Il rafanistro, simile al ravanello coltivato ma non troppo

Il rafanistro è una fra le più curiose specie all’interno della famiglia delle Crucifere, che continuiamo a illustrarvi attraverso gli articoli di questa rubrica. È stato classificato da Linneo come Raphanus raphanistrum L., nome che si presta a un breve approfondimento etimologico. La radice in entrambe le parole è collegabile a due termini greci assai simili, ossia raphys e raphis. Nel primo caso, il significato riguarda la rapidità con cui germinano i semi di questo genere botanico. Se, invece, facciamo riferimento a raphis, che in greco vuol dire “ago”, alludiamo alle radici secondarie, che derivano dal fittone, sottili come aghi. Taluni definiscono il rafanistro una sorta di “ravanello selvatico”. Ma è corretto?

In effetti, i due nomi latini si assomigliano molto, perché il ravanello è Raphanus sativus L. Le radici, all’opposto, sono piuttosto diverse. Conosciamo tutti quella gustosa del ravanello, a forma di piccola rapa di colore rosa acceso. Ebbene, il rafanistro ha la radice a fittone, come già anticipato, e per nulla carnosa. Non si mangia in insalata, dunque. Le due specie sono assimilabili solo per il frutto che, come vedremo, è una siliqua molto particolare. Di solito, non vediamo la siliqua del ravanello, perché le piantine vengono colte prima che fruttifichi, quando la radice è ancora tenera e ghiotta. Eppure, se per esperimento lo lasciassimo fruttificare, coglieremmo subito tale analogia.

Particolare di due frutti a siliqua, da parti opposte rispetto al fusto, su fondo nero.
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su Flickr da Kevin Thiele

Il fatto che il suo nome abbia una radice greca ci testimonia che il rafanistro è stato utilizzato già presso i popoli più antichi. I suoi semi sono stati rinvenuti in siti archeologici in Cina, nell’antico Egitto e in Grecia. A Roma, le sue foglie erano un cibo da plebei, come ci tramanda nel I secolo Plinio il Vecchio. I patrizi le snobbavano, perché puzzolenti, salvo ricorrere alla sua radice nei filtri d’amore, dato che era considerata afrodisiaca.

I monaci medioevali coltivavano il rafanistro nei chiostri perché era apprezzato come pianta mellifera. Ma occorre aspettare il Rinascimento prima di considerarlo anche una specie medicinale. Il medico Pietro Andrea Mattioli, infatti, lo riteneva un potente sonnifero e analgesico, in caso di dolori.

Fiore bianco in primo piano, a 4 petali e con evidenti venature violacee.
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In Irlanda, il rafanistro non è specie autoctona ma fu introdotta dai monaci proprio perché i suoi fiori sono molto graditi alle api. E dal loro polline si ottiene un miele pregiato, piuttosto aromatico. Inselvatichito nel corso dei secoli, i suoi semi erano raccolti per ricavarne olio. Le radici, al contrario, erano ricercate dalle ragazze perché, finemente tritate e ridotte in poltiglia, costituivano una maschera di bellezza da applicare sul viso. D’altronde, hanno un buon potere schiarente che riduce la pigmentazione delle efelidi.

Il nome gaelico del rafanistro è Meacan raidigh, che significa all’incirca “radice a raggi”. In passato, è stato spesso cucinato come condimento delle patate o quale ingrediente in una salsa simile al pesto.

Radice grigiastra a fittone biforcuta e con radichette secondarie.
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Si tratta di una pianta annua o biennale, che predilige quale habitat i terreni incolti, soprattutto se ricchi di azoto, e i margini delle strade. Raggiunge un’altezza di circa 60 centimetri ed è cespugliosa, con rami fitti, ricoperti da peli ispidi. È dunque ruvida al tatto e pure le foglie risultano pungenti. Quelle inferiori sono pennate con fino a 8 lunghi lobi ben distanziati tra loro, tanto da formare vere e proprie foglioline appaiate. Ciò è meno evidente nelle foglie superiori, distribuite sul fusto. I fiori sbocciano tra aprile e settembre e sono riuniti in capolini sciolti apicali. Rispecchiano pienamente, nella corolla, le caratteristiche della famiglia botanica delle Crucifere, perché hanno i 4 petali disposti a croce. Ma, rispetto ad altre specie già illustrate, presentano una più ampia varietà di colori. Possono infatti essere bianchi o gialli, assumendo però anche sfumature viola o arancione.

