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La tombola settimanale e i “gratta e vinci”, nascondono una dipendenza dal gioco?

Ciao cara Margherita sono un tuo grande fan […]. Ti scrivo perché sono preoccupato per mia mamma. Lei ha 68 anni, vedova da 13 anni e da poco è andata in pensione. Ho paura che sia caduta nel vizio del gioco. Due volte a settimana va alla tombola della bocciofila vicino a casa; un’altra sera gioca a burraco con le amiche presso il centro sociale; per venire a casa mia si ferma in tabaccheria e prende “un grattino” come dice lei (un gratta e vinci); gioca al lotto…Faccio bene a essere spaventato? Luigi

Caro Luigi, grazie per tutti i complimenti che per ragioni di spazio ho dovuto tagliare! Grazie davvero!

Venendo alla tua mamma, tu hai paura che lei soffra di “gambling” (termite tecnico per  designare il “disturbo da gioco d’azzardo patologico”). Ma da quello che mi hai scritto, i giochi che fa – o almeno una parte di essi – non sono esattamente quelli che di cui si abusa…vedi la tombola, vedi il burraco.

Ho delle amiche che frequentano dei circoli dove si organizzano tombolate o veri e propri tornei e il massimo che si spende sono 8/10 € per divertirsi e stare in compagnia tutta una serata. Diverso e meno controllabile può essere il discorso “Gratta e Vinci” e Lotto (benché pure qui si possano “investire” anche cifre minime, tipo 1 o 2 €).

Nella tua mail non mi dici l’entità della spesa settimanale di tua mamma nell’arco di una settimana. Per esempio, questo potrebbe essere un dato da raccogliere per fugare eventualmente un tuo dubbio; cioè, un conto è spendere 25/30 € in 7 giorni, un altro farsi fuori tutta la pensione o togliere ad essa una bella fetta per metterla nel gioco.

In ogni caso, come ti dicevo, fai bene a darci un occhio. C’è chi, complice l’avere tanto tempo libero (come nel caso di un pensionamento) cerca degli hobby, a volte sani, altre volte meno.

E, in quest’ultimo caso, quello che deve allarmare non è solo la spesa eccessiva, ma il potenziale sviluppo di un atteggiamento di dipendenza patologica.

In ogni caso, Luigi, stai tranquillo e affronta la cosa con calma, cercando di mettere da parte le paure per vedere con serenità se tua mamma si trova “in pericolo” o se si sta semplicemente e meritatamente godendosi la vita! Tienimi informata se vuoi!

Un forte abbraccio a te e la tua mamma

Margherita

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Margherita Fumero
Attrice teatrale televisiva e cinematografica. Allieva di Macario, ha lavorato per anni in coppia con Enrico Beruschi. Tra le sue partecipazioni più famose: Drive In di Antonio Ricci e Camera Cafè nel ruolo della stagista Wanda. Dice di sè: Descrivermi? Io? Già è difficile descrivere una persona che si conosce da diverso tempo, figuriamoci se stessi, ma...ci proverò! Anche perché non è così scontato che un individuo si conosca in tutte le sue sfaccettature, nonostante sia in “compagnia di se stesso” da tutta una vita. Infatti, ci sono parti di noi che ci sfuggono, altre che sono sotterrate negli strati più profondi del nostro animo, oppure altre che semplicemente non vogliamo vedere. Io, complice il lavoro che faccio, ho dovuto scavare dentro di me, anche per fare arrivare al pubblico l'emozione che deriva dall'essere in una particolare situazione. In più – e lo dico per chi non conosce la mia formazione – ho frequentato l'Accademia di arte drammatica, non di “arte Comica”! Fu Macario che mi consigliò di dedicarmi al comico, attraverso la frase che cito in tutte le interviste dove mi chiedono dei miei esordi: “con quella faccia lì, devi far ridere”, mi disse. Tuttavia, non si deve pensare che essere attori comici significhi per forza conoscere solo il lato divertente della vita; anzi! Si dice che i più grandi comici della storia siano stati dei depressi; un po' come i clown che, in alcune scuole di mimo e recitazione, vengono presentati come personaggi in realtà tristi. Io, in realtà, a parte qualche triste e naturale accadimento – come quelli che la vita riserva più o meno ad ognuno di noi – non posso sicuramente dire che sia o sia stata una persona infelice. Al contrario: la mia “voglia di far ridere” deriva da quella serenità che ho sempre respirato in famiglia. Mia mamma Luisa era un po' come me: ironica, sorridente e con la battuta pronta. Il mio papà Gino era più riflessivo, più incline alla saggezza, ma sempre sereno. Io ho fatto un bel frullato di queste caratteristiche, ci ho aggiunto quello che la natura mi ha regalato attraverso il temperamento et voilà: signore e signori, questa è la Fumero! Una signora buffa ma dignitosa; un soggetto autoironico ma profondamente rispettoso degli altri; una donna che può interpretare mille personaggi, pur rimanendo sempre se stessa. Una persona che finge sul palcoscenico ma che è profondamente vera nella vita reale.