Il ravastrello, audace pioniere che ha reso sua l’isola deserta

Il ravastrello è la specie che desideriamo farvi conoscere questa settimana. Appartiene anch’essa alla famiglia botanica delle Crucifere, che continuiamo a illustrarvi nella nostra rubrica. Ma si distingue dalle piante che vi abbiamo proposto sinora per la particolare predisposizione ad attecchire in riva al mare, sulla sabbia e tra le dune. Ce lo svela anche il nome latino con cui fu catalogata che è appunto Cakile maritima Scop.

Se l’aggettivo maritima non desta sorprese, più oscuro è il sostantivo riferito al genere, ossia Cakile. Molto probabilmente deriva da kakeleh, termine che non ha un significato particolare ma che designa semplicemente il ravastrello in lingua araba. Esso è diffuso in tutto il bacino del Mediterraneo e sulle coste bagnate dall’Oceano Atlantico, dove il terreno è salmastro. Una specie affine ha abbandonato il litorale e ha addirittura colonizzato il Deserto Arabico, in un luogo quindi lontano dal mare ma comunque povero d’acqua dolce.

Tratto di spiaggia con una pianta a forma di cuscino in primo piano.
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A dispetto del nome d’origine araba, il ravastrello è anche una pianta piuttosto nordica, che prolifera dove è evidente il fenomeno delle maree. In Irlanda, ad esempio, è pianta autoctona e tutt’altro che rara, soprattutto sulla costa atlantica. Spesso è addirittura sommersa dalla sabbia, che le crea intorno piccole dune. È annuale e affida i suoi semi alle maree che, grazie alle correnti, li portano assai lontano, a germinare in altre spiagge.

Il nome gaelico del ravastrello è alquanto curioso. È, infatti, Cearrbhacán mara che possiamo tradurre come “piccolo giocatore di mare”. Questo perché ama nascondersi sotto la sabbia in attesa che il ritrarsi della marea scopra ancora una volta i suoi fiori cangianti.

Particolare di 2 fiori in primo piano, con 4 petali lilla disposti a croce.
Foto di Dimitris Vetsikas da Pixabay

Vi abbiamo anticipato che i semi del ravastrello vengono portati dalle correnti marine a grande distanza dal loro luogo d’origine. E ciò è avvenuto in un caso emblematico che possiamo documentarvi. Il 14 novembre 1963 un’eruzione vulcanica sottomarina raggiunse la superficie del mare e tale eruzione continuò sino al 5 giugno 1967. Ciò avvenne nel sistema vulcanico sottomarino che fa parte della Dorsale Medio Atlantica, a sud dell’Islanda.

Si formò così Surtsey, una piccola isola che non è abitata ma che dal 1965 è riserva naturale. Non solo: dal 2008 è pure Patrimonio dell’Umanità UNESCO, per la sua importanza scientifica. Ebbene, volete sapere qual è stata la prima pianta in assoluto ad attecchire a Surtsey? Ma il nostro intraprendente ravastrello, i cui semi sono stati portati dal mare già a inizio autunno 1965, con l’isola ancora in formazione.

Isola di Surtsey fotografata dall'alto, in mezzo al mare blu.
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Si tratta di una piccola pianta glabra, piuttosto ramificata, che non supera i 30 centimetri d’altezza. Ha radici striscianti e fusti prostrati che si allargano sul terreno sabbioso. Le foglie sono più o meno succulente, quindi simili a quelle delle piante grasse. Sono lucide, pennate e presentano lunghi lobi. I fiori, che sbocciano tra maggio e ottobre, sono riuniti in infiorescenze a grappolo poste alla sommità di steli eretti. Le loro corolle hanno i 4 petali disposti a croce, com’è tipico per le Crucifere, e sono rosate, lilla oppure bianche.

I frutti sono silique ovoidali, con la punta un poco arcuata. Ogni siliqua contiene uno o due semi lisci e giallastri. I semi hanno la proprietà di galleggiare, trasportati dalle onde del mare, ed è per questo che sono arrivati sino all’isola di Surtsey. Per riconoscere il ravastrello in natura consigliamo sempre l’indispensabile utilizzo delle chiavi botaniche.

