La quarta – e penultima – serata del Festival di Sanremo è, per definizione, quella più amata dai nostalgici e dagli esteti: la notte delle cover. I 30 artisti in gara si esibiscono con ospiti speciali reinterpretando brani leggendari della musica italiana e internazionale. Traduzione per chi guarda con occhio fashion: outfit moltiplicati, cambi d’abito strategici, styling che raddoppia. Una gioia per noi che viviamo di palette e proporzioni.
Sul palco del Teatro Ariston la musica emoziona, ma l’immagine comunica. E quest’anno a dominare la scena – almeno dal punto di vista estetico – è la magnetica Bianca Balti, che torna in Riviera con una sequenza di creazioni Valentino capaci di mettere in ombra mezzo parterre.
Al suo fianco, la co-conduttrice Laura Pausini, che dopo le storiche liaison con Giorgio Armani e Alberta Ferretti, punta su Balenciaga, nella visione creativa di Pierpaolo Piccioli. Una scelta audace, contemporanea, che divide ma non passa inosservata.
Le nostre pagelle (con affetto, ma senza sconti)
Laura Pausini in Balenciaga – Voto: 6
Strutturata, grafica, quasi marziale. No, non è un supereroe in latex – anche se l’energia è quella. Il messaggio è forte, forse fin troppo. Quando il design è così dominante, serve un equilibrio millimetrico tra potenza e grazia.
Carlo Conti in Stefano Ricci – Voto: 7
Carlo Conti sceglie Stefano Ricci e punta sul velluto. Un classico rassicurante, ben calibrato. Con Patty Pravo sembra esserci stato un tacito accordo sul tema “soft touch”, ma su di lui funziona: linee pulite, presenza scenica solida.
Elettra Lamborghini in Mario Dice – Voto: 5
Elettra Lamborghini resta fedele al suo DNA iper-glam. Il problema? L’eccesso non è sempre sinonimo di stile. Quando ogni dettaglio urla, l’insieme perde armonia.
Mara Sattei e Mecna in Vivienne Westwood – Voto: 6—
Mara Sattei e Mecna attingono all’universo Vivienne Westwood. L’estetica è forte, il heritage pure. Ma serve personalizzazione: Westwood non è un filtro Instagram, è un manifesto.
Patty Pravo in blu – Voto: 7
Patty Pravo cambia registro cromatico e conferma il suo status iconico. Il velluto continua a essere protagonista, ma su di lei diventa firma stilistica. Coerenza prima di tutto.
Bianca Balti in Valentino – Voti: 8, 9, 9
Valentino e Bianca: un dialogo perfetto tra abito e personalità. Silhouette fluide, colori studiati sulla sua luminosità naturale, gioielli mai invadenti. Un crescendo che dimostra come si costruisce una narrazione estetica lungo tutta la serata.
Levante e Gaia – Voto: 6½ e 5½
Levante convince per coerenza e misura. Gaia appare meno centrata. L’idea duo pop anni ’70 aleggia, ma manca la vera sintonia visiva.
Malika Ayane e Claudio Santamaria – Voto: 6-
Malika Ayane e Claudio Santamaria optano per un’eleganza composta. Raffinati, sì. Ma un pizzico di audacia avrebbe reso il tutto più memorabile.
Bambole di Pezza e Cristina D’Avena – Voto: 4
Cristina D’Avena incontra l’attitudine punk delle Bambole di Pezza. Il contrasto poteva essere interessante, ma il risultato è disordinato. Coordinare significa dialogare, non sovrapporsi.
Tommaso Paradiso in pelle – Voto: 6
Tommaso Paradiso rimane fedele al suo immaginario urban. La pelle è coerente con il personaggio, ma l’effetto è prevedibile.
Michele Bravi e Fiorella Mannoia – Voto: 6+++
Michele Bravi e Fiorella Mannoia costruiscono un’estetica condivisa, poetica e armonica. Colori e volumi dialogano bene: finalmente una coppia che pensa in termini di immagine complessiva.
Dargen D’Amico e Pupo – Voto: 6—
Dargen D’Amico insieme a Pupo crea un contrasto generazionale curioso. L’outfit, però, passa in secondo piano. E non sempre è un vantaggio.
Raf e The Kolors – Voto: 5
Raf con The Kolors: mondi diversi che non trovano un vero punto d’incontro estetico.
Ditonellapiaga e Tony Pitony – Voto: 8
Ditonellapiaga osa, sperimenta, costruisce un’identità visiva forte. Quando c’è un concept chiaro, l’immagine funziona.
E poi ci sono le icone come Caterina Caselli: oltre le pagelle, oltre le tendenze.
In sintesi? La serata delle cover non è solo un omaggio musicale, ma un banco di prova estetico. Perché reinterpretare un classico significa anche scegliere che immagine dargli. Alcuni hanno centrato l’obiettivo, altri hanno stonato… almeno dal punto di vista dello stile.
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