, perchè non è necessario urlare per farsi capire, per lanciare dei messaggi, soprattutto positivi: le cose che ci ha detto Roberto altro non sono che constatazione della verità. Verità che ci viene offerta dall’esperienza di vita di un uomo che si gioca il cielo a dadi, un cielo capovolto, ma che di rabbia e di stelle ridipinge i colori del buio, perchè “se vuoi far ridere Dio, raccontagli i tuoi progetti di domattina”.

Sogna ragazzo sogna

Roberto, un poeta in musica che ha scritto, perdonatemi la licenza, un libro di canzoni in prosa.

E proprio le canzoni non potevano mancare, per chiudere nel migliore dei modi, uno dei convegni più coinvolgenti di tutto il Salone del Libro 2016. Forse il pubblico ne aspettava di più, forse aspettava quelle “famose”, ma chi conosce bene il professore, chi sa a memoria tutte le sue canzoni, sa cosa aspettarsi da lui: tre canzoni, per voce e piano, “che in radio non passano mai”, casualmente tra le più belle della sua vasta produzione, “Canzone da lontano” (Montecristo – 1980), “Figlio, figlio, figlio” (Il lanciatore di coltelli – 2002) e “Dimentica una cosa al giorno” (Rotary Club of Malindi – 2004).

Emozione e sentimento allo stato puro, una dichiarazione d’amore di un padre ai suoi figli e di un figlio a suo padre. Emozione e sentimento che invadono la platea che applaude in modo quasi sommesso, perchè non è necessario fare casino per dimostrare apprezzamento, per far capire a chi sta sul palco che ha toccato il tuo cuore. 

Roberto Vecchioni La vita che si ama la copertina del libro con un ragazzo seduo di schiena ad
SalTo Rewind: Roberto Vecchioni “La vita che si ama, storie di felicità”
Logo del Salone del libro di Torino