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La terza dose non basta e non si può parlare di “ciclo vaccinale concluso”.

Il 6 gennaio, durante una conferenza stampa, Albert Bourla, amministratore delegato di Pfizer avrebbe ammesso che la protezione vaccinale dura poco e che bisogna pensare già ad una quarta dose, smentendosi su quanto detto appena un mese prima.

Lo dice il giornale Il Tempo e lo ribatte Il Fatto Quotidiano.

Citando testualmente Il Tempo, che titola Le confessioni del numero uno di Pfizer: quarta dose e poi 10 anni di vaccini, “Omicron ha spiazzato anche il numero uno al mondo nella guerra al coronavirus: Pfizer. Lo ha confessato il presidente del colosso farmaceutico, Albert Bourla“.

“Confessato” perchè era solo l’8 dicembre quando il Tempo titolava “Variante Omicron, l’annuncio di Pfizer: con terza dose protezione massima. A marzo il vaccino aggiornato“.

Riportava un’altra conferenza stampa dove Bourla pare abbia sostenuto:

Sebbene due dosi del vaccino siano in grado di offrire protezione contro la malattia grave indotta dalla variante Omicron, è chiaro da questi primi dati che la protezione viene migliorata con una terza dose del nostro vaccino” (fonte Il Tempo.it dell’8 dicembre)

La dichiarazione di Bourla, A.D. Pfizer

In realtà Bourla, non ha dichiarato che saremmmo stati al sicuro contro la variante Omicron, con i vaccini in commercio. Lo prova questa intervista, rilasciata alla CBNC a novembre 2021.

Bourla afferma che un nuovo vaccino contro la Omicron sarà pronto per marzo 2022. Continua dicendo che avrà un “high level confidence”, cioè che gode di ottima fiducia.

Non garantisce che la copertura per Omicron dell’attuale vaccino in commercio (stiamo parlando di novembre) sia la medesima che per le precedenti varianti o che una terza dose darebbe “una copertura massima”.

Sostiene che non hanno gli elementi per garantire che l’attuale vaccino garantisca una copertura massima per Omicron, anzi, che non si stupirebbe che l’efficacia risultasse molto molto bassa.

Dice anche che la produzione di due prodotti specifici, messi a punto da Pfizer per la variante Delta e Beta, non sono stati messi in commercio. Il motivo è che il precedente vaccino copriva con la massima efficiacia anche queste due varianti.

Pfizer può sviluppare un vaccino che colpisca l’omicron entro marzo 2022 – ha detto Bourla – ma non è ancora chiaro se ci sia bisogno di un nuovo vaccino. Ci vorranno alcune settimane per determinare se gli attuali vaccini forniscono una protezione sufficiente contro la variante“.

Un mese fa

L’8 dicembre, sempre ai microfoni della CBNC dichiara: dice:”Un nuovo vaccino arriverà di nuovo, penso entro la fine del mese, quindi entro la fine del mese avremo abbastanza dati per dire se per Omicron la soluzione sarà solo una terza dose o no. Monitoreremo per vedere quando la terza dose perderà efficacia o meno, o se abbiamo bisogno di andare nello specifico contro il vaccino variante Omicron“.

Quando vedremo i dati del mondo reale, determineremo se l’Omicron è ben coperto dalla terza dose e per quanto tempo. E il secondo punto, penso che avremo bisogno di una quarta dose“, ha detto Bourla a“Squawk Box”della CNBC.

Infine, in merito ai tempi di somministrazione tra seconda e terza dose, aveva dichiarato “Con Omicron dobbiamo aspettare e vedere perché abbiamo pochissime informazioni. Potremmo averne bisogno più velocemente”, ha detto.

Non dice quindi che occorrono sei mesi tra seconda e terza dose. E non dice che una terza dose sarebbe sufficiente. E tutto “if necessary“. Molto prudentemente, rimanda ogni conclusione al termine degli studi, che si sono infatti conclusi a fine anno.

Potete leggere l’intervista (in inglese) cliccando qui

Clikbait

Risulta, dunque, un pò difficile credere che Bourla si smentisca da solo con dichiarazioni opposte. Le interviste sopra citate testimoniano che da Pfizer le informazioni comunicate sono ben chiare.

E allora i casi sono due. O in Italia non riusciamo a tradurre correttamente dall’inglese all’italiano, o qualcosa non funziona nella nostra comunicazione.

Ne emerge che l’efficacia del booster garantita con titoli cubitali e le promesse miracolose della terza dose non provengono dall’azienda produttrice ma da una esagerata comunicazione mediatica.

Più comodo fare “confessare” Bourla piuttosto che ammettere di aver esagerato nel promuovere il prodotto.

E non ricominciamo con le polemiche “no vax”. Qui si tratta solo di comunicazione corretta e onesta, concetto che ormai sfugge purtroppo a molti.

Una comunicazione “clikbait” che non sempre rispecchia il quadro reale delle situazioni, a discapito dell’intelligenza e della sensibilità collettiva.

Una comunicazione che crea tuttologi da social e fenomeni da circo in TV travestiti da santoni.

La terza dose non basta: dopo la quarta, anche il richiamo annuale

La terza dose era prevista proprio come richiamo annuale di mantenimento.

La previsone del futuro è, quindi, quella di somministrare una quarta dose e poi una dose annuale di vaccino che copra i 12 mesi.

Un piano già pronto da tempo, dunque, e per chi credeva di riuscire a cavarsela con un paio di di dosi, è una doccia fredda.

E’ palese che in Pfizer stiano preparandosi a produrre miliardi di dosi da distribuire a livello mondiale.

In realtà, non c’è solo la Pfizer che sta incrementando la produzione di vaccini. Anche ModeRNA (la pronunica giusta è mod er-en-a) annuncia che le forniture per la quarta dose sono in produzione e che c’è da mettere in conto di fare un richiamo nell’autunno 2022.

ModeRNA sta infatti valutando e monitorando l’efficacia della quarta dose sul popolo israeliano, dove il ciclo vaccinale è iniziato prima che nel resto del mondo.

Il vero punto interrogativo è l’efficacia e la necessità, come sostiene Albert Bourla. Il virus muta in continuazione e la stessa Pfizer sostiene di essere pronta per fine marzo con non solo milioni, ma miliardi di dosi da distribuire in tutto il mondo. L’incertezza è che non si sa se ce ne sarà bisogno “sicuramente avremo un vaccino efficace contro Omicron. La domanda è se lo useremo o no“, afferma sempre Bourla.

La variante Omicron, per la sua alta capacità di diffusione, ha dimostrato che la copertura del vaccino è scesa da sei a tre mesi e questo fa pensare alla necessità di aggiungere ancora una dose al ciclo vaccinale.

Per concludere: “ci siamo tolti un bel problema, ma poi ce ne restano mille…”