Tavola scientifica con fusto, foglie, fiori e frutti di ravastrello.
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 Nella medicina popolare, il ravastrello è sempre stato usato come rimedio diuretico e antiscorbutico. Contiene infatti una buona percentuale di vitamina C, come molte altre Crucifere. Tra i principi attivi ci sono poi minerali importanti come lo iodio e il ferro. Per questo ha anche proprietà remineralizzanti, carminative e digestive. La droga è costituita dalla pianta intera, quando è ancora tenera.

Se ne può preparare il decotto ma il modo migliore per consumarla è cruda, in insalata, essendo piuttosto gradevole di gusto. Quando diventa un po’ più coriacea, si può mangiare cotta, facendola bollire per pochi minuti, per non guastarne i componenti. In uso esterno, le foglie finemente tritate e applicate sul viso come una maschera regolano la produzione del sebo e purificano la pelle grassa. Dai semi galleggianti, infine, si ricava un olio simile a quello della dorella di cui vi abbiamo parlato di recente.

Esemplare fiorito in cui si vedono molto bene le foglie verdi e succulente.
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Maura Maffei
Maura Maffei
Maura Maffei è da oltre trent’anni autrice di romanzi storici ambientati in Irlanda, con una ventina di pubblicazioni all’attivo, in Italia e all’estero: è tra i pochi autori italiani a essere tradotti in gaelico d’Irlanda (“An Fealltóir”, Coisceim, Dublino, 1999). Ed è anche inscritta all'Ordine dei Giornalisti del Piemonte nell'elenco Pubblicisti. Ha vinto numerosi premi a livello nazionale e internazionale, tra i quali ci tiene a ricordare il primo premio assoluto al 56° Concorso Letterario Internazionale San Domenichino – Città di Massa, con il romanzo “La Sinfonia del Vento” (Parallelo45 Edizioni, Piacenza, 2017) e il primo premio Sezione Romanzo Storico al Rotary Bormio Contea2019, con il romanzo “Quel che abisso tace” (Parallelo45 Edizioni, Piacenza, 2019). Nei due romanzi “Quel che onda divide” (Parallelo45 Edizioni, Piacenza 2022) e “Quel che abisso tace”, narra ai lettori il dramma degli emigrati italiani nel Regno Unito, dopo la dichiarazione di Mussolini alla Gran Bretagna, e in particolare l’affondamento dell’Arandora Star, avvenuto il 2 luglio 1940, al largo delle coste irlandesi. In questa tragedia morirono da innocenti 446 nostri connazionali internati civili che, purtroppo, a distanza 85 anni, non sono ancora menzionati sui libri di storia. Attualmente c'è in Parlamento una proposta di legge per istituire la Giornata Nazionale in memoria delle vittime dell'Arandora Star. Il suo romanzo storico più recente è "Anna che custodì il giovane mago (Parallelo45 Edizioni, Piacenza 2024), di ambientazione rinascimentale, con la marchesa del Monferrato Anna d'Alençon.Valois come protagonista. A fine 2025, sempre per i tipi di Parallelo45 Edizioni, ha anche pubblicato un libro per bambini intitolato "Pangur Bán e il mistero della maggiorana scomparsa" ispirato a Pangur Bán, il gatto medioevale più famoso d'Irlanda. Ha frequentato il corso di Erboristeria presso la Facoltà di Farmacia di Urbino, conseguendo la massima votazione e la lode. È anche soprano lirico, con un diploma di compimento in Conservatorio. Ama dipingere, ha una vasta collezione di giochi di società e un’altrettanto vasta cineteca. È appassionata di vecchi film di Hollywood, quelli che si giravano tra gli Anni Trenta e gli Anni Sessanta del secolo scorso. Tra i registi di allora, adora Hawks, Leisen e Capra. Mette sempre la famiglia al primo posto, moglie di Paolo dal 1994 e madre di Maria Eloisa. E trascorre ogni giornata in compagnia di 4 gatti.
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