I sepali del calice hanno venature rossastre. I frutti sono silique insolite. Sono lunghe sino a 5 centimetri e contengono fino a 8 semi ovali e arrotondati. Tra un seme e l’altro, la siliqua ha profonde strozzature, mostrando una sequenza simile a quella dei grani di un rosario. A maturazione, la siliqua non si apre ma si seziona seme per seme, rimanendo avvinta a quello che circondava. In termine tecnico, si chiama schizocarpo, ossia è un frutto che si divide. Per riconoscere il rafanistro in natura, consigliamo sempre l’uso delle chiavi botaniche.

Disegno scientifico del rafanistro, con fusto, radici, foglie, fiori e frutti.
Quest’opera è di pubblico dominio anche in USA.

Dal punto di vista fitoterapico, la droga è rappresentata dalle foglie del rafanistro. Esse contengono le vitamine C, E, A e B e diversi minerali come calcio, ferro, fosforo potassio, sodio e zolfo. È, dunque, un rimedio alimentare utile per la nostra salute, senza mai interrompere le cure mediche in corso. Giova come antiscorbutico, al pari di altre Crucifere, per la vitamina C, e come antiossidante e antiinfiammatorio in virtù della vitamina E. Ma è anche un buon diuretico, un espettorante per le affezioni polmonari, un digestivo e un depurativo, agendo come colagogo.

Il modo migliore per approfittare delle sue virtù benefiche è quello di mangiarne in insalata le foglie molto giovani, dal piacevole sapore piccante. Se diventano più coriacee, però, conviene cucinarle in zuppe o prepararne una tisana da bere lungo la giornata come succedaneo del tè. In questo caso, si prendono due cucchiai rasi di droga essiccata e sminuzzata e si pongono in mezzo litro d’acqua fredda. Il pentolino viene portato a bollore, si spegne subito e si lascia in infusione per una decina di minuti. Trascorsi i quali, si può filtrare e dolcificare a piacere. Un sorso di salute donato da una pianta tra le più insolite e curiose.

Foglia pennata di rafanistro, particolare
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Foto di copertina rilasciata con licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale .

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Maura Maffei
Maura Maffei
Eccomi a voi! A livello accademico, sono erborista e soprano lirico. Sono anche iscritta all'Ordine dei Giornalisti del Piemonte nell'albo pubblicisti. La mia grande passione è scrivere romanzi storici: in più di trent'anni dì carriera, ne ho pubblicato una ventina. E l'altro amore assoluto è quello per la storia e la cultura irlandesi: ogni giorno, faccio esercizi di gaelico, per ripassare questa lingua affascinante e difficile, perché la lingua è la vera anima di un popolo. Una volta ero una viaggiatrice indefessa: adesso mi trovate quasi ogni sabato nelle varie librerie a fare firma copie, perché mi arricchisce molto dialogare a tu per tu con i lettori. Mi piace dipingere, creare collane di pietre dure e ho due vaste collezioni di cui vado orgogliosa: quella di giochi di società e la cineteca. In particolare, faccio incetta di vecchi film di Hollywood, che si giravano tra gli Anni Trenta e gli Anni Sessanta del secolo scorso. Tra i registi di allora, adoro Hawks, Leisen e Capra. La mia famiglia è la mia autentica forza e metto sempre al primo posto mio marito Paolo, mia figlia Maria Eloisa e mio genero Cristiano. Trascorro infine ogni giornata in compagnia di 4 gatti: Jolie, Liath, Croí ed Elvis.